A Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga, Dievole porta con sé una storia che attraversa quasi mille anni di viticoltura nel territorio del Chianti Classico. La prima testimonianza documentata risale al 1090, quando un contratto registrò l’affitto di una vigna proprio nella zona che ancora oggi conserva il nome della tenuta. Un dato che colloca questa proprietà tra le realtà storiche di un’area profondamente legata alla coltivazione della vite.
Qui abbiamo incontrato Gianni Mucciarelli, che ci ha accompagnato tra vigneti, cantina e spazi dedicati all’ospitalità, raccontando l’evoluzione di Dievole e il lavoro portato avanti negli ultimi anni per leggere con maggiore precisione le differenze interne alla proprietà.
La tenuta comprende 158 ettari di vigneto, distribuiti tra i 270 e i 420 metri di altitudine. Le parcelle si distinguono per esposizioni, pendenze e caratteristiche dei terreni, elementi che incidono direttamente sul profilo delle uve e sulla successiva interpretazione in cantina. Al centro rimane il Sangiovese, vitigno di riferimento del Chianti Classico, affiancato da varietà tradizionali toscane come Canaiolo, Ciliegiolo e Colorino.
Dal 2017 Dievole è certificata biologica, passaggio che ha consolidato un percorso già orientato verso una gestione più attenta del vigneto. Il lavoro agronomico punta a seguire l’equilibrio naturale delle piante e a conservare le differenze tra le varie zone della proprietà, evitando di uniformare ciò che il terreno restituisce in modo differente.
Negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla lettura delle singole vigne. È proprio da questo approccio che nasce una parte importante del progetto enologico: osservare come il Sangiovese possa assumere sfumature diverse a seconda della parcella di provenienza.
Il Chianti Classico DOCG rappresenta il centro della produzione, affiancato dal Novecento Chianti Classico Riserva, etichetta nata nel 1990 per ricordare i novecento anni dalla prima attestazione storica della tenuta. Un vino che occupa un posto particolare nella storia recente di Dievole e che ha dato il nome anche al ristorante interno alla proprietà.
A questo si aggiunge Vigna Sessina Chianti Classico Gran Selezione, espressione di una delle vigne più rappresentative della tenuta, insieme al progetto dedicato ai singoli vigneti Casanova, Catignano e Petrignano.
Tre nomi che corrispondono a tre parcelle differenti e, soprattutto, a tre interpretazioni del Sangiovese. Cambiano i suoli, le esposizioni e le condizioni microclimatiche, e con esse cambia il modo in cui il vitigno si esprime nel bicchiere. Il progetto consente così di mettere a confronto vini nati all’interno della stessa proprietà ma capaci di raccontare identità distinte.
Il tema della zonazione e della lettura dei vigneti assume un peso sempre maggiore nel Chianti Classico, dove la ricerca sulle caratteristiche delle singole aree sta contribuendo a definire con maggiore precisione le differenze territoriali. In questo contesto, il lavoro di Dievole si muove nella direzione di una produzione che non si limita al nome della denominazione, ma cerca di restituire il carattere di ogni parcella.
Accanto al vino trova spazio anche l’ospitalità. Dievole è Wine Resort, enoteca e ristorante, con una proposta che permette di prolungare l’esperienza della tenuta oltre la degustazione. All’interno della villa si trova il Ristorante Novecento, che riprende nel nome la storica Riserva e propone una cucina legata alla stagionalità e alle materie prime del territorio toscano.
Vigna, cantina, cucina e accoglienza diventano così parti di uno stesso racconto, costruito intorno al paesaggio di Vagliagli e alla storia agricola di questa zona del senese.
Nel video, Gianni Mucciarelli ci accompagna proprio dentro questa realtà, spiegando come una tenuta documentata fin dal Medioevo continui oggi a interrogarsi sulle differenze tra i propri vigneti e sulle possibilità espressive del Sangiovese. Un percorso che parte dal 1090, ma che trova nel lavoro quotidiano in vigna il suo capitolo più contemporaneo.



