Il 14 e 15 settembre 2026 Barolo ha accolto un incontro dedicato al vino e ai luoghi da cui prende origine. Ospiti di G.D. Vajra, abbiamo attraversato vigneti, annate e denominazioni seguendo un percorso che dalle Langhe si è spinto fino alla Valle d’Aosta, mettendo a confronto territori vicini geograficamente ma profondamente diversi per altitudini, suoli, esposizioni e vitigni.
L’accoglienza della famiglia Vajra ha accompagnato due giornate tra degustazioni, conversazioni e approfondimenti. Prima i vini di casa, poi quelli valdostani, con il territorio come elemento comune e il calice come strumento per leggerne le differenze.
Il percorso tra i vini di G.D. Vajra ha mostrato ancora una volta quanto sia articolata la geografia del Barolo. Albe, Coste di Rose, Ravera, Bricco delle Viole e Baudana, assaggiati anche attraverso annate differenti, restituivano espressioni diverse del Nebbiolo.
Esposizione, altitudine, composizione dei suoli e andamento dell’annata modificavano il profilo dei vini senza cancellarne l’identità. Nei calici si alternavano viole, rosa appassita, piccoli frutti rossi, spezie, erbe aromatiche e note balsamiche, insieme a strutture tanniche e profondità differenti.
Particolarmente interessante il confronto tra le diverse annate di Coste di Rose, Ravera e Baudana, che permetteva di osservare contemporaneamente l’evoluzione del vino e il carattere delle singole vigne. Cambiavano la tensione, la trama tannica, la maturità del frutto e lo sviluppo aromatico, ma restava riconoscibile una fisionomia propria per ciascuna provenienza.
Accanto ai Barolo, la degustazione comprendeva anche Riesling, Rosé, Claré, Dolcetto, Barbera, Freisa e Monterustico, ampliando lo sguardo sul lavoro di G.D. Vajra e sulla varietà viticola delle Langhe.
Con i vini della Valle d’Aosta il registro cambiava nettamente. Entravano in degustazione Petite Arvine, Fumin, Prié Rouge, Pinot Gris, Mayolet e Pinot Nero, varietà che trovano nella montagna condizioni molto diverse da quelle delle colline di Barolo.
Qui la vite cresce spesso su pendenze marcate, terrazzamenti e quote elevate. In alcune aree la meccanizzazione è ridotta o impossibile e molte operazioni vengono ancora svolte manualmente. È il contesto nel quale la definizione di viticoltura eroica assume un significato concreto, legato alle condizioni nelle quali si lavora ogni giorno.
Nei vini di Di Barrò, Cave Mont Blanc, Grosjean, La Crotta di Vegneron, Lo Triolet, Piantagrossa e Ottin emergevano profili differenti, accomunati però da una freschezza ben presente. Erbe alpine, fiori, piccoli frutti, spezie e sensazioni minerali si alternavano nei calici, con strutture e intensità legate ai singoli vitigni e alle diverse zone di provenienza.
Il passaggio da Barolo alla Valle d’Aosta non cercava similitudini a tutti i costi. Al contrario, rendeva evidenti le differenze. Nelle Langhe il Nebbiolo cambia espressione passando da un cru all’altro; in Valle d’Aosta sono la varietà dei vitigni, l’altitudine e la conformazione dei vigneti a definire identità molto precise.
Due territori che affidano alla vite linguaggi differenti e che, messi uno accanto all’altro, mostrano quanto il luogo continui a essere decisivo nel carattere di un vino.

































