Montalcino entra nella selezione internazionale delle nuove figure da seguire nel mondo del vino con Giacomo Bartolommei, presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, scelto da Wine Enthusiast tra le dodici Rising Stars del 2026. È l’unico italiano nell’elenco pubblicato dalla testata statunitense, che ogni anno individua professionisti capaci di incidere sull’evoluzione del settore attraverso il lavoro in vigna e in cantina, la ricerca, la distribuzione, la comunicazione e nuovi modelli di impresa.
Classe 1991, enologo e produttore, Bartolommei guida il Consorzio dal giugno 2025. È cresciuto a Montalcino e lavora nell’azienda di famiglia Caprili, nata intorno al vigneto piantato dal nonno nel 1965. Dopo gli studi in economia è tornato stabilmente in azienda in occasione della vendemmia 2016. Wine Enthusiast ha individuato proprio nella sua prospettiva di lungo periodo uno dei motivi della scelta, in una fase nella quale il vino internazionale si confronta con consumi in flessione, instabilità commerciale, cambiamento climatico e nuove regolamentazioni.
La riflessione di Bartolommei parte dalla distanza fra i tempi della viticoltura e quelli, assai più rapidi, dell’economia. “Parliamo dell’industria vinicola odierna – ha detto Bartolommei a Wine Enthusiast – come se fosse in una situazione di crisi senza precedenti con dazi, calo dei consumi, clima e regolamentazione. Ma dimentichiamo la nostra storia. Dobbiamo riuscire a dare ai nostri produttori il coraggio di tornare a pensare in termini di decenni, non di trimestri e ricordare che i capitoli più importanti della storia del vino sono sempre stati scritti da persone che si sono rifiutate di farsi intimidire dalla crisi del momento”.
Un ragionamento che assume un significato particolare a Montalcino, dove le scelte compiute oggi si misurano necessariamente su tempi lunghi. Il Brunello di Montalcino, per disciplinare e natura stessa del prodotto, arriva sul mercato diversi anni dopo la vendemmia; vigneti, investimenti e posizionamento internazionale richiedono quindi una prospettiva che difficilmente può essere letta attraverso risultati di pochi mesi.
Nel profilo dedicato al produttore toscano, Wine Enthusiast insiste proprio su questo aspetto. La testata descrive Bartolommei come una figura giovane per età e incarico, ma orientata alla longevità della denominazione. Non una difesa immobile del passato, quanto la volontà di utilizzare l’esperienza accumulata a Montalcino per affrontare una fase complessa senza subordinare le decisioni alle sole oscillazioni congiunturali.
La selezione delle Rising Stars 2026 comprende dodici professionisti. Nove lavorano negli Stati Uniti, uno in Francia, uno in Canada e, con Bartolommei, uno in Italia. Le professionalità scelte restituiscono un settore molto più articolato della sola produzione: nell’elenco figurano imprenditori, importatori, distributori, ricercatori e divulgatori, accanto a chi opera direttamente nel vino.
Per Bartolommei il riconoscimento arriva poco più di un anno dopo l’elezione alla presidenza del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, una delle denominazioni italiane con il maggiore peso sui mercati internazionali. La sua nomina, avvenuta nel 2025, ha segnato anche un passaggio generazionale alla guida dell’organismo di tutela.
Il peso di Montalcino sui mercati internazionali
Il Consorzio si avvicina intanto a un anniversario importante: nel 2027 saranno sessant’anni dalla sua fondazione. Attualmente riunisce 214 soci e tutela un vigneto Dop che supera i 3.400 ettari. Il solo Brunello di Montalcino conta mediamente su una produzione compresa tra 9 e 10 milioni di bottiglie l’anno.
Dietro questi numeri c’è un territorio nel quale la viticoltura non rappresenta soltanto una voce dell’economia locale. Circa metà delle imprese di Montalcino appartiene infatti al comparto agricolo e il tasso di disoccupazione è storicamente inferiore al 2 per cento. Dati che aiutano a comprendere quanto le sorti della denominazione siano legate a quelle dell’intera comunità e perché il tema della tenuta economica del vino venga osservato da qui con particolare attenzione.
Il mercato, tuttavia, è in rapido movimento. Il Brunello continua ad avere una forte vocazione internazionale: circa il 70 per cento del fatturato è legato all’export e gli Stati Uniti restano il primo riferimento, con una quota superiore al 30 per cento delle esportazioni. Il pubblico statunitense riveste inoltre un ruolo rilevante nei flussi enoturistici verso il borgo toscano.
È proprio oltreoceano che una parte significativa della strategia promozionale della denominazione si sta concentrando. Il piano previsto tra il 2026 e il 2027 comprende iniziative negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito e in Asia, oltre alla presenza collettiva alle principali manifestazioni professionali internazionali, da Vinitaly a Wine Paris e ProWein. Nel corso del 2026 il calendario americano ha interessato, tra le altre tappe, New York e il Texas, con appuntamenti a Dallas e Austin.
La strategia arriva in una fase delicata per l’intero comparto. La diminuzione dei consumi in diversi mercati maturi, le incertezze sul commercio internazionale e la pressione esercitata dai cambiamenti climatici stanno obbligando molte denominazioni a interrogarsi non soltanto su come vendere, ma anche su quali consumatori cercare nei prossimi anni e attraverso quali linguaggi parlare del vino.
È in questo scenario che la posizione espressa da Bartolommei assume una dimensione che supera il riconoscimento personale. Pensare “in termini di decenni, non di trimestri” significa, per una denominazione come quella di Montalcino, interrogarsi sulla gestione dei vigneti, sull’adattamento climatico, sulla tutela del valore delle bottiglie e sulla capacità di mantenere una presenza internazionale senza rincorrere ogni variazione del mercato.
Il prossimo passaggio sarà nuovamente a Montalcino. Dal 19 al 23 novembre 2026 è in programma la 35ª edizione di Benvenuto Brunello, l’anteprima dedicata alle nuove annate del Brunello e agli altri vini a denominazione del territorio, destinata a riunire produttori, operatori e stampa italiana e internazionale.
Per il nuovo presidente sarà anche uno dei primi grandi banchi di prova pubblici alla guida del Consorzio. E il riconoscimento arrivato dagli Stati Uniti mette già a fuoco il terreno sul quale Bartolommei sembra voler giocare la propria presidenza: non ignorare le difficoltà del presente, ma evitare che siano quelle difficoltà a stabilire da sole la direzione del Brunello.



