Chi apre Quante storie per un vino pensando di trovare un libro sui vini pugliesi resterà sorpreso. Rosaria Bianco, giornalista e sommelier, non accompagna il lettore tra tecniche di degustazione, cantine o schede di assaggio. I dodici vini scelti diventano invece il punto di partenza per altrettanti racconti.
Ogni storia nasce da un particolare: un colore, un profumo, il nome di un’etichetta, un luogo o una sensazione. Da lì prendono forma personaggi, incontri, ricordi e vicende che hanno nella Puglia il loro filo conduttore. Dal Salento alla Valle d’Itria, fino al Foggiano, il paesaggio entra nei racconti senza mai sovrastarli.
L’aspetto più interessante del libro è proprio questo cambio di prospettiva. Oggi il vino viene raccontato soprattutto attraverso degustazioni, descrittori aromatici e punteggi: strumenti indispensabili, certo, ma non gli unici. Bianco sceglie la narrativa e dimostra che una bottiglia può suggerire anche altro: un ricordo, un’emozione, un momento della vita.
La sua formazione da sommelier si avverte, ma resta sullo sfondo. Non c’è la volontà di spiegare il vino o di insegnare come degustarlo. L’attenzione è rivolta alle persone e alle storie che possono nascere attorno a un calice.
Come accade spesso nelle raccolte di racconti, alcuni testi colpiscono più di altri. Nel complesso, però, il progetto mantiene una sua coerenza e offre uno spunto interessante anche a chi, per lavoro, si occupa di comunicazione del vino.
In un momento in cui il vino viene spesso raccontato attraverso classifiche, punteggi e degustazioni, Quante storie per un vino prova una strada diversa. Può piacere oppure no, ma ha il merito di ricordare che una bottiglia non porta con sé soltanto profumi e sapori. Porta anche storie.
Rosaria Bianco
Quante storie per un vino
12 racconti per 12 vini pugliesi
Kleos press



