Dalle colline di Serralunga d’Alba al fondale marino davanti a Kirkenes, oltre il Circolo Polare Artico. Dopo circa un anno trascorso a 34 metri di profondità, 1.002 bottiglie di Barolo 2021 Rivetto sono state riportate in superficie nel nord della Norvegia. Nasce così Arctic Barolo, il progetto sviluppato dalla cantina piemontese insieme a Hurtigruten, compagnia norvegese attiva lungo la costa del Paese dal 1893.
Le bottiglie erano state immerse al largo di Kirkenes, a 70 gradi di latitudine nord. Sul fondale hanno trovato condizioni molto lontane da quelle di una cantina: temperatura pressoché stabile tra 5 e 6 °C, assenza di luce e una pressione di circa 4 bar. Dopo il recupero, le prime bottiglie sono state aperte e messe a confronto con lo stesso vino rimasto per lo stesso periodo nella cantina di Rivetto.
Il vino scelto è il Barolo DOCG del Comune di Serralunga d’Alba 2021, Nebbiolo in purezza ottenuto da uve provenienti dalle vigne Serra, Manocino e San Bernardo. Rivetto lavora tra Sinio e Serralunga d’Alba secondo principi biodinamici e con coltivazioni certificate biologiche.
Prima di lasciare le Langhe, il Barolo aveva già seguito il proprio normale percorso produttivo, compresa la maturazione in grandi botti di rovere. L’immersione non sostituiva quindi l’affinamento previsto per il vino, ma aggiungeva dodici mesi in bottiglia in condizioni completamente differenti.
L’interrogativo era proprio questo: capire se temperatura bassa e costante, oscurità, pressione e permanenza sul fondale potessero accompagnare l’evoluzione del vino in modo diverso rispetto alla stessa bottiglia conservata a terra.
Il primo confronto dopo il recupero
Una volta riportato in superficie, Arctic Barolo è stato degustato accanto al Barolo 2021 rimasto in cantina. A guidare il confronto è stato Henrik Dahl Jahnsen, presidente della Norwegian Sommelier Association. “La differenza tra il vino conservato in cantina e quello affinato nelle acque artiche è risultata immediatamente evidente, Arctic Barolo mostrava un colore rubino più brillante e giovane, con un profilo aromatico più fresco e preciso, caratterizzato da note di frutti selvatici e fiori. Anche i tannini apparivano più freschi e croccanti, conferendo al vino un’espressione complessivamente più giovane. Mi ha sorpreso quanto fosse netta la differenza e quanto distintivo fosse il carattere del vino affinato nelle acque artiche.”
Le impressioni emerse dal primo assaggio sono dunque quelle di un vino apparso più giovane nel colore, più fresco nel profilo aromatico e con tannini percepiti come maggiormente incisivi. Sono osservazioni relative a una degustazione comparativa e non spiegano, da sole, quale delle condizioni del fondale abbia inciso maggiormente sull’evoluzione del vino.
Ed è proprio l’assenza di una risposta già scritta ad aver interessato Enrico Rivetto. “La parte più interessante per me era proprio non sapere cosa sarebbe successo, il vino è vivo e continua a evolvere nel tempo. Portare un Barolo nato sulle colline di Serralunga in un ambiente completamente diverso come il mare artico significava uscire dai nostri riferimenti abituali e osservare la sua reazione. Assaggiare le due bottiglie una accanto all’altra e percepire una differenza così evidente è stato sorprendente e affascinante.”
Il progetto acquista particolare interesse anche per il tipo di vino scelto. Il Barolo è costruito per evolvere nel tempo e il Nebbiolo conserva acidità e tannini capaci di accompagnare lunghe maturazioni. Nel caso del Barolo del Comune di Serralunga d’Alba di Rivetto, le vigne si trovano mediamente tra 320 e 420 metri di altitudine, su terreni di origine serravalliana, argillosi e calcarei.
Portare le bottiglie da queste colline fino alle acque fredde della Norvegia non modifica naturalmente l’origine del vino né il suo legame con Serralunga. Cambia, invece, l’ambiente nel quale trascorre una parte della propria evoluzione in bottiglia.
“Ci piace l’idea che un vino profondamente legato al proprio luogo di origine possa diventare anche uno strumento di esplorazione,” prosegue Rivetto. “Il Barolo resta espressione di Serralunga e delle Langhe, ma questa esperienza ci permette di guardarlo da una prospettiva diversa. È l’incontro tra due paesaggi, due culture e due modi di vivere il rapporto con la natura.”
Le bottiglie restano in Norvegia
Le 1.002 bottiglie recuperate non entreranno nella normale distribuzione commerciale di Rivetto. Hurtigruten le servirà in esclusiva a bordo delle proprie navi lungo la costa norvegese, all’interno di proposte gastronomiche selezionate. Gli ospiti potranno quindi assaggiare il Barolo navigando nelle stesse acque nelle quali le bottiglie sono rimaste per circa un anno.
Il progetto ha previsto anche la rimozione completa dell’installazione utilizzata per mantenere le bottiglie sul fondale. Secondo Hurtigruten, la struttura è stata costruita con materiali adatti all’ambiente marino e, terminato il periodo di immersione, bottiglie e supporti sono stati recuperati senza lasciare l’impianto in mare.
Quello riportato a galla nel 2026 è soltanto il primo lotto. Hurtigruten ha annunciato l’intenzione di proseguire il progetto con nuove partite di Barolo destinate a trascorrere oltre dodici mesi nelle acque artiche prima di essere recuperate.





