Più che un libro sul vino, Tappi, tacchi e miracoli di Maddalena Mazzeschi è un memoir professionale scritto da chi ha passato quarant’anni dentro fiere, cantine, degustazioni e relazioni pubbliche, quando “wine communication” non era ancora un’espressione corrente.
Il sottotitolo, Il lato spirit…oso della comunicazione del vino, chiarisce subito il registro. Nessuna intenzione accademica o celebrativa: Mazzeschi racconta il dietro le quinte del settore attraverso aneddoti, gaffe, intuizioni ed errori. Il risultato è un libro agile e ironico, a tratti sincero, che ripercorre anche l’evoluzione del vino italiano dagli anni Ottanta a oggi.
La struttura è semplice: una prima parte sugli anni dal 1978 al 2009, una seconda che arriva fino al 2025. Dentro ci sono il mondo dei Consorzi, i primi Vinitaly ancora lontani dalla macchina di oggi, le degustazioni degli anni in cui il vino italiano cercava credibilità internazionale, i viaggi all’estero, gli stand costruiti con più fantasia che budget e il mestiere delle PR vissuto da una donna in un ambiente allora quasi totalmente maschile.
La parte più riuscita è proprio questa: restituire un’epoca senza nostalgia. Mazzeschi racconta la Olivetti Lettera 35, l’assenza di cellulari e mail, il fax come novità, il Vinitaly ancora piccolo. Non c’è retorica del “si stava meglio prima”, ma la fotografia di un settore in rapida trasformazione.
Funzionano bene i capitoli sugli inizi. La giovane diplomata dell’Istituto Agrario, che spiega ai produttori come migliorare i vini senza sentirsi davvero preparata, non viene mai mitizzata. L’autrice insiste sulle proprie incertezze e sulle figuracce. Alcuni episodi — il vino rovesciato su un senatore, la convocazione del Consiglio firmata autonomamente, il Sauternes scambiato quasi per un vino difettoso — funzionano perché raccontati con tempi da commedia.
Interessante anche il modo in cui emerge il tema femminile, senza trasformarlo in manifesto. Discriminazione e paternalismo restano sullo sfondo, affrontati con ironia più che con rivendicazione. Accanto al tono leggero, il libro contiene anche una difesa netta del vino come elemento culturale e identitario. Nell’introduzione Mazzeschi prende posizione contro quella che chiama una “caccia alle streghe” verso il vino e rivendica il valore della moderazione e della cultura enologica.
Il libro è a tratti disomogeneo: alcuni capitoli sembrano appunti lasciati volutamente grezzi, altri più costruiti. Ma è probabilmente anche questa la sua forza. Tappi, tacchi e miracoli non punta alla perfezione letteraria, ma all’immediatezza e alla memoria di chi ha vissuto un settore dall’interno per decenni.
Per chi lavora nel vino, nella comunicazione o nei Consorzi, il libro offre situazioni riconoscibili. Per gli altri resta il ritratto di una professionista che ha attraversato un settore in continua trasformazione senza perdere ironia e curiosità.
Maddalena Mazzeschi
Tappi, tacchi e miracoli
Il lato spirit…oso della comunicazione del vino
Giraldi Editore




