Dopo oltre trent’anni dedicati quasi esclusivamente ai grandi rossi piemontesi e una breve esperienza negli anni Novanta con un bianco da vitigno internazionale, Marchesi Alfieri apre un nuovo capitolo della propria storia. Dalla vendemmia 2023 nasce infatti il Derthona, Colli Tortonesi DOC Timorasso, che segna il ritorno dell’azienda alla produzione di un vino bianco a distanza di venticinque anni.
La presentazione del nuovo vino, prevista per gennaio 2026, rappresenta una tappa significativa per la storica tenuta di San Martino Alfieri, attiva dal 1696. Un progetto che unisce ricerca, visione e continuità con una filosofia produttiva costruita nel tempo.
Non si tratta di una scelta episodica, ma di un percorso pensato come naturale evoluzione dell’identità aziendale. Il Timorasso, vitigno simbolo dei Colli Tortonesi, entra così a far parte della gamma Marchesi Alfieri come espressione di una nuova fase, capace di affiancarsi ai vini rossi che hanno reso celebre la cantina.
«Siamo partiti dalla volontà di produrre un bianco che fosse espressione autentica delle terre del Piemonte, con spiccata personalità e capacità di evolvere nel tempo», spiega l’enologo Mario Olivero, che dal 1999 guida la direzione tecnica della tenuta. «Il Timorasso ci aveva sempre incuriosito: un vitigno che sposa perfettamente la nostra filosofia di vini strutturati, con buona freschezza acida, capaci di esprimere complessità in bottiglia».
La scelta del Timorasso si inserisce in un contesto storico preciso. Vitigno piemontese di lunga tradizione, è stato progressivamente abbandonato nel corso del Novecento a causa delle basse rese e delle difficoltà agronomiche, fino a rischiare la scomparsa dopo la fillossera. La sua riscoperta, avvenuta a partire dagli anni Ottanta, ne ha riportato in primo piano le qualità e il notevole potenziale di invecchiamento.
Il vigneto di Monleale
Per il Derthona, Marchesi Alfieri ha individuato il proprio vigneto nel comune di Monleale, nel cuore della denominazione Colli Tortonesi. Sei ettari esposti a est, a circa 400 metri di altitudine, caratterizzati da una pendenza moderata che garantisce un’irradiazione solare costante e protegge le viti dalle temperature più elevate nei mesi estivi.
«La scelta del vigneto è nata da una riflessione condivisa, ma la decisione finale è stata della famiglia», racconta Giovanna San Martino di San Germano, oggi alla guida dell’azienda insieme alle sorelle Emanuela e Antonella e alle nuove generazioni. «Abbiamo scelto di investire in un territorio di confine, dove Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia-Romagna si incontrano: un paesaggio storicamente vocato alla policoltura, in cui boschi e vigneti convivono in equilibrio da secoli. Qui la sostenibilità non è un concetto astratto, ma un modo di vivere e di coltivare che rispetta la complessità del luogo e la sua capacità di rigenerarsi nel tempo».
Vinificazione e stile
Il Derthona nasce da una vinificazione improntata al rispetto della materia prima. Le uve vengono pressate intere, senza diraspatura, per preservarne il profilo aromatico. La fermentazione avviene in acciaio a temperatura controllata di 18 °C, seguita da un prolungato affinamento sulle fecce fini, che contribuisce a definire struttura e complessità.
Nel calice, il vino si presenta con un profilo articolato: note di mela e agrumi aprono l’olfatto, seguite da richiami di frutta tropicale e fiori gialli. Con l’evoluzione in bottiglia emergono sentori di idrocarburo e pietra focaia. Al palato è pieno, sostenuto da una sapidità marcata e da una freschezza persistente.
L’annata 2023
La prima annata, la 2023, sarà disponibile da gennaio 2026 e ha già mostrato un’interessante capacità evolutiva. «Il valore di un vino che sa evolvere nel tempo sta nella sorpresa, nello stupore che regala stappando le bottiglie anno dopo anno. Con la 2023 abbiamo già avuto dimostrazione di un vino pronto, ma con una grande capacità di evoluzione».
Il Derthona si propone come vino capace di accompagnare anche piatti strutturati, mantenendo un profilo deciso e coerente con il territorio di origine.
Identità visiva e prospettive
Anche l’etichetta racconta il legame con i Colli Tortonesi. Il blu carta da zucchero richiama le marne tipiche dell’area, mentre il nome resta semplicemente “Derthona”, antico toponimo di Tortona, a sottolineare il legame con la denominazione e la storia locale.
«Questo vino rappresenta un consolidamento del nostro brand e un ponte verso nuove generazioni di consumatori», afferma Christian Carlevero, enologo in azienda dal 2007. «È una sfida entusiasmante e un banco di prova importante per un’azienda che, pur essendo già conosciuta, vuole continuare a stimolare curiosità e interesse».




