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A Sampeyre si parla di futuro del vino tra viticoltura eroica, PIWI e dealcolazione

Sabato 13 giugno 2026 , al Centro culturale Il Monastero di Sampeyre, in località Villaretto, si è svolto il convegno “Nuove prospettive per la vinificazione. Tra viticoltura eroica e dealcolazione“. Un incontro costruito intorno ad alcuni dei cambiamenti che stanno attraversando il settore vitivinicolo: nuove tecniche di vinificazione, normativa sui vini dealcolati e parzialmente dealcolati, vitigni resistenti, recupero di esperienze viticole in aree complesse e ruolo dei territori alpini.

Il luogo scelto ha avuto un peso nel racconto della giornata. Il Monastero, borgo restaurato e trasformato in centro culturale, ha ospitato un confronto tecnico, ma non distante dal territorio. Sampeyre e la Valle Varaita diventano qui un punto di osservazione concreto: un’area in cui la vite non è un elemento scontato, ma il risultato di lavoro, memoria agricola e nuove possibilità da valutare con attenzione.

Dopo i saluti istituzionali, il primo intervento è stato affidato a Francesco Bruno di APRO Formazione, che ha presentato DEVIN0, progetto transfrontaliero finanziato dal programma Interreg ALCOTRA. ALCOTRA sostiene la cooperazione tra territori alpini di Italia e Francia e, in questo caso, diventa uno strumento per ragionare sul futuro del comparto vitivinicolo, con particolare attenzione ai vini a basso contenuto alcolico e alle trasformazioni richieste dal mercato.

La parte normativa è stata affrontata da Daniela Tornato di Vignaioli Piemontesi, con un focus su ciò che cambia per aziende, etichette e comunicazione del prodotto. Il tema della dealcolazione non riguarda soltanto una tecnica di cantina, ma apre questioni più ampie: come definire un vino dealcolato, quali informazioni trasferire al consumatore, quali margini esistono per le imprese e quali criticità restano ancora da chiarire.

A seguire, Federico Piano del CREA-VE di Asti ha approfondito gli aspetti tecnici della dealcolazione applicata all’enologia. Togliere alcol non significa semplicemente sottrarre una componente al vino. L’intervento ha messo in evidenza come l’alcol partecipi all’equilibrio complessivo del prodotto, incidendo su struttura, percezione aromatica, volume e sensazione gustativa. Intervenire su questo elemento richiede quindi competenze, strumenti e una lettura attenta del risultato finale.

Un altro tema centrale è stato quello dei vitigni resistenti, affrontato da Pierguido Ceste di PIWI Piemonte. I PIWI rappresentano oggi una delle risposte possibili alle pressioni climatiche e fitosanitarie. Non sono una soluzione unica, né una scorciatoia, ma uno strumento utile per ridurre i trattamenti in vigna, contenere l’impatto ambientale e lavorare con maggiore continuità in aree dove malattie, umidità e cambiamenti climatici rendono più complessa la gestione del vigneto.

Il convegno ha poi aperto una parte più storica, affidata a Enrico Surra dell’IIS Umberto I di Verzuolo, con il racconto dell’eredità viticola di Giuseppe Di Rovasenda. Una figura importante per la cultura ampelografica, richiamata per restituire profondità al discorso sui vitigni, sulla loro conservazione e sul rapporto tra studio, territorio e agricoltura.

Mario Deltetto, responsabile di Alba Accademia Alberghiera, ha richiamato il lavoro dell’Accademia nella formazione enogastronomica e turistica, sottolineando il legame tra didattica, territorio e cultura dell’accoglienza. Nel suo intervento ha poi riportato l’attenzione sulla vite a Sampeyre e sulle esperienze locali di viticoltura. Un racconto che ha unito osservazione tecnica, identità del luogo e prospettive future, ricordando come anche territori apparentemente marginali possano diventare spazi importanti per comprendere l’evoluzione del vino.

A chiudere gli interventi, il sindaco Roberto Dadone ha riportato il tema al rapporto tra paesaggio, comunità e storia del paese. Un passaggio che ha ricollocato la discussione dentro la dimensione locale: il vino non solo come prodotto, ma come possibile elemento di presidio culturale, agricolo e sociale.

Al termine dei lavori, la degustazione ha permesso di mettere nel bicchiere i temi affrontati durante il convegno. Sono stati assaggiati vini PIWI e vini dealcolati, due categorie molto diverse ma accomunate dalla necessità di essere comprese senza pregiudizi. Da una parte vitigni pensati per rispondere meglio alle pressioni ambientali e ridurre gli interventi in vigneto; dall’altra prodotti che intercettano nuovi consumi e pongono domande tecniche, commerciali e culturali al mondo del vino.

Fuori dal convegno, la giornata è proseguita con un pranzo e con le raviole, piatto tipico della Valle Varaita.

A Sampeyre, il confronto ha indicato alcune delle domande con cui il settore dovrà continuare a misurarsi: come produrre in un clima che cambia, come comunicare vini diversi da quelli abituali, come ridurre l’impatto in vigna e come mantenere vivo il legame tra viticoltura e territori complessi.

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