A Torino, tra le insegne più antiche dell’ospitalità cittadina, il San Giors attraversa secoli di storia, cambi di sede, viaggi aristocratici, cronache urbane e rinascite più recenti.
La data di apertura certa è il 1815, ma le tracce della locanda sembrano precedere la costruzione dell’attuale edificio, progettato dall’ingegnere Carlo Bernardo Mosca. La sua vicenda conduce alla Torino del Quattrocento, quando alberghi e locande erano luoghi di sosta, incontro e passaggio per ambasciatori, nobili, mercanti e viaggiatori.
Già nel 1481 la locanda era nota al punto da ospitare la principessa Chiara Gonzaga, diretta in Francia dopo le nozze con Gilberto I di Borbone, conte di Montpensier e delfino d’Alvernia. Nel 1496 vi avrebbero soggiornato anche Marco Sanuto, ambasciatore di Venezia, Galeazzo Visconti, ambasciatore di Milano, e i legati di Berna e Friburgo.
A raccontare il ruolo del San Giorgio nell’antica ospitalità torinese è Gaudenzio Claretta, nel volume Degli alberghi antichi di Torino e delle impressioni avutene da viaggiatori illustri, pubblicato a Pinerolo nel 1891.
“Secondo il catalogo torelliano adunque il più antico albergo di Torino, di cui sia giunta notizia sarebbe quello denominato del Pino presso la porta Susina, al quale accenna un documento del 26 ottobre 1446, e che contiene un atto di procura seguito appunto in hospitio Pini. Ma senza far quistione di primato, che potrebbe essere tolto dal documento che si venisse a trovare domani, o fosse già bell’è trovato oggi da qualche raccoglitore, diremo che sovra tutti aveva conseguito certa fama in quel secolo l’albergo di San Giorgio. Esso stava presso l’antichissima chiesa di S. Pietro del Gallo; e sullo scorcio del secolo XV era tenuto da mastro Sebastiano di Collet.
Il Cibrario nell’importante sua Storia di Torino ci ricorda che ivi nel 1481 prese dimora la principessa Chiara Gonzaga che andava sposa al delfino di Alvernia. Nel 1496 vi alloggiarono Marino Sanudo ambasciatore di Venezia, Galeazzo Visconti ambasciatore di Milano e i legati di Berna e Friborgo.“
La locanda di San Giorgio si trovava in origine all’inizio della contrada dei Pellicciai, nell’area della chiesa di San Pietro del Gallo, in corrispondenza dell’attuale piazza IV Marzo. Era una Torino fatta di strade strette, botteghe, passaggi e isolati poi cancellati dalle trasformazioni urbanistiche dell’Ottocento.
Nel 1886, per aprire la diagonale che da piazza San Giovanni conduce verso via Milano, all’altezza di via Corte d’Appello, venne demolita una delle parti più antiche della città. Sparirono la contrada del Cappel d’Oro, parte della contrada delle Quattro Pietre, la piazzetta della Corona Grossa e alcuni tratti delle contrade dei Pellicciai e dei Pasticcieri.
Con la realizzazione di via IV Marzo, l’attività lasciò la sede originaria e si trasferì a Borgo Dora, subentrando a un fermo-posta conosciuto come locanda “Ponte Dora”, allora di proprietà di Maria Salvetti. In seguito divenne albergo-ristorante. Nel 1904 l’edificio fu sopraelevato per volontà di Michele Truffo, aprendo una nuova fase per una struttura ormai legata alla vita popolare e commerciale della zona.
Nella seconda metà del Novecento si sono succeduti diversi proprietari: Bartolomeo Olivetti negli anni Cinquanta, Piero Banchi dagli anni Sessanta e, nei primi anni Duemila, Giancarlo Cristiani, noto gallerista torinese. Ogni gestione ha lasciato un segno diverso, fino alla fase avviata dall’architetto Simona Vlaic, che ha rilevato l’intera struttura nell’estate del 2017.
Il suo intervento ha puntato a recuperare l’identità del San Giors di una volta: arredi, sale, atmosfere da salotto letterario e cucina piemontese. L’obiettivo era restituire centralità a un indirizzo importante della ristorazione e dell’hotellerie sabauda. Il San Giors viene infatti ricordato tra le realtà più antiche della città, accanto a nomi come Del Cambio e Dogana Vecchia.
Nel febbraio 2012 Eleonora Pollano ha eseguito il restauro dell’antica insegna in metallo smaltato. Nel 2018, altri lavori ai piani superiori e nelle camere dell’albergo hanno permesso alla struttura di rinnovarsi senza perdere il legame con la propria storia.
Il ristorante propone cucina piemontese con attenzione alla qualità delle materie prime e un menù che segue la stagionalità. In tavola arrivano vitello tonnato, agnolotti del plin al sugo d’arrosto, bagna caôda, finanziera e bônet: piatti che appartengono alla memoria gastronomica regionale e che qui trovano una lettura rispettosa.
Tra le specialità più riconoscibili c’è il bollito misto alla piemontese, servito con muscolo, testina, scaramella, lingua, brutto e buono, coda, cotechino e gallina. Secondo alcune voci legate alla storia del locale, questo piatto sarebbe nato proprio tra queste mura. Ad accompagnarlo ci sono le salse classiche: bagnetto verde e rosso, cognà, mostarda di frutta, salsa d’avije, rafano e senape.
La cantina completa la proposta con una selezione pensata per dialogare con i piatti e con i gusti di chi cerca un calice adatto alla cucina piemontese.
Accanto al ristorante, l’albergo conserva la propria identità con una veste rinnovata. La posizione, a pochi passi dal mercato di Porta Palazzo, lo colloca in una delle zone più vive e stratificate di Torino, dove commercio, arte e vita quotidiana continuano a incontrarsi.
Le camere sono concepite come spazi d’arte contemporanea: ognuna è diversa dall’altra e ospita opere di artisti locali e internazionali. Libri e volumi d’arte accompagnano il soggiorno, mentre la connessione Wi-Fi copre l’intero edificio. Alla componente storica si affianca la tecnologia per la sicurezza: ogni camera è dotata di un generatore di ozono per la sanificazione dell’ambiente, con protezione da batteri, virus e allergeni.
Le opere abitano anche gli spazi comuni, trasformando il San Giors in un art hotel in cui ospitalità, memoria cittadina e linguaggi contemporanei convivono senza sovrapporsi. Per chi arriva a Torino, resta un indirizzo capace di raccontare una parte della città meno prevedibile, vicina al mercato, alle sue voci e alla sua storia più antica.





