Dal 1° al 31 agosto 2026, i centri storici di Terre Roveresche e San Costanzo, nelle Marche, diventano le tappe di un percorso diffuso tra mostre, installazioni, ricerca architettonica e attività formative. È la nuova edizione di Borghi Invisibili, progetto nato per rileggere i piccoli paesi attraverso le relazioni che uniscono persone, paesaggio e memoria.
Non una semplice successione di esposizioni, ma un itinerario che attraversa palazzi rinascimentali, locali rimasti a lungo chiusi, finestre, vetrine e strade dei borghi compresi tra i fiumi Metauro e Cesano. L’arte contemporanea interviene negli spazi esistenti senza cancellarne le tracce, mentre architettura, fotografia, disegno e tecnologie digitali offrono nuovi strumenti per osservare luoghi spesso esclusi dai principali circuiti culturali.
La rassegna, intitolata “Borghi Invisibili: riscoprire l’armonia tra uomo, luogo e memoria“, concentra il proprio programma a Barchi e Orciano, due nuclei storici del territorio di Terre Roveresche. Il punto di partenza è Palazzo Lenci, edificio simbolo del progetto di recupero avviato nel 2025 e oggi pensato come laboratorio permanente di cultura, ricerca e progettazione partecipata.
Qui sarà allestita “Il Disegno dell’Invisibile“, mostra che mette in relazione matematica, architettura e musica per indagare le regole dell’armonia. Il percorso parte dalla proporzione aurea e arriva alla geometria del suono, accostando il sistema compositivo delle ville di Andrea Palladio al Modulor elaborato da Le Corbusier.
L’obiettivo è rendere visibili strutture e rapporti che normalmente sfuggono allo sguardo, ma che determinano il modo in cui un edificio viene progettato, uno spazio viene percepito o una sequenza musicale trova il proprio equilibrio. Le forme architettoniche non vengono quindi presentate come oggetti isolati, ma come espressioni di un ordine che attraversa discipline, epoche e linguaggi differenti.
A Orciano, la mostra “Proporzioni, Armonie e Paesaggi“ di Alessandro Facchin prosegue la ricerca attraverso il disegno. Le opere riducono costruzioni e vedute ai loro elementi essenziali, cercando nel segno il punto d’incontro tra intervento umano e ambiente naturale. Il paesaggio non è trattato come semplice scenario, ma come una struttura complessa in cui architettura, territorio e presenza umana si modificano reciprocamente.
Accanto alle due mostre principali, Borghi Invisibili porta l’arte in spazi meno convenzionali. Nell’ex macelleria di Palazzo Lenci, la fotografa Sara Pergolini presenta “Sconosciuti?“, un’indagine sull’identità e sul rapporto con la propria immagine. Il progetto parte da una domanda apparentemente semplice: quanto conosciamo davvero la persona che incontriamo ogni giorno davanti allo specchio?
Il lavoro fotografico sposta così l’attenzione dai luoghi alla dimensione individuale. Il volto diventa un territorio da osservare, attraversato da memoria, percezioni e trasformazioni. La scelta dell’ex macelleria, con la sua funzione originaria ancora riconoscibile, introduce un ulteriore livello di lettura: uno spazio del lavoro quotidiano viene riaperto e affidato a una riflessione sulla persona.
Con “Ri-abitare“, invece, l’intervento esce dagli edifici e raggiunge le vie dei centri storici. La disegnatrice Elisa Zago, fondatrice di Asile’s World Lab, utilizza finestre e vetrine vuote per riportare presenze nei luoghi segnati dallo spopolamento e dalla chiusura delle attività.
Le superfici inutilizzate diventano depositarie di volti, figure e frammenti della memoria locale. Tra i personaggi rappresentati compaiono Giulio della Rovere, Gregorio XIII, Guidobaldo II, Lucrezia d’Este, Vittoria Farnese, Eleonora Gonzaga, Giò Pomodoro, Nicolò Fontei e Nicolò Betti. A loro si affiancano sagome di persone comuni, richiamo a quella comunità anonima che ha abitato, lavorato e costruito nel tempo l’identità sociale dei borghi.
Le installazioni non tentano di ricreare artificialmente ciò che non esiste più. Mettono invece in evidenza i vuoti, trasformandoli in superfici narrative. Le finestre chiuse e le vetrine senza attività smettono così di essere soltanto il segno di un’assenza e tornano a stabilire un rapporto con chi percorre le strade.
Palazzo Lenci, un cantiere aperto alla comunità
Borghi Invisibili nasce nel 2025 come progetto sperimentale di rigenerazione urbana e sociale promosso da 593 STUDIO Srl – SB, società di architettura e ingegneria con sede a Castelfranco Veneto, e dagli Istituti Filippin – La Salle International Campus di Pieve del Grappa.
All’iniziativa partecipano le Pro Loco di Orciano e Barchi, con il patrocinio dei Comuni di San Costanzo e Terre Roveresche, in provincia di Pesaro e Urbino. Il progetto coinvolge inoltre realtà locali e internazionali, tra cui la tedesca International University, con la quale sono state sviluppate diverse attività formative. Tra queste figura il workshop Officina Rinascimentale, organizzato dal 25 al 28 giugno 2026.
Il primo intervento si è concentrato su Palazzo Lenci, nel borgo rinascimentale di Barchi. L’edificio appartiene al disegno urbano della cosiddetta “città ideale“, concepita nel Cinquecento dall’architetto Filippo Terzi su incarico del marchese Pietro Bonarelli della Rovere.
Il palazzo è stato acquistato da 593 Studio per trasformarlo in un cantiere permanente, non limitato al recupero materiale dell’immobile. L’idea è farne uno spazio capace di ospitare attività culturali, formative, artigianali e produttive, insieme a forme di accoglienza responsabile e sostenibile.
La prima fase dei lavori ha interessato le facciate, il tetto e i camini storici, con l’obiettivo di conservare i caratteri architettonici dell’edificio. Durante gli interventi interni sono emersi anche affreschi rimasti nascosti per secoli sotto gli strati delle pareti, restituendo nuove informazioni sulla storia del palazzo e sulle sue trasformazioni.
“Il cantiere permanente di Palazzo Lenci cerca di recuperare una parte significativa del borgo di Barchi, capolavoro dell’architetto Filippo Terzi, ricucendo relazioni tra persone e luoghi attraverso l’arte, l’artigianato e la formazione“, commenta Michele Sbrissa, Ceo di 593 Studio. “Per noi di 593 Studio, la rigenerazione ha senso solo se partecipata: avviare un progetto simile significa fondere storia, tecnologia e innovazione sociale. “Borghi Invisibili” dimostra che l’architettura e l’urbanistica non sono elementi statici, ma organismi vivi da interpretare e manipolare in funzione del bene comune. Palazzo Lenci rinasce così come spazio di accoglienza etica, cultura e ricerca, capace di dare nuova voce alle straordinarie identità di questo territorio. Un progetto che ci impegnerà assieme alle Pro Loco e a diversi attori locali da qui in avanti“.
Nella visione di Michele Sbrissa, amministratore delegato di 593 Studio, la partecipazione non è una formula da applicare al termine dei lavori, ma il principio da cui partire. Recuperare un edificio significa coinvolgere chi vive nei dintorni, ascoltare le competenze presenti e costruire funzioni che possano durare oltre il singolo evento.
Per questo la rassegna di agosto rappresenta soltanto una parte di un processo più ampio. Le mostre e le installazioni rendono visibile un lavoro che comprende restauro, didattica, ricerca, mappatura digitale e confronto con le associazioni del territorio.
Dalle aule ai borghi
La componente educativa è uno degli elementi centrali del progetto. Borghi Invisibili è stato selezionato tra le migliori 25 Esperienze Didattiche Avanzate a livello nazionale e sarà presentato al Festival dell’Innovazione Scolastica 2026, in programma dal 4 al 6 settembre a Villa dei Cedri, a Valdobbiadene, nel Trevigiano.
Il percorso coinvolge studenti internazionali in attività che uniscono ricerca storica, scrittura, tecnologia, racconto dei luoghi e valorizzazione del patrimonio. Tra le esperienze realizzate rientra il video mapping architettonico proiettato sulla Porta Nova di Barchi, uno dei principali accessi storici al borgo.
“L’attività rappresenta un esempio concreto di come la scuola possa diventare un laboratorio di innovazione, cultura e partecipazione, mettendo in dialogo tradizione e nuove tecnologie attraverso un’esperienza immersiva di video mapping architettonico realizzata sulla Porta Nova di Barchi, uno dei simboli storici del borgo marchigiano” spiega il dirigente degli Istituti Filippin, Sileno Rampado. “Il progetto nasce da un percorso interdisciplinare che coinvolge attivamente gli studenti in tutte le fasi di lavoro: dalla ricerca storica alla scrittura del racconto. Tutto ciò rappresenta la nostra idea di scuola: una didattica aperta che esce dalle aule per farsi esperienza sul campo“.
L’esperienza degli Istituti Filippin mostra come lo studio del territorio possa diventare materia viva. Gli studenti non ricevono soltanto informazioni sul patrimonio, ma partecipano alla sua interpretazione: raccolgono documenti, elaborano contenuti, sperimentano strumenti digitali e contribuiscono alla costruzione di nuovi racconti pubblici.
La collaborazione con le associazioni locali consente inoltre di mettere in contatto generazioni e competenze diverse. Le Pro Loco non svolgono soltanto un ruolo organizzativo, ma diventano mediatrici tra progettisti, abitanti, studenti e visitatori.
“Per noi della Pro Loco di Barchi, “Borghi Invisibili” rappresenta un’occasione unica per fare della memoria storica un volano di futuro“, dichiara Mattia Vitali presidente della Pro Loco di Barchi. “Il territorio non è un semplice fondale cartolina, ma un custode di identità e relazioni umane profonde. Vedere riaprire Palazzo Lenci e assistere alla rigenerazione di spazi da tempo silenziosi ci riempie di orgoglio. Il coinvolgimento attivo della nostra comunità, che ha aperto le porte ai visitatori e collaborato alle installazioni, dimostra quanto questi luoghi abbiano ancora da dire“.
Il coinvolgimento degli abitanti permette di riportare attenzione su edifici e ambienti che rischiavano di uscire dalla vita quotidiana. Riaprire Palazzo Lenci, allestire l’ex macelleria o intervenire sulle vetrine significa restituire una funzione pubblica a luoghi rimasti silenziosi, senza cancellare le storie che li hanno attraversati.
“La forza di questo progetto risiede nella sua capacità di fare rete aprendo a collaborazioni inedite e per noi estremamente interessanti sotto un’unica visione culturale“, dichiara Linda Ricciardelli, presidente della Pro Loco di Orciano. “Crediamo fortemente che la valorizzazione del territorio passi attraverso il dialogo tra la bellezza del paesaggio e la creatività. Mostre come quelle ospitate nei nostri centri storici non solo richiamano visitatori, ma restituiscono agli stessi residenti uno sguardo nuovo su se stessi. Partecipare a “Borghi Invisibili” significa dare voce alla nostra storia artigiana e rurale, dimostrando che i piccoli borghi sono culle attive di innovazione sociale e meraviglia“.
Il progetto si estende oltre Barchi e Orciano. Il portale di Borghi Invisibili costruisce un percorso territoriale che dal mare di Torrette raggiunge l’entroterra, attraversando San Costanzo, Piagge, Orciano e altri centri compresi tra il Metauro e il Cesano.
La piattaforma digitale raccoglie le attività già realizzate, il programma della stagione e gli sviluppi futuri. Al suo interno è possibile esplorare anche le ricostruzioni tridimensionali dei borghi di Barchi e Cerasa, ottenute attraverso laser scanner, fotogrammetria e riprese con droni.
La tecnologia consente di leggere con precisione strade, edifici e geometrie medievali, costruendo un archivio utile tanto alla divulgazione quanto alla conoscenza e alla tutela. Il viaggio digitale non sostituisce quello fisico, ma offre un ulteriore accesso a paesi spesso poco conosciuti, rendendone visibili la struttura urbana e la complessità storica.
In questo intreccio tra restauro, arte e formazione, l’invisibile non coincide con ciò che non esiste. È piuttosto ciò che rischia di non essere più guardato: un palazzo chiuso, un’attività scomparsa, una finestra vuota, una storia rimasta sotto l’intonaco o un legame tra persone che attende di essere ricostruito. Borghi Invisibili parte da questi elementi e prova a riportarli nella vita contemporanea, facendo dei piccoli centri non il ricordo immobile di un passato, ma luoghi ancora capaci di produrre cultura e relazioni.




