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Vino rosso d’estate, Graziana Grassini: «Servito tra 14 e 16 gradi diventa più agile ed elegante»

Il vino rosso non va necessariamente messo da parte quando salgono le temperature. A rilanciare il suo ruolo anche sulla tavola estiva è Graziana Grassini, tra le prime donne enologo d’Italia e recentemente insignita del titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana per il contributo alla crescita qualitativa del settore vitivinicolo nazionale.

Il punto di partenza è la temperatura di servizio, spesso decisiva nel determinare la percezione del vino nel bicchiere. Bere un rosso troppo caldo può accentuarne alcolicità e struttura, mentre qualche grado in meno permette di restituire maggiore equilibrio al sorso.

La freschezza non è una prerogativa esclusiva dei vini bianchi. Quando il rosso viene servito alla temperatura corretta, tra i 14 e i 16 gradi, i tannini risultano più equilibrati e il sorso diventa più agile, ed elegante, piacevole anche nelle giornate calde“.

Una considerazione che rimette in discussione l’abitudine di associare quasi automaticamente l’estate a bianchi, rosati e bollicine. Il rosso può trovare spazio anche nei mesi più caldi, a condizione di scegliere correttamente la bottiglia e, soprattutto, di servirla alla temperatura più adatta alle sue caratteristiche.

Secondo Grassini, a modificare il profilo di molti vini è stata anche l’evoluzione climatica degli ultimi anni, che ha inciso direttamente sulla vite e sui processi di maturazione delle uve.

Il cambiamento climatico ha prodotto effetti concreti sulla pianta e sulla maturazione delle uve: oggi, rispetto al passato, molti vini rossi presentano tannini più morbidi, una maggiore armonia gustativa e una struttura capace di coniugare complessità e freschezza“.

Ne deriva una maggiore versatilità anche a tavola. Servito intorno ai 14-16 gradi, un rosso può conservare la propria struttura senza risultare pesante, mettendo maggiormente in evidenza equilibrio, scorrevolezza e componente aromatica. Una prospettiva che amplia le possibilità di abbinamento e supera una delle consuetudini più radicate del consumo stagionale del vino.

Non si tratta, dunque, di trasformare il rosso in qualcosa che non è, ma di comprenderne meglio il comportamento nel bicchiere. La temperatura diventa uno strumento di servizio capace di incidere sulla percezione dei tannini, sull’intensità dell’alcol e sulla facilità di beva.

Riscoprire il vino rosso in estate significa valorizzarne l’identità e riconoscere l’evoluzione della viticoltura contemporanea. La qualità nasce dalla vigna, dalla conoscenza del territorio e dalla capacità di interpretare i cambiamenti della natura“.

Per Graziana Grassini, la questione è quindi anche culturale. L’idea che il vino rosso appartenga esclusivamente alle stagioni fredde risponde più a un’abitudine che a una regola enologica. Conoscere le caratteristiche della bottiglia e prestare attenzione alla temperatura permette invece di riportarlo sulla tavola estiva senza sacrificarne personalità e complessità.

Il risultato è un modo diverso di guardare al calice nei mesi più caldi: non una contrapposizione tra bianchi e rossi, ma una scelta affidata allo stile del vino, al servizio e alla capacità di interpretarlo nel momento giusto.

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