Nel vino la sostenibilità non passa più soltanto dalla terra, dall’acqua o dall’energia: sempre più spesso riguarda anche le persone, il lavoro e la capacità delle imprese di costruire inclusione. È in questa direzione che si muove da anni la cantina Arnaldo Caprai di Montefalco, in Umbria, premiata per la quarta volta da UNHCR Italia con il riconoscimento “Welcome. Working for Refugee Integration”, dedicato alle aziende che favoriscono l’inserimento delle persone rifugiate nel mercato del lavoro.
La premiazione dell’ottava edizione si è svolta a Roma e ha visto il coinvolgimento di 230 aziende italiane. Tra queste c’è anche l’azienda agricola guidata da Marco Caprai, che entra nuovamente nel palmarès del programma promosso dall’Agenzia ONU per i Rifugiati per Italia, Santa Sede e San Marino. Un risultato che conferma un percorso avviato da tempo e ormai integrato nel modello produttivo della cantina.
Conosciuta per aver contribuito alla crescita qualitativa e alla notorietà del Sagrantino di Montefalco, Arnaldo Caprai ha affiancato alla ricerca in vigneto e alla spinta tecnologica una politica di responsabilità sociale costruita sul lavoro. Dal 2016 l’azienda collabora con la Caritas di Foligno e con associazioni locali impegnate nel sociale per favorire l’inserimento lavorativo di immigrati e richiedenti asilo.
A oggi sono oltre 200 le persone richiedenti asilo che hanno trovato un impiego nella cantina umbra in diversi periodi dell’anno. Una parte consistente di questo percorso si è trasformata in continuità: il 60% dei migranti coinvolti è rimasto a lavorare stabilmente in azienda, mostrando come l’accoglienza possa produrre benefici concreti sia per il territorio sia per l’impresa.
I rifugiati vengono assunti come salariati agricoli, con contratti regolari, e partecipano alle diverse attività della cantina: dalla potatura delle viti alla vendemmia, dal lavoro nei campi alle mansioni in cantina. In media arrivano a lavorare fino a 180 giornate all’anno, inserendosi in una filiera che richiede competenze, continuità e conoscenza dei ritmi agricoli.
«Ricevere per la quarta volta questo riconoscimento ci conferma che l’etica e il valore del patrimonio umano non sono mai in secondo piano rispetto all’innovazione tecnologica. Spesso si parla di Agricoltura 4.0 e digitale come driver del futuro, ma queste sono solo abilitatori: il cuore pulsante dell’azienda rimane la persona. Integrare chi è più fragile non è un atto di carità, ma una pratica di alta strategia aziendale. Oggi, investitori e stakeholder premiano questa coerenza: sanno che un’impresa capace di generare inclusione sociale è un’impresa più solida, resiliente e capace di creare valore duraturo nel tempo, proprio perché ha saputo mettere le radici dell’etica al centro di ogni processo produttivo», sottolinea Marco Caprai, presidente e ceo di Arnaldo Caprai.
La visione indicata da Caprai sposta il tema dell’inclusione dal piano della sola responsabilità morale a quello della strategia d’impresa. In un settore come quello agricolo, spesso alle prese con stagionalità, reperimento di manodopera e necessità di competenze tecniche, l’inserimento lavorativo diventa parte della solidità della filiera. La tecnologia, dal digitale all’agricoltura di precisione, resta uno strumento. Il valore duraturo nasce anche dalla capacità di trattenere persone, formarle e inserirle in un progetto produttivo riconoscibile.
Il percorso della cantina umbra è stato uno degli elementi valutati anche da Angelini Wines & Estates, divisione del Gruppo Angelini Industries, che ha rilevato il 65% di Arnaldo Caprai in un’operazione considerata significativa per il comparto del vino.
«L’impegno della Arnaldo Caprai per l’inclusione dei rifugiati è un caso talmente unico nel settore agricolo da aver ricevuto il Premio Welcome. Working for Refugee Integration per ben quattro volte. Questa è una delle pratiche virtuose messe in campo da Marco Caprai e dal suo team che ci ha convinto a investire nell’azienda e che sicuramente ci impegneremo a introdurre anche nelle altre cantine del gruppo Angelini Wines & Estates», commenta Alberto Lusini, ceo di Angelini Wines & Estates.
Il riconoscimento di UNHCR arriva dunque a confermare un modello che tiene insieme produzione agricola, inclusione e reputazione d’impresa. Per Arnaldo Caprai, la qualità non si misura soltanto nel calice, ma anche nel modo in cui quel vino viene prodotto: nella regolarità dei contratti, nella formazione delle persone, nella possibilità di trasformare il lavoro stagionale in un percorso di stabilità.
In questo senso, la cantina di Montefalco propone un’idea di imprenditoria agricola in cui la sostenibilità sociale non resta un capitolo separato dal business, ma diventa parte della competitività. Il premio “Welcome. Working for Refugee Integration” riconosce proprio questa direzione: un’impresa capace di includere chi è stato costretto a fuggire da guerre, violenze e persecuzioni, offrendo non solo un impiego, ma anche una possibilità concreta di ricostruzione attraverso il lavoro.




