C’è qualcosa di speciale nel vedere nascere qualcosa di nuovo. OroBianco, primo evento dedicato al Moscato bianco e allo Chardonnay nelle loro molteplici declinazioni, ha debuttato il 2 e 3 maggio 2026 tra le mura cariche di storia del Castello di Costigliole d’Asti, arroccato sulle colline del Monferrato, con il suo profilo austero e la luce dorata del Piemonte in primavera.
Prima edizione, prima uscita: OroBianco ha scelto di costruire un evento di qualità, con una proposta curata e un’identità ben definita. Il pubblico, raccolto e attento, ha potuto vivere ogni banco di degustazione, ogni masterclass e ogni abbinamento con tempi distesi e la giusta concentrazione. Un inizio promettente, con le idee chiare e molta strada davanti.
Un castello, due vitigni, mille sfaccettature
La scelta del Castello di Costigliole d’Asti come sede non è casuale. Questo maniero medievale, fra i più rilevanti dell’Astigiano, interpreta bene il rapporto tra memoria del territorio e sguardo contemporaneo che OroBianco ha voluto fare proprio: un evento nuovo, ma radicato profondamente nella zona. E quale territorio: le Langhe e il Monferrato, aree centrali per la produzione di Moscato bianco e Chardonnay in Piemonte.
Moscato bianco e Chardonnay sono due anime del vino bianco piemontese, diverse per carattere eppure capaci di dialogare con la stessa eleganza. Il Moscato, vitigno aromatico per eccellenza, è stato raccontato nella sua straordinaria versatilità: dolce o secco, fermo o frizzante, giovane, invecchiato o passito. Lo Chardonnay ha offerto il contrappunto: vinificato in purezza, affinato in acciaio o in legno, giovane o evoluto. Insieme hanno costruito un racconto completo e sorprendente dei bianchi di questa terra.
Le categorie in degustazione
Moscato secco
Forse è la declinazione meno conosciuta dal grande pubblico, eppure è quella capace di generare alcune delle sorprese più interessanti. Il Moscato vinificato in secco esprime al meglio la complessità aromatica del vitigno: fiori d’arancio, albicocca, erbe officinali, salvia, senza la mediazione dello zucchero residuo.
Fresco, sapido, spesso di grande personalità, è una scoperta per chiunque non lo abbia ancora incontrato.
Moscato dolce e Moscato passito
La vocazione dolce è naturalmente una delle parti centrali della manifestazione. I Moscati dolci in degustazione hanno mostrato come la dolcezza non debba mai tradursi in semplicità: complessità aromatica, equilibrio tra acidità e zucchero, lunghezza del finale e, soprattutto, grande predisposizione all’invecchiamento.
A completare il quadro, i passiti: vini di rara intensità, nati dalla pazienza e dalla concentrazione del sole sugli acini appassiti. Miele, frutta secca, spezie orientali: degustare un passito di Moscato significa fermarsi e ascoltare.
Asti DOCG
Docg storica e amatissima, l’Asti Spumante è stato rappresentato con la dignità che merita. L’effervescenza fine e persistente, la dolcezza misurata e il profumo inconfondibile di pesca e rosa ne fanno uno dei vini italiani più esportati al mondo.
OroBianco ha ricordato quanto sia importante valorizzarlo anche in chiave gastronomica, lontano dai luoghi comuni che troppo spesso lo confinano ai soli dessert.
Canelli DOCG
La piccola e preziosa Canelli DOCG è stata tra le protagoniste più attese. Vini di struttura, complessi e sapidi, in cui la tensione gustativa si intreccia alla fragranza del Moscato: lunghi, eleganti, capaci di reggere il confronto con la gastronomia più elaborata.
Ciò che sorprende davvero è la loro straordinaria attitudine all’invecchiamento. Sono bottiglie che, nel tempo, si trasformano, guadagnando profondità, complessità e una tensione gustativa che pochi spumanti dolci al mondo sanno esprimere.
A questo si aggiunge una versatilità negli abbinamenti che va ben oltre il dessert: formaggi erborinati, preparazioni a base di foie gras, cucina fusion dall’anima speziata o acidula. Il Canelli DOCG li affronta con una disinvoltura disarmante, grazie all’equilibrio tra dolcezza, acidità e struttura. Un’appellazione che merita ben più notorietà di quella che ha, e che OroBianco ha giustamente portato in primo piano.
Chardonnay in acciaio e in legno
A completare la proposta, una selezione di Chardonnay declinati nei due stili principali: la freschezza cristallina dell’acciaio, con note floreali e fruttate ben definite, e la complessità burrosa del legno, con la sua capacità di aggiungere profondità e consistenza al sorso.
È stato un omaggio alla versatilità dei vitigni bianchi piemontesi e alla capacità dei produttori locali di interpretarli con sensibilità contemporanea.
Novanta etichette di Champagne dei piccoli vigneron
Una delle sezioni più originali e inattese di OroBianco è stata quella dedicata a circa novanta etichette di Champagne firmate da piccoli vigneron, i cosiddetti RM, Récoltant-Manipulant, produttori che coltivano le proprie vigne e vinificano in proprio, lontano dai grandi marchi della Champagne.
Una finestra su un mondo artigianale, personale, spesso difficile da trovare sul mercato italiano. Terroir di Pinot Noir, Pinot Meunier e Chardonnay raccontati con la voce di chi la vigna la vive ogni giorno: una selezione che ha fatto la gioia degli appassionati più curiosi.
La Torre del Gusto: quattro appuntamenti con il piacere dell’abbinamento
Tra le proposte più apprezzate della manifestazione, i quattro eventi Torre del Gusto hanno offerto ai partecipanti un’esperienza dedicata all’abbinamento cibo-vino, condotta dai sommelier AIS Associazione Italiana Sommelier.
L’approccio non è stato quello didattico e nozionistico di una lezione tradizionale, ma qualcosa di più vicino alla convivialità di una tavola ben apparecchiata: assaggi ragionati, racconti illuminanti, la voce esperta di chi sa trasformare un abbinamento in un momento di vera comprensione del vino.
Le masterclass: tre percorsi di approfondimento
Masterclass Canelli DOCG
La denominazione Canelli DOCG è ancora poco conosciuta fuori dai confini piemontesi, eppure racconta una storia di identità e coraggio produttivo non comune.
A guidare i partecipanti in questo percorso sono stati Gianmarco Cerutti e Davide Canina, due voci autorevoli e appassionate, capaci di restituire tutta la complessità di questa piccola ma ambiziosa appellazione.
La masterclass ha toccato una selezione verticale e orizzontale dei migliori interpreti della DOCG, esplorando le differenze di suolo, esposizione e tecnica che si traducono in bicchieri di straordinaria finezza.
Il metodo classico applicato al Moscato bianco produce vini con una tensione aromatica particolare: il vitigno mantiene la propria essenza floreale e fruttata, arricchita dalla complessità dello sviluppo sui lieviti. Una masterclass capace di sorprendere anche i più informati.
Masterclass Chardonnay invecchiati
Dedicata agli appassionati di bianchi di struttura, questa sessione ha aperto una finestra affascinante sulla capacità evolutiva dello Chardonnay.
A condurla è stato Roberto Marro, relatore AIS di grande esperienza, capace di trasmettere con precisione e calore la grammatica dell’invecchiamento nei bianchi.
Vitigno che spesso si preferisce giovane e fresco, lo Chardonnay sa sorprendere con il tempo. I campioni in degustazione hanno mostrato come gli anni in bottiglia trasformino i profumi primari in qualcosa di più complesso e sfumato: note di frutta matura, resina, nocciola tostata, pietra focaia.
Una lezione sul tempo e sulla pazienza, fondamentale per chiunque voglia comprendere davvero il potenziale dei bianchi italiani.
Masterclass degustatori
Riservata a un pubblico con esperienza sensoriale più strutturata, la masterclass per degustatori ha costituito il momento di maggiore profondità tecnica dell’intera manifestazione.
A condurla è stato Mauro Carosso, presidente AIS Piemonte, una presenza che ha conferito all’appuntamento un peso specifico particolare.
L’analisi organolettica condotta sui campioni selezionati ha messo alla prova le capacità percettive dei partecipanti, guidandoli attraverso l’identificazione delle sfumature aromatiche, la valutazione della struttura e la comprensione del potenziale di evoluzione.
Con la sua guida, ogni bicchiere è diventato un esercizio di ascolto: del vino e di sé stessi, che è la vera essenza della degustazione professionale.
Prima edizione: una promessa mantenuta
OroBianco ha tenuto fede alla sua promessa: portare il Moscato bianco e lo Chardonnay piemontese al centro di una conversazione seria, appassionata, plurale.
La prima edizione, con tutta la timidezza e la freschezza che accompagnano ogni inizio, ha dimostrato che c’è spazio per un evento di questo tipo, capace di valorizzare un patrimonio ampelografico che non smette di stupire.
Il Castello di Costigliole d’Asti ha fatto la sua parte: ha prestato la sua bellezza senza ostentazione e ha offerto uno scenario all’altezza dei vini che ospitava. E i produttori, i sommelier e gli appassionati che hanno scelto di esserci fin dalla prima ora hanno scritto insieme una pagina piccola ma significativa della storia del vino piemontese.
Ci sarà una seconda edizione? Ci auguriamo di sì. E se OroBianco crescerà mantenendo questa qualità di proposta, ha tutte le carte in regola per diventare un appuntamento fisso nel calendario di chi ama i grandi bianchi italiani.

















