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Sicilia DOC Experience: Armonie e Contrasti, a Torino il racconto dell’isola attraverso i suoi vitigni

A Torino, il 18 maggio 2026, Sicilia DOC Experience: Armonie e Contrasti ha portato in degustazione l’identità vitivinicola dell’isola attraverso tre varietà simbolo della sua produzione: Grillo, Catarratto e Nero d’Avola.

L’incontro, promosso dal Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia, ha fatto parte del percorso di promozione nazionale della denominazione e ha offerto una lettura ampia del vigneto siciliano, tra territorio, sostenibilità, biodiversità e vitigni autoctoni. A introdurre il lavoro del Consorzio è stato il direttore generale Camillo Pugliesi, mentre la degustazione è stata condotta da Andrea Amadei.

La Sicilia è l’isola più grande del Mediterraneo e la più meridionale delle regioni italiane. Si estende per 25.832 chilometri quadrati, con una morfologia molto varia: il 61,4% del territorio è collinare, soprattutto nel centro-sud e nella parte sud-occidentale; il 24,4% è montano, in particolare nella fascia settentrionale; il 14,2% è pianeggiante, soprattutto lungo le coste e nella piana di Catania. Le province sono Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani.

Questa varietà geografica si riflette nei vini. I suoli cambiano in modo netto da una zona all’altra: calcarei, sabbiosi, di medio impasto, limosi e argillosi, con aree vulcaniche, pianure alluvionali, sedimenti costieri e terreni di diversa origine geologica. Anche il clima presenta forti differenze. Lungo le coste è mite, con precipitazioni medie annue tra 400 e 500 millimetri e piogge quasi assenti in estate; sull’Etna si incontrano condizioni più umide, con differenze marcate tra il versante orientale e quello settentrionale; nell’entroterra, soprattutto tra Trapani, Palermo, Agrigento e Caltanissetta, prevale un clima caldo e umido.

Il vigneto siciliano conta 96.903 ettari: una superficie tre volte più ampia di quella della Nuova Zelanda, paragonabile a quella del Sudafrica e di poco inferiore a quella della Germania. Ancora più significativo è il dato sul biologico: con circa 32 mila ettari, la Sicilia ha il vigneto biologico più esteso d’Italia, oltre quattro volte quello del Veneto e quasi il doppio rispetto a Toscana e Puglia.

AIS Piemonte - Sicilia DOC Experience: Armonie e Contrasti

La sostenibilità è uno dei punti centrali del racconto della denominazione. L’isola conta 46 mila ettari di vigneti sostenibili. A questo si aggiungono una vendemmia che può durare circa 100 giorni, più di 70 varietà autoctone, una biodiversità ampia e condizioni climatiche che favoriscono una viticoltura attenta all’ambiente.

La Denominazione di Origine Controllata Sicilia è nata con decreto ministeriale del 22 novembre 2011. Il Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia è stato costituito il 12 giugno 2012 e ha ottenuto il primo riconoscimento “Erga Omnes” con decreto del 15 aprile 2014. Da allora il suo lavoro si è concentrato su tutela, vigilanza, valorizzazione e promozione, con una presenza sempre più riconoscibile nel sistema produttivo dell’isola.

Dal primo gennaio 2022 le bottiglie di Sicilia DOC sono contrassegnate dal sigillo di Stato, introdotto per garantire un livello ulteriore di sicurezza e tracciabilità. Lo strumento rafforza la protezione contro la contraffazione e consolida il rapporto di fiducia con consumatori e operatori.

I numeri del Consorzio danno la misura del percorso compiuto: 7.264 viticoltori, 500 imbottigliatori, 20.595 ettari rivendicati nel 2024 e 75.411.197 bottiglie prodotte nel 2025. La DOC Sicilia svolge anche un ruolo di traino per altre denominazioni dell’isola: sono dieci le DOCG e DOC siciliane che possono utilizzare la menzione Sicilia: Menfi, Monreale, Noto, Pantelleria, Vittoria, Cerasuolo di Vittoria, Contea di Sclafani o Valledolmo, Contessa Entellina, Eloro ed Etna.

Il vino si inserisce in una fase di forte visibilità per l’isola. La Sicilia è stata nominata Regione Europea della Gastronomia 2025, prima regione italiana a ottenere il titolo, assegnato dall’IGCAT, Istituto Internazionale della Gastronomia, Cultura, Arte e Turismo, dopo la candidatura presentata nel 2022. Il Consorzio era tra i firmatari del protocollo che ha accompagnato l’istanza.

Anche il turismo conferma l’attrattività della regione. L’ultimo dato ufficiale indica 3.658.523 turisti stranieri in arrivo in Sicilia, con una stagione sempre più lunga. L’isola compare stabilmente tra le mete apprezzate del Travellers’ Choice Best of the Best di Tripadvisor ed è stata indicata da Airbnb tra le 25 destinazioni più di tendenza al mondo.

Dentro questo scenario si è inserito Sicilia DOC in tour, il programma di promozione 2026 rivolto agli operatori del settore. Sicilia DOC Experience: Armonie e Contrasti ha previsto dodici tappe: Bologna, Napoli, Firenze, Lecco, Lecce, Milano, Treviso, Fiumicino, Torino, Brescia, Mantova e Novara.

AIS Piemonte - Sicilia DOC Experience: Armonie e Contrasti

La tappa torinese ha messo al centro la masterclass The Three Pillars of Sicilian Wine: Grillo, Catarratto and Nero d’Avola, guidata da Andrea Amadei. Il percorso ha costruito un racconto in più passaggi: dai bianchi storici dell’isola alle interpretazioni più attuali, fino al rosso siciliano più riconosciuto.

La degustazione si è aperta con “ARYA” Spumante Metodo Classico Catarratto 2020 di Caruso & Minini, legato all’area della Laguna dello Stagnone. Il Catarratto, nelle sue forme Bianco Comune e Bianco Lucido, è tra i vitigni più antichi e diffusi dell’isola. Già nel 1696 Cupani, nel suo Hortus Catholicus, distingueva un Catarrattu vrancu da un Catarratto reuso o reticu. Oggi resta una delle principali cultivar siciliane, coltivata soprattutto nelle province di Trapani, Palermo e Agrigento, ma presente in tutta la regione.

Il percorso sul Catarratto Sicilia DOC è proseguito con Buonsenso 2024 di Tasca d’Almerita, collegato ai paesaggi dell’entroterra e al Castello di Sperlinga. Il vitigno, iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite con i numeri 058 e 059, rappresenta una chiave di lettura importante per comprendere la storia dei bianchi siciliani: una varietà capace di unire freschezza, materia e forte legame con le zone di coltivazione.

Il Grillo è stato presentato attraverso Costa del Pero Grillo Sicilia DOC 2023 di Tonnino, associato all’area di Monte Inici, e Viviri Grillo Sicilia DOC 2024 di Tenuta Rapitalà, legato al paesaggio del Parco archeologico di Segesta. Gli studi molecolari indicano il Grillo come risultato dell’incrocio tra Catarratto Bianco e Zibibbo, o Moscato di Alessandria. Iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite con il numero 005, si distingue per il colore giallo intenso con riflessi verdognoli, l’elevata intensità aromatica, le note agrumate di pompelmo, i richiami a verdure speziate e fiori bianchi, l’acidità equilibrata e una struttura spesso piena.

La parte dedicata al Nero d’Avola ha mostrato la versatilità del principale rosso siciliano. Il primo assaggio è stato Aprile DOC Sicilia Rosato Nero d’Avola 2024 di Fondo Antico, associato all’Isola di Mozia. Il rosato ha permesso di leggere il vitigno in una versione più immediata, giocata sulla freschezza e sull’espressione fruttata.

Sono seguiti Nero d’Avola DOC Sicilia 2023 di Del Grillo, legato al Lago Poma, e Nero Saraceno Nero d’Avola 2020 di Bagliesi, richiamato dal Castello Chiaramontano. Il Nero d’Avola è noto in Sicilia dalla fine del Seicento ed era compreso nel gruppo delle varietà chiamate “Calavrisi”. Nel bicchiere si presenta in genere con colore rosso rubino intenso, profumo ampio e complesso, note fruttate, richiami di pepe, sensazioni vegetali fresche, sfumature speziate e talvolta accenti di noce. Al palato ha corpo, tannini decisi e acidità equilibrata.

La degustazione si è chiusa con Due Lune Nero d’Avola – Nerello Mescalese 2022 di Cellaro, collegato al Lago Arancio. L’incontro tra Nero d’Avola e Nerello Mescalese ha ampliato la lettura del rosso siciliano, mettendo in dialogo struttura, tensione e profondità aromatica.

La tappa di Torino ha restituito un quadro chiaro della Sicilia DOC: una denominazione giovane nella forma istituzionale, ma sostenuta da un patrimonio viticolo vasto, da numeri importanti e da una geografia capace di cambiare volto a pochi chilometri di distanza. Dai bianchi storici ai rossi più riconoscibili, l’isola ha mostrato una viticoltura solida, dinamica e sempre più leggibile sui mercati.

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