A Castiglione Falletto, sabato 12 settembre, Io, Barolo 2026 ha avuto un significato particolare: quest’anno la Strada del Barolo e grandi vini di Langa compie vent’anni. L’associazione, nata nel 2006, riunisce oggi oltre 140 realtà e lavora mettendo in relazione vino, ristorazione, ospitalità, produzioni agroalimentari e luoghi della cultura.
Il programma della giornata ha riservato proprio a questo anniversario uno spazio dedicato nella chiesetta di Sant’Anna, dove si è svolto il Salotto del Ventennale. A introdurre l’incontro è stato Sandro Minella, storico collaboratore della Strada del Barolo e responsabile delle degustazioni, che ha poi lasciato la parola a Daniele Manzone, direttore dell’associazione.
Il punto di partenza è stato il 2006, anno di fondazione della Strada, ma l’incontro ha guardato soprattutto a ciò che la rete è diventata nel tempo.
Una rete che va oltre le cantine
Nel suo intervento, Daniele Manzone ha ricordato come la Strada del Barolo e grandi vini di Langa sia cresciuta fino a comprendere più di 140 aderenti. Non soltanto aziende vitivinicole, dunque, ma anche ristoranti, strutture ricettive, produttori agroalimentari, musei e castelli.
È proprio questo uno degli aspetti che nel corso degli anni ha allargato il raggio d’azione dell’associazione. Il Barolo rimane il riferimento principale, ma attorno al vino si è costruita una rete che coinvolge chi accoglie, chi cucina, chi produce e chi custodisce una parte del patrimonio storico e culturale delle Langhe.
Manzone ha ripercorso i vent’anni di attività mettendo l’accento sul lavoro comune tra realtà molto differenti per dimensioni e funzioni. Una rete che permette alle singole aziende di non muoversi isolate e, allo stesso tempo, di presentare il territorio attraverso più punti di vista.
In questo senso, il turismo del vino non si esaurisce nella visita in cantina. Chi arriva nelle Langhe entra in contatto con ristoranti, strutture ricettive, produzioni locali, paesi, castelli e musei. La Strada del Barolo lavora proprio su questi collegamenti, cercando di rendere più leggibile un’offerta che nel corso degli anni è diventata sempre più articolata.
Cinque Barolo del 2006 per tornare all’anno della fondazione
Dopo l’intervento di Daniele Manzone, il racconto dei vent’anni si è spostato nei calici.
Il Salotto del Ventennale è proseguito infatti con una degustazione dedicata al Barolo 2006, scegliendo volutamente la stessa annata in cui nasceva l’associazione.
Cinque Barolo DOCG con vent’anni di evoluzione sono stati presentati insieme ai produttori, sotto la guida di Sandro Minella. Un modo molto concreto per mettere a confronto due percorsi paralleli: da una parte la storia della Strada del Barolo, dall’altra quella di vini che hanno trascorso lo stesso arco di tempo in bottiglia.
Il 2006 non era quindi soltanto una data simbolica. Nei bicchieri diventava possibile osservare cosa significa per un Barolo arrivare a vent’anni, seguendone l’evoluzione attraverso cinque interpretazioni differenti.
La presenza dei produttori ha permesso inoltre di affiancare all’assaggio il racconto delle singole etichette, riportando la degustazione alle aziende e ai luoghi da cui quei vini erano partiti vent’anni prima.
È stato uno dei momenti più interessanti della giornata proprio perché l’anniversario non è rimasto affidato soltanto ai ricordi o ai numeri. Il 2006 era lì, versato nei calici.
Dal Salotto alle vie di Castiglione Falletto
Il Salotto del Ventennale ha preceduto la parte più ampia di Io, Barolo, con la degustazione itinerante che ha coinvolto il centro storico di Castiglione Falletto.
Produttori e appassionati si sono ritrovati tra vie, piazze e cortili del borgo, con il Barolo protagonista attraverso aziende, annate e cru differenti.



