Un fondo da 1,5 milioni di euro per aiutare le cantine piemontesi a gestire il vino rimasto invenduto e, nello stesso tempo, favorirne l’ingresso in nuovi canali commerciali. È la misura messa a punto dalla Regione Piemonte per produttori e cooperative che hanno ancora nei propri stabilimenti giacenze delle vendemmie precedenti.
Il provvedimento non interviene attraverso la distruzione o il declassamento del prodotto. Il meccanismo scelto lega infatti il contributo alla stipula di accordi di filiera, con l’obiettivo di trovare una destinazione commerciale alle scorte e creare rapporti tra imprese capaci di proseguire oltre la fase di emergenza.
A presentare l’intervento è Paolo Bongioanni, assessore regionale al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi. «Ho messo a punto questa misura per dare una risposta ad alcune problematiche del comparto vitivinicolo piemontese che abbiamo raccolto. È emersa la forte necessità di individuare soluzioni concrete per far fronte al problema delle giacenze di vino invenduto attualmente stoccate presso alcune cantine del territorio, con la consapevolezza che il vino piemontese è un prodotto d’eccellenza che non dev’essere distrutto o svalutato».
Il punto centrale è proprio la quantità di vino ancora ferma nelle cantine. Una situazione che pesa sui produttori non soltanto perché immobilizza prodotto e capitale, ma anche per i costi necessari a mantenerlo correttamente conservato mentre si attende uno sbocco sul mercato.
La misura regionale interviene su questa voce, ma pone una condizione precisa: le aziende devono arrivare alla sottoscrizione di accordi di filiera riferiti alle giacenze della vendemmia 2025 e delle annualità precedenti ancora disponibili.
Dai 300 ai 4.000 ettolitri
Possono accedere al sostegno i produttori di vino e le cantine cooperative. Il bando riguarda esclusivamente vini Doc e Docg certificati e non condizionati, quindi non ancora confezionati per la vendita.
Per ogni beneficiario il quantitativo ammesso deve essere compreso tra 300 e 4.000 ettolitri, vale a dire tra 30 mila e 400 mila litri.
Il contributo viene determinato anche in relazione ai giorni durante i quali il vino rimane in stoccaggio e arriva a 0,40 euro al litro, equivalenti a 40 euro per ettolitro. Considerando i due estremi previsti dal bando, si parla quindi di volumi consistenti, soprattutto per cooperative e aziende che lavorano quantità importanti.
Non si tratta però soltanto di finanziare il vino che resta nei serbatoi. La Regione punta a utilizzare la presenza delle giacenze per spingere le aziende verso una maggiore collaborazione commerciale.
Lo spiega ancora Bongioanni: «Per superare la fase di criticità e supportare la sostenibilità economica di alcune aziende vitivinicole, questo stanziamento promuove lo sviluppo di strumenti d’integrazione e rafforzamento delle reti d’impresa con l’obiettivo di aprire nuovi sbocchi di mercato per la produzione in giacenza e di incentivare la stipula di accordi di filiera tra le imprese vitivinicole. La criticità di stoccaggio viene convertita così in un valore economico per la filiera complessiva del vino piemontese».
L’intervento arriva in una fase nella quale il settore deve fare i conti con consumi in trasformazione e mercati internazionali meno prevedibili. Per le aziende, soprattutto quando i volumi prodotti non trovano rapidamente un acquirente, l’aumento delle scorte può ripercuotersi anche sulle vendemmie successive: spazio occupato in cantina, necessità di programmare nuovi affinamenti e risorse economiche già impegnate in vino che non ha ancora generato ricavi.
Da qui la scelta di concentrarsi sulle giacenze senza ricorrere a una misura che ne riduca semplicemente il valore. L’obiettivo dichiarato è accompagnare il vino verso nuove destinazioni, facendo entrare nell’operazione più soggetti della filiera.
«È un provvedimento saggio, condiviso con i nostri produttori – conclude Bongioanni – perché affronta le problematiche cui essi sono stati messi di fronte da una situazione economica internazionale senza precedenti e da un cambio di abitudini che coinvolge il vino un po’ in tutto il mondo. Allo stesso tempo apre nuovi sbocchi economicamente sostenibili a un prodotto d’eccellenza come il nostro vino che non deve andare distrutto ma può andare ad ampliare e arricchire l’offerta della nostra straordinaria filiera agroalimentare».
Le domande potranno riguardare le giacenze previste dal bando e dovranno essere presentate entro il 30 novembre 2026. Per le cantine piemontesi interessate, il sostegno economico è quindi legato a due aspetti: il costo sostenuto per mantenere il vino in deposito e la capacità di trasformare quelle scorte in nuovi rapporti commerciali, evitando che la soluzione si limiti a rinviare il problema alla stagione successiva.
A questo link il bando: https://bandi.regione.



