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ReWine Canavese 2026, al Castello di Ivrea il territorio si racconta tra Erbaluce, Nebbiolo e masterclass

Dall’Erbaluce di Caluso al Nebbiolo, fino ai vigneti terrazzati di Carema: domenica 17 maggio il Castello di Ivrea ha riunito produttori, appassionati e operatori del settore per la nuova edizione di ReWine Canavese, organizzata dai Giovani Vignaioli Canavesani.

Banchi d’assaggio, incontri e masterclass hanno composto il programma di una giornata dedicata a un’area vitivinicola complessa, che cambia carattere nel giro di pochi chilometri. Il Canavese non si lascia racchiudere in un’unica immagine: comprende le colline dell’Erbaluce, i rossi da Nebbiolo, le vigne in quota e il paesaggio verticale di Carema, segnato da pergole, terrazzamenti e muretti in pietra.

Qui la coltivazione della vite conserva una dimensione prevalentemente manuale. Le parcelle sono spesso piccole e frammentate, distribuite lungo pendii che richiedono lavoro, precisione e una conoscenza profonda del terreno. Tra questi filari trova spazio anche il Picotener, biotipo storico del Nebbiolo legato alla viticoltura dell’area.

Tra i produttori presenti, Sorpasso, progetto di Vittorio Garda e Martina Ghirardo, ha portato a Ivrea il racconto di Carema e della sua viticoltura di montagna. Una denominazione costruita su appezzamenti ridotti, muri di pietra e pergole che modellano il paesaggio, dove ogni fase del lavoro richiede un rapporto diretto con la vigna.

A Villareggia, Luca Leggero lavora invece sull’Erbaluce e sul Nebbiolo, recuperando la memoria vinicola locale attraverso l’agricoltura biologica e sperimentando affinamenti anche in anfora. Una ricerca che parte dalle varietà del territorio e ne esplora differenti possibilità espressive.

La dimensione collettiva di Carema è rappresentata dai Produttori di Carema, cantina nata nel 1960 e ancora legata a una rete di piccoli conferitori. In questa parte del Canavese, il Nebbiolo assume un profilo teso, fine e verticale, fortemente condizionato dall’altitudine e dalla conformazione dei vigneti.

Altaluce ha portato al banco un’altra lettura dei vini di montagna, quella legata ai vigneti in quota, alle dorsali e ai pendii dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea. Un paesaggio geologico che continua a incidere sull’identità delle uve e sul lavoro dei produttori.

A Strambinello, Nuove Tradizioni di Gualtiero Onore concentra la propria attività su Nebbiolo ed Erbaluce, con un’idea dichiarata e personale del Canavese. I suoi vini sono “egocentrici ed edonistici”, come li definisce lo stesso produttore, e affidano anche alle etichette il compito di rendere immediatamente riconoscibile il progetto.

L’edizione 2026 ha ospitato inoltre alcuni giovani vignaioli del Gavi, offrendo un confronto con un’altra area piemontese fortemente identificata con un vitigno. Cascina Gentile, Castellari Bergaglio, Tenuta San Pietro e Il Poggio di Gavi hanno presentato interpretazioni differenti del Cortese, dalle versioni giocate sulla freschezza a quelle più strutturate e profonde.

Il dialogo tra territori è proseguito nelle masterclass. Quella dedicata ai vini rossi ha riunito Carema, Alto Piemonte, Valtellina e Valle d’Aosta, allargando lo sguardo sul Nebbiolo di montagna e sulle forme che il vitigno assume lontano dalle aree più conosciute.

Altitudine, esposizioni, suoli e sistemi di allevamento modificano il carattere del vino, restituendo letture più sottili, nervose e spesso lontane dalla potenza. Il confronto ha permesso di osservare come una stessa uva possa cambiare voce attraversando territori diversi, mantenendo però una riconoscibile tensione comune.

Con ReWine Canavese, il Castello di Ivrea è diventato così il punto d’incontro di una generazione di produttori che lavora per dare maggiore visibilità a un territorio ancora poco raccontato. Non una sola identità, ma una costellazione di vigne, paesi e interpretazioni, accomunate dalla volontà di riportare al centro il paesaggio e il lavoro di chi lo coltiva.

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