Nocciole e vino, due produzioni che hanno inciso profondamente sull’economia agricola di Langhe e Roero, attraversano una fase delicata. Rese e quotazioni mettono alla prova la corilicoltura, mentre per il comparto vitivinicolo prosegue una situazione di mercato poco favorevole. Su entrambi pesano l’aumento delle spese aziendali e gli effetti di stagioni sempre più difficili da gestire dal punto di vista climatico.
A sollevare il problema è Confagricoltura Cuneo, che chiede interventi per sostenere aziende chiamate negli ultimi anni a investire in impianti, strutture, tecnologie e pratiche più efficienti.
“Parliamo di comparti che da anni garantiscono sviluppo, occupazione e solidità all’economia locale e che oggi si trovano ad affrontare una fase molto complessa, tra difficoltà produttive, aumento dei costi e prospettive di mercato incerte – dichiara il direttore provinciale Roberto Abellonio –. Siamo quindi ragionevolmente preoccupati e chiediamo interventi urgenti per tutelare imprese che negli ultimi anni hanno investito somme ingenti nell’ammodernamento delle loro strutture per essere sempre più sostenibili e competitive sui mercati“.
La situazione interessa in modo particolare le aziende che si occupano esclusivamente della coltivazione. Chi vende uva o nocciole senza trasformare direttamente il raccolto ha infatti minori possibilità di recuperare margini attraverso la vinificazione, la lavorazione del prodotto o la vendita al consumatore finale.
A comprimere ulteriormente i bilanci sono le principali voci necessarie alla gestione dei campi. Nel monitoraggio pubblicato da TESEO-Clal il 18 settembre, il gasolio agricolo veniva indicato a 1,45 euro al litro, con un incremento del 43,1% rispetto all’anno precedente, mentre l’urea aveva raggiunto i 625 euro a tonnellata, il 36,2% in più. Numeri che incidono direttamente sulle lavorazioni nei noccioleti e nei vigneti: dalla movimentazione dei mezzi agricoli alla concimazione, fino alle numerose operazioni necessarie durante l’anno. Al momento, inoltre, corilicoltura e viticoltura non rientrano nel contributo straordinario richiamato da Confagricoltura Cuneo per compensare almeno in parte l’aumento del prezzo dei fertilizzanti.
Sul fronte del lavoro si aggiungono gli effetti del rinnovo del Contratto collettivo nazionale per gli operai agricoli e florovivaisti 2026-2029, sottoscritto a maggio. Per il biennio 2026-2027 è previsto un aumento retributivo complessivo del 5,1%: il 3,4% è scattato dal 1° giugno 2026, mentre un ulteriore 1,7% entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027. L’accordo riguarda quasi 170 mila imprese e oltre un milione di lavoratori. L’adeguamento risponde alla necessità di tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori agricoli, ma per le imprese rappresenta allo stesso tempo una voce da inserire in conti già appesantiti da carburanti, fertilizzanti e altri mezzi tecnici.
Giovani aziende esposte a ricavi meno prevedibili
A preoccupare l’organizzazione agricola è anche la posizione degli imprenditori che negli ultimi anni hanno scelto di investire proprio nei vigneti e nei noccioleti di Langhe e Roero, spesso affrontando costi iniziali elevati e programmi aziendali costruiti sul medio e lungo periodo.
“Negli ultimi anni molti giovani imprenditori hanno scelto di insediarsi in agricoltura, investendo nella coltivazione dei vigneti e dei noccioleti e credendo nelle prospettive di queste filiere – sottolinea Alessandro Bottallo, responsabile Confagricoltura zona di Alba –. Oggi, però, si trovano a operare in un contesto caratterizzato da costi crescenti e ricavi sempre più incerti. È necessario intervenire per garantire condizioni di sostenibilità economica alle aziende e non disperdere il patrimonio imprenditoriale costruito nel tempo e per continuare a valorizzare territori che proprio per la loro unicità sono stati premiati dal riconoscimento Unesco“.
Per il nocciolo, il problema non riguarda soltanto i costi. Nel corso del 2026 il settore piemontese ha dovuto confrontarsi anche con rese inferiori, condizionate dalle temperature elevate e dalle anomalie climatiche. Sul versante vitivinicolo pesa invece una fase commerciale che si protrae da tempo e che rende più difficile programmare produzione, scorte e investimenti. Sono dinamiche diverse, ma che finiscono per incontrarsi nei bilanci delle aziende: produrre costa di più proprio mentre il valore e la quantità del raccolto diventano meno prevedibili.
La richiesta: alleggerire almeno il costo del gasolio
Tra le misure indicate da Confagricoltura Cuneo c’è l’estensione del credito d’imposta sul gasolio agricolo. L’organizzazione aveva già posto la questione nei mesi scorsi, sostenendo che gli interventi sulle accise avessero avuto un impatto limitato rispetto alla crescita del prezzo del carburante.
“Non possiamo ignorare le difficoltà di settori che rappresentano un elemento identitario ed economico specifico del territorio di Langhe e Roero – prosegue Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo –. Per questo chiediamo che vengano individuati strumenti di sostegno adeguati, a partire dall’estensione del credito d’imposta sul gasolio agricolo, così da alleggerire almeno in parte il peso dei rincari energetici. La tutela di noccioleti e vigneti non riguarda soltanto il futuro delle singole aziende, ma anche quello di un sistema economico e sociale che negli anni ha costruito una parte importante della propria identità e della capacità di sviluppo a partire dall’agricoltura. In queste settimane, le nostre Sezioni di prodotto sono al lavoro per completare una serie di proposte concrete che presenteremo quanto prima alle istituzioni“.
La questione riguarda quindi non solo le campagne, ma una filiera molto più ampia. Vigneti e noccioleti alimentano cantine, aziende di trasformazione, attività commerciali e numerose imprese collegate al turismo e alla ristorazione. Il punto posto da Confagricoltura Cuneo è soprattutto economico: evitare che la crescita delle spese e una minore certezza sui ricavi riducano progressivamente la capacità delle aziende di investire e di mantenere le coltivazioni.
Le sezioni di prodotto dell’organizzazione stanno ora lavorando a un pacchetto di proposte da presentare alle istituzioni. Al centro ci saranno gli strumenti per contenere i costi e dare maggiore stabilità a due comparti che, pur attraversando problemi differenti, condividono oggi la stessa necessità: mantenere sostenibile la produzione agricola nelle colline di Langhe e Roero.



