HomeVino e BevandeLorenzo Palla racconta Loredan Gasparini e Ronco Blanchis, dal Montello al Collio

Lorenzo Palla racconta Loredan Gasparini e Ronco Blanchis, dal Montello al Collio

A Torino, nelle sale dell’Enoteca Parlapà, un pranzo con Lorenzo Palla diventa il punto di partenza per attraversare tre territori del Nord-Est italiano: Asolo, il Montello e il Collio. Tre aree diverse per carattere e vocazione, riunite dal percorso della famiglia Palla attraverso Loredan Gasparini e Ronco Blanchis, tra bollicine, grandi rossi di impronta bordolese e bianchi friulani.

Oggi è Lorenzo Palla a portare avanti una storia familiare che affonda le proprie radici a Venegazzù, nel Trevigiano. Qui si trova Loredan Gasparini, azienda entrata nell’orbita della famiglia negli anni Settanta e diventata nel tempo uno dei nomi legati alla produzione vitivinicola del Montello, soprattutto grazie a rossi costruiti sui vitigni bordolesi.

La degustazione torinese parte però dalle bollicine, con due interpretazioni dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG Cuvée Indigena: l’Extra Brut 2024 e il Brut 2023. Una scelta che permette di leggere una parte meno immediata della storia aziendale. L’interesse della famiglia per l’Asolo Prosecco Superiore risale infatti a Giancarlo Palla, che già negli anni Settanta aveva intuito le possibilità di questa denominazione. Un rapporto consolidato negli anni e legato anche alla fascetta di Stato numero 1 dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG, elemento entrato nella memoria della cantina.

Nel bicchiere, le due versioni mostrano sfumature differenti dello stesso territorio. L’Extra Brut 2024 punta su maggiore tensione e asciuttezza, mentre il Brut 2023 si muove su un registro più morbido e immediato. Due letture che introducono il racconto di una famiglia abituata a muoversi tra stili diversi senza perdere una precisa identità produttiva.

Il viaggio prosegue verso est, fino a Mossa, nel Collio goriziano, dove nel 2001 la famiglia ha acquisito Ronco Blanchis. Se a Venegazzù la storia è fortemente legata ai rossi, in Friuli-Venezia Giulia il centro della ricerca si sposta sui bianchi e sulle caratteristiche di uno dei territori italiani più riconosciuti per questa tipologia di vini.

A raccontarlo sono il Friulano 2025, il Sauvignon 2025 e il Blanc de Blanchìs Collio Bianco Riserva 2020. Tre vini che permettono di osservare il lavoro di Ronco Blanchis da prospettive differenti: dalla lettura varietale delle prime due etichette alla maggiore complessità della Riserva, dove il tempo amplia la trama del vino e ne mette in evidenza profondità e capacità evolutiva.

Il percorso torna quindi a Venegazzù, dove cambia il passo della degustazione. Il Venegazzù della Casa 2021 riporta al centro quel legame con le uve bordolesi che ha segnato la storia di Loredan Gasparini. Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Malbec compongono un rosso che racconta una vocazione sviluppata nel tempo in un territorio dove queste varietà hanno trovato condizioni favorevoli e una propria espressione.

È però con il Capo di Stato 2021, Montello DOC Venegazzù Superiore, che si arriva al vino simbolo dell’azienda. La sua storia risale al 1964, quando venne realizzata una selezione proveniente dalla vecchia vigna “100 Piante”, impiantata nel 1946. Da allora il Capo di Stato è diventato l’etichetta più rappresentativa di Loredan Gasparini, accompagnata da una storia che ha contribuito ad alimentarne il mito.

Secondo il racconto tramandato dall’azienda, Charles de Gaulle, dopo averlo assaggiato, lo avrebbe scambiato per un grande Bordeaux. Da quell’episodio deriverebbe anche il nome del vino. Alla sua identità appartiene inoltre l’etichetta realizzata da Tono Zancanaro, artista padovano che contribuì a dare al Capo di Stato un’immagine immediatamente riconoscibile. Al di là dell’aneddoto, è proprio questo vino a sintetizzare uno dei passaggi più interessanti della storia della famiglia Palla: la capacità di costruire nel Montello una produzione di rossi che guarda al modello bordolese senza trasformarlo in una semplice imitazione, cercando invece una lettura legata alle caratteristiche di Venegazzù.

Il racconto di Lorenzo Palla tiene così insieme luoghi e vini che, sulla carta, sembrano appartenere a mondi differenti. Da una parte le colline di Asolo e la freschezza delle bollicine, dall’altra i rossi strutturati del Montello; più a est, i bianchi del Collio, con un linguaggio segnato da finezza e profondità.

È questa geografia a definire oggi il percorso di Loredan Gasparini e Ronco Blanchis: non la ricerca di uno stile identico per ogni bottiglia, ma la volontà di lasciare che siano i territori a determinare il carattere dei vini. E il pranzo torinese con Lorenzo Palla, dal primo calice di Asolo Prosecco Superiore fino al Capo di Stato, finisce per raccontare proprio questo: una storia familiare che ha attraversato il Veneto e raggiunto il Friuli, mantenendo nel tempo un filo riconoscibile tra vigneti, generazioni e bottiglie.

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