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Gualtiero Onore a ReWine Canavese 2026: il Canavese secondo Nuove Tradizioni

Al Castello di Ivrea, ReWine Canavese 2026 ha riunito produttori, appassionati e operatori per raccontare una zona vitivinicola piemontese ancora poco conosciuta, ma attraversata da una crescente vitalità. Tra i vignaioli presenti anche Gualtiero Onore, fondatore di Nuove Tradizioni, azienda di Strambinello che interpreta il territorio attraverso Nebbiolo, Erbaluce e una comunicazione visiva dal carattere deciso.

La manifestazione, organizzata dai Giovani Vignaioli Canavesani, si è svolta domenica 17 maggio con un programma di banchi d’assaggio, incontri e masterclass. Al centro, le diverse espressioni del Canavese: dall’Erbaluce di Caluso ai rossi da Nebbiolo, fino al Carema, prodotto in una delle aree più complesse e riconoscibili della viticoltura piemontese.

Il racconto del vino si è intrecciato con quello del paesaggio. Pergole, terrazzamenti e muretti in pietra testimoniano una coltivazione che ha dovuto adattarsi nel tempo alla conformazione dei versanti e alla frammentazione delle parcelle. Un lavoro spesso manuale, legato a territori in cui la vigna non può essere separata dalla storia delle comunità che l’hanno mantenuta.

È in questo scenario che si inserisce il progetto di Gualtiero Onore. Le vigne di Nuove Tradizioni si trovano nei comuni dell’ex Pedanea, area collinare del Canavese caratterizzata da esposizioni, altitudini e composizioni dei suoli differenti. Una varietà che richiede una lettura attenta di ogni appezzamento e che diventa parte integrante dello stile aziendale.

La produzione si concentra soprattutto su Nebbiolo ed Erbaluce, due vitigni profondamente legati al Piemonte settentrionale, interpretati però senza cercare una riproduzione rigida dei modelli più conosciuti. L’obiettivo è costruire vini riconoscibili, capaci di restituire il territorio attraverso una sensibilità personale.

La gamma comprende Rĕbellĭo, Canavese DOC Bianco da Erbaluce, e Ciusèla, rosato ottenuto da Nebbiolo, Barbera e Neretto di Bairo. Il Super Canavesan, Canavese DOC Rosso, nasce invece da Barbera, Merlot e Cabernet Sauvignon, mentre Turris, Canavese DOC Nebbiolo, rappresenta il confronto più diretto dell’azienda con uno dei vitigni simbolo del territorio.

Anche i nomi delle bottiglie partecipano al racconto. Non sono semplici elementi commerciali, ma parti di un linguaggio che vuole allontanarsi da una comunicazione prevedibile. Lo stesso vale per le etichette, costruite come segni distintivi del progetto e pensate per rendere immediatamente riconoscibile l’identità di Nuove Tradizioni.

La componente visiva accompagna così la filosofia produttiva di Gualtiero Onore, che definisce i propri vini “egocentrici ed edonistici”. Una formula provocatoria, usata per descrivere etichette che non rinunciano al piacere e che rivendicano una personalità precisa, senza nascondersi dietro interpretazioni eccessivamente austere del territorio.

Il nome Nuove Tradizioni sintetizza questa impostazione. Da una parte resta il legame con i vitigni, i paesi e i paesaggi del Canavese; dall’altra emerge la volontà di utilizzare forme espressive contemporanee, tanto nel vino quanto nell’immagine. La continuità con il passato non viene quindi intesa come ripetizione, ma come materiale da rileggere.

ReWine Canavese offre a progetti come questo uno spazio di confronto collettivo. La manifestazione nasce infatti dal lavoro dei Giovani Vignaioli Canavesani, associazione che riunisce una nuova generazione di produttori impegnati a riportare la vigna al centro della filiera e a costruire una narrazione più chiara del territorio.

Il Canavese non è una zona uniforme. Comprende denominazioni, altitudini e condizioni produttive molto diverse, dai vigneti dell’anfiteatro morenico fino ai terrazzamenti di Carema. Proprio questa complessità rappresenta uno dei suoi elementi più interessanti, ma anche una delle ragioni per cui è difficile racchiuderlo in una sola immagine.

Il lavoro dell’associazione parte dalla necessità di tenere insieme queste differenze, creando momenti in cui produttori e pubblico possano incontrarsi senza separare il vino dal luogo in cui nasce. I banchi d’assaggio e le masterclass diventano così strumenti per approfondire vitigni, tecniche di coltivazione e singole interpretazioni aziendali.

L’edizione 2026 ha mostrato un territorio che cerca maggiore consapevolezza, senza inseguire modelli estranei alla propria storia. In questa prospettiva, il progetto di Gualtiero Onore rappresenta una delle voci più personali: vini radicati nel Canavese, ma raccontati con un lessico contemporaneo, diretto e lontano dalle formule consuete.

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