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Nasce il Consorzio del Nizza DOCG: tutela, territorio e mercati nel futuro della denominazione

Il riconoscimento ministeriale del Consorzio del Nizza DOCG segna un passaggio decisivo per uno dei territori più identitari del vino piemontese. Con il decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, arrivato il 22 giugno 2026, l’esperienza dell’Associazione Produttori del Nizza compie il salto istituzionale atteso da anni e diventa un organismo di tutela a tutti gli effetti.

La trasformazione non è solo formale. Il nuovo Consorzio avrà funzioni di promozione, valorizzazione e protezione della denominazione. Grazie ai requisiti di rappresentatività previsti dalla normativa, potrà operare anche con efficacia erga omnes, cioè con interventi validi per l’intera denominazione e non soltanto per le aziende associate. Per il Nizza DOCG, nato dalla Barbera coltivata nei 18 comuni dell’area di produzione, è un cambio di passo che rafforza il peso della denominazione nel panorama italiano e internazionale.

«Questo traguardo corona il sogno di un’associazione nata quasi venticinque anni fa, ma con radici profondissime e una comunità di produttori fortemente coesa», dichiara il Presidente Stefano Chiarlo. «Il nostro primo ringraziamento va alle istituzioni per il costante supporto ricevuto, ma il grazie più grande è rivolto ai produttori: a chi ha creduto nel progetto fin dal primo giorno e a tutti coloro che hanno scelto di unirsi a noi nel corso degli anni. Il Consorzio del Nizza DOCG rappresenta una tappa fondamentale di un percorso di crescita e ambizione di cui siamo profondamente orgogliosi. Il nostro primo obiettivo sarà quello di preservare lo spirito che ha sempre contraddistinto l’Associazione Produttori del Nizza: non essere soltanto un ente di tutela della denominazione, ma un luogo di confronto e di crescita per i produttori e uno strumento di valorizzazione dell’intero territorio e di tutti gli attori che ne fanno parte».

La sede sarà a Nizza Monferrato, in via Gobetti 5. Alla presidenza è stato confermato Stefano Chiarlo, della cantina Michele Chiarlo, affiancato dai vicepresidenti Gianni Bertolino, di Tenuta Olim Bauda, e Daniele Chiappone, di Erede di Chiappone Armando. Il Consiglio di amministrazione riunisce Francesca Bava di Bava, Gianmario Cerutti di Coppo, Clementina Cossetti di Cossetti Vini, Claudio Da Casto di Da Casto Duilio, Mauro Damerio di Damerio, Alessandro Durio di Durio Adriano, Bruno Fortunato della Cantina Sociale Tre Secoli, Stefano Gagliardo di Tenute Garetto, Susanna Galandrino di La Gironda, Lorenzo Giordano della Cantina Sociale Vinchio Vaglio, Gianluca Morino di Cascina Garitina e Diego Rodella della Cantina Sociale di Nizza Monferrato.

Alle spalle del nuovo Consorzio c’è un percorso cominciato ben prima del riconoscimento ufficiale. Nel 2000 viene istituita la sottozona Nizza all’interno della Barbera d’Asti Superiore. Due anni dopo nasce l’Associazione Produttori del Nizza, che diventa il punto di raccolta di una comunità di aziende decise a costruire un’identità autonoma per questo vino. Nel 2008 la Barbera d’Asti ottiene la DOCG, con un disciplinare più rigoroso. La svolta arriva nel 2014, quando nasce la denominazione Nizza DOCG, con l’introduzione della versione Riserva e della menzione Vigna.

Il territorio è quello del Monferrato astigiano, all’interno del sito UnescoPaesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato”. Qui il vitigno Barbera trova una delle sue espressioni più riconoscibili grazie a colline calcaree e sabbiose, altitudini comprese in prevalenza tra i 150 e i 350 metri, esposizioni favorevoli e un clima mite, spesso ventilato. Le Alpi, a nord, proteggono l’area dai venti più freddi, mentre le escursioni termiche tra giorno e notte favoriscono maturazione ed equilibrio aromatico delle uve.

La zona di produzione comprende Agliano Terme, Belveglio, Bruno, Calamandrana, Castel Boglione, Castelnuovo Belbo, Castelnuovo Calcea, Castel Rocchero, Cortiglione, Incisa Scapaccino, Moasca, Mombaruzzo, Mombercelli, Nizza Monferrato, Rocchetta Palafea, San Marzano Oliveto, Vaglio Serra e Vinchio. Sono comuni che compongono una mappa agricola e culturale compatta, fatta di vigneti, borghi, castelli, musei, sentieri e paesaggi collinari.

Nizza Monferrato resta il centro di riferimento della denominazione. Situata tra il torrente Belbo e il Rio Nizza, la città conserva un patrimonio architettonico legato alla sua storia civile e agricola: dal Palazzo Comunale con la torre campanaria conosciuta come “el Campanòn” a Palazzo Crova, residenza nobiliare del XVIII secolo che oggi ospita l’Enoteca Regionale e il Palazzo del Gusto.

Il disciplinare del Nizza DOCG prevede l’utilizzo di Barbera in purezza. L’invecchiamento minimo è di 18 mesi, di cui almeno 6 in legno; per la versione Riserva si sale a 30 mesi, con almeno 12 mesi in legno. Le rese sono fissate a 7 tonnellate per ettaro per Nizza e Nizza Riserva, mentre scendono a 6,3 tonnellate per ettaro per le versioni con menzione Vigna.

Il profilo del vino nasce dalle caratteristiche del vitigno e dal lavoro in vigna. La Barbera è una varietà vigorosa e adattabile, con grappolo medio, piramidale e compatto, acino ellissoidale e buccia blu intensa. La polpa è succosa, dolce ma con una vena acidula. Nel calice il Nizza DOCG si distingue per freschezza, frutto rosso, profondità e una trama gustativa sostenuta dall’acidità naturale del vitigno. La versione Riserva aggiunge complessità, con note di piccoli frutti, spezie e richiami più evoluti.

I numeri raccontano una denominazione in crescita. Nel 2025 sono state vendute circa un milione di bottiglie, con oltre 180 etichette in produzione e un valore complessivo stimato intorno ai 30 milioni di euro. L’export pesa per il 55% e si concentra nel canale Ho.Re.Ca., con presenze in oltre 40 mercati internazionali. Tra le aree più rilevanti figurano Svizzera, Nord Europa, Regno Unito e Nord America. Il prezzo medio di una bottiglia di Nizza DOCG in enoteca è di circa 28 euro.

La prospettiva di sviluppo è ampia. Secondo il Consorzio, i circa 720 ettari ancora potenzialmente rivendicabili come Nizza DOCG potrebbero consentire un aumento importante della produzione nei prossimi anni, senza disperdere l’identità costruita finora.

«Il nostro obiettivo di lungo periodo è raggiungere una produzione di 4-5 milioni di bottiglie», conclude Stefano Chiarlo. «Vogliamo farlo mantenendo intatta la nostra identità e coinvolgendo un numero sempre maggiore di aziende che scelgono di investire nel territorio. Ci proponiamo come un Consorzio inclusivo, aperto a chiunque condivida la nostra visione. Il nostro impegno sarà sempre quello di custodire, promuovere e raccontare al mondo l’anima del Nizza DOCG: il legame indissolubile tra il vino, la terra e le persone che ogni giorno la vivono».

Il nuovo Consorzio del Nizza DOCG riunisce oggi 97 aziende associate. La sua sfida sarà consolidare il posizionamento della denominazione tra le grandi espressioni del vino italiano, facendo crescere riconoscibilità, reputazione e presenza sui mercati esteri. Non soltanto un ente tecnico, dunque, ma uno strumento di rappresentanza per un territorio che vede nella Barbera una delle sue voci più forti.

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