Venticinque edizioni per un concorso nato insieme a Go Wine e cresciuto attorno a un’idea rimasta centrale negli anni: leggere il vino attraverso i luoghi in cui viene prodotto, la viticoltura, le persone e la cultura che lo accompagna. Sabato 26 settembre, nella Sala delle Maschere del Castello di Grinzane Cavour, si è svolta la premiazione di “Bere il Territorio“, il Concorso Letterario Nazionale promosso dall’associazione albese.
L’edizione 2026 coincide con un anniversario importante. Go Wine, nata ad Alba nel 2001 per promuovere la cultura del vino e l’enoturismo, ha infatti raggiunto i 25 anni di attività, festeggiati il giorno successivo alla premiazione con i soci arrivati da diverse delegazioni italiane.
In un quarto di secolo anche il concorso è cambiato. Alla scrittura e alla letteratura si sono affiancati progressivamente riconoscimenti dedicati alla ricerca, alla divulgazione scientifica e alla sostenibilità. Resta invece invariato il principio racchiuso nel titolo: “bere il territorio” significa non separare il vino dal luogo che lo produce, dalla storia dei vitigni, dal lavoro agricolo e dalle comunità che vivono le aree viticole.
Un tema che Go Wine considera ancora più rilevante in una fase segnata dal cambiamento climatico, dalle tensioni commerciali, dal dibattito sul rapporto tra vino e salute e dalla trasformazione dei consumi.
“Per molti anni – afferma Massimo Corrado, presidente di Go Wine – ci siamo interrogati sulla validità di continuare a promuovere questa esperienza. La situazione attuale, paradossalmente, rafforza le ragioni di promuovere il concorso letterario Bere il territorio e di svolgere così una costante opera divulgativa. Il vino e la viticoltura appartengono alla civiltà di un grande Paese come l’Italia; non si possono banalizzare secoli di storia o affermare reazioni scomposte sull’onda di sensazioni di una stagione“.
Laura Pariani è “Il Maestro” della XXV edizione
Il riconoscimento de “Il Maestro“ è stato assegnato quest’anno a Laura Pariani, scrittrice e autrice teatrale.
Il premio, introdotto dalla terza edizione del concorso, viene destinato a personalità della cultura italiana il cui lavoro abbia un rapporto significativo con i luoghi, la memoria e la cultura materiale. A presentare Pariani al pubblico del Castello è stata Margherita Oggero, componente della giuria. Per la scrittrice il ritorno a Grinzane Cavour aveva anche un significato personale: proprio qui, nel 1994, aveva ricevuto il primo premio della sua carriera. “Ogni premio è per chi scrive una conferma di stare andando nella direzione giusta. E questo è tanto più vero in questo caso, visto che si tratta di un premio che valuta la continuità di un lavoro artistico. Tante le emozioni della serata del 26 settembre. La prima è stata il colpo al cuore del ritorno al castello di Grinzane Cavour, dove nel lontano 1994 ricevetti il primo premio della mia ormai lunga carriera. Aggiungo che per me il vino è uno dei grandi piaceri della vita e che quindi il coronamento della serata – tra piatti eccellenti, bottiglie “del territorio” e bella conversazione – è stato un momento di vera letizia.“
L’albo de “Il Maestro“ riunisce nomi che provengono dalla letteratura, dal giornalismo, dall’arte, dalla musica e dal cinema. Negli anni il riconoscimento è andato, tra gli altri, a Luigi Meneghello, Niccolò Ammaniti, Claudio Magris, Dacia Maraini, Alberto Arbasino, Francesco Guccini, Pupi Avati, Gustavo Zagrebelsky, Luciano Canfora, Marcello Fois, Paolo Pejrone, Tullio Pericoli, Ugo Nespolo, Antonio Ricci e Melania Mazzucco.
Un secondo riconoscimento speciale è stato assegnato a Luigi Moio, docente universitario, ricercatore e autore di numerose pubblicazioni scientifiche, presidente dell’OIV – Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino dal 2021 e oggi vicepresidente.
Il premio riguarda in particolare la sua attività di divulgazione e il successo di “Il respiro del vino“, volume che ha superato le 70 mila copie vendute e nel quale Moio affronta, con linguaggio accessibile, uno degli aspetti centrali della degustazione: il profumo.
“Il Respiro del Vino – ha dichiarato Moio – è un saggio scientifico nel quale viene spiegato in modo estremamente semplice la genesi degli odori, l’importanza degli odori del vino e da dove vengono fuori; quali sono quelli importanti per identificare una varietà. E ancora: che cosa succede durante l’invecchiamento del vino e come si mette in evidenza l’importanza primaria del profumo che rende appunto il vino diverso da qualsiasi altra bevanda. Perché quel profumo – continua Moio – è influenzato dal suolo, dalla vigna, dal territorio; il “dove” viene prodotto quel vino è quella parte con la quale il vino parla con gli appassionati e con gli uomini“. La presenza di Moio allarga così il campo del concorso dalla letteratura alla divulgazione scientifica, mettendo accanto alla scrittura sul vino lo studio dei meccanismi che ne determinano profumi ed evoluzione.
Nella sezione generale il premio è andato a Lorenzo Franchini, di Induno Olona, in provincia di Varese, per il racconto “Bartolo Brusaferri, lo zen e l’arte d’andar per cantine“.
Il riconoscimento dedicato a una pubblicazione che abbia il vino come tema centrale, o che gli riservi particolare attenzione, è stato invece assegnato a Nello Bongiolatti per “Valtellina, culla della Chiavennasca e del Vino”, pubblicato da Casa Editrice Stefanoni.
Per il quinto anno consecutivo Bere il Territorio ha assegnato anche un premio specifico alla sostenibilità, introdotto nel percorso di aggiornamento del concorso con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Il riconoscimento 2026 è andato a Equalitas, ente nato nel 2015 da un’iniziativa di FederDoc, con la partecipazione di CSQA Certificazioni, Valoritalia, Gambero Rosso e 3AVino. Il suo standard SOPD – Vino Sostenibile, pubblicato nel 2017, comprende parametri ambientali, economici e sociali e ha introdotto nel modello di certificazione anche indicatori riguardanti il lavoro. Oggi le cantine certificate sono oltre 500 e rappresentano più del 20% della produzione nazionale. La presenza di Equalitas, insieme ai riconoscimenti attribuiti a Pariani e Moio, mostra anche come il concorso abbia progressivamente esteso il proprio campo: letteratura e scrittura restano alla base, ma accanto a queste entrano ricerca, divulgazione e temi direttamente legati alla gestione della filiera vitivinicola.
La giuria della XXV edizione era composta da Gianluigi Beccaria e Valter Boggione dell’Università di Torino, dalla scrittrice Margherita Oggero, da Bruno Quaranta de La Repubblica e da Massimo Corrado, presidente di Go Wine.
La premiazione al Castello di Grinzane Cavour ha anticipato di un giorno un’altra ricorrenza: domenica 27 settembre Go Wine ha riunito ad Alba i propri soci per i 25 anni dell’associazione.
“Siamo grati per le attenzioni ricevute e per aver condiviso questa esperienza con molti soci nel segno della community di Go Wine che continua a crescere – affermano da Go Wine. Un grazie alla Giuria per il suo fondamentale apporto, all’Enoteca Regionale Piemontese per averci accolto nella prestigiosa sede del Castello di Grinzane e alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Cuneo per il suo attento sostegno“.
Dopo venticinque edizioni, Bere il Territorio conserva dunque la sua impostazione iniziale ma amplia i temi affrontati. La letteratura resta il punto di partenza; intorno sono entrati il lavoro scientifico, la sostenibilità e le trasformazioni che stanno interessando la viticoltura. Il vino rimane il soggetto comune, osservato non come prodotto isolato ma attraverso ciò che lo precede: vigneti, luoghi, ricerca e persone.



