Tre anni di cambiamenti, un nuovo statuto, la revisione del disciplinare del Metodo Classico DOCG, il ritorno del nome Classese e una prima mappa vitivinicola dell’Oltrepò Pavese. È da questi passaggi che Francesca Seralvo, presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, è partita lunedì 7 settembre al Teatro Valentino Garavani di Voghera, durante l’apertura della sesta edizione di Oltrepò Terra di Pinot Nero, inserita nel programma condiviso con OltreGusto.
Il suo intervento ha ripercorso il lavoro avviato dall’attuale Consiglio di amministrazione in una fase non semplice per il settore vitivinicolo. Al centro, la necessità di individuare una linea comune tra aziende di dimensioni differenti e di dare maggiore riconoscibilità ai vini dell’Oltrepò.
“L’Oltrepò ha fatto una cosa fondamentale: ha scelto una direzione“, ha detto Seralvo dal palco del Garavani, sottolineando come le principali decisioni degli ultimi anni siano state approvate con un consenso ampio tra i produttori.
Uno dei primi interventi ha riguardato proprio il funzionamento del Consorzio. Il nuovo statuto, entrato in vigore nel 2025, ha modificato il sistema di rappresentanza aumentando il peso dei produttori più piccoli. A ogni socio è stato attribuito un numero minimo di voti, mantenendo al tempo stesso il criterio legato alla capacità produttiva. La riforma era stata approvata da oltre il 98% dei presenti all’assemblea consortile.
Un passaggio che Seralvo ha legato alla necessità di coinvolgere una base produttiva molto frammentata e di rendere più partecipate le decisioni che riguardano denominazioni e strategie comuni.
Il Classese torna al centro
La parte più importante del lavoro degli ultimi anni riguarda però il Metodo Classico Oltrepò Pavese DOCG, per il quale è stato approvato un nuovo disciplinare e riportato in primo piano il nome storico Classese.
Il termine nasce nel 1984 dall’unione di “Classico” e “Pavese“, quando un gruppo di produttori scelse una denominazione capace di identificare in modo immediato le bollicine oltrepadane ottenute principalmente da Pinot Nero. Oggi quel nome è stato recuperato per rafforzare il legame tra Metodo Classico e zona di produzione.
La storia del Pinot Nero da spumantizzazione nell’area risale alla seconda metà dell’Ottocento. Nel 1865 Augusto Giorgi di Vistarino, a Rocca de’ Giorgi, in Valle Scuropasso, produsse uno dei primi blanc de noirs oltrepadani dopo l’introduzione del vitigno nelle proprietà di famiglia.
Il nuovo disciplinare punta oggi a delimitare con maggiore precisione questa produzione. Per il Classese è previsto almeno l’85% di Pinot Nero; le uve devono provenire da vigneti collinari ed essere raccolte manualmente. I tempi minimi sui lieviti partono da 24 mesi per i vini senza annata, salgono a 36 per i millesimati e a 48 per le Riserve.
Il nuovo disciplinare approvato dal Consorzio prevede inoltre quattro Menzioni Geografiche Aggiuntive — Valle Versa, Valle Scuropasso, Valle Coppa e Valle Staffora — pensate per indicare con maggiore precisione l’area di provenienza delle uve.
Le prime bottiglie con il marchio Classese sono state presentate nel 2026, dopo un percorso che ha riportato in uso un nome già presente nella storia recente dell’Oltrepò. Nel ragionamento di Seralvo, il Metodo Classico non esaurisce naturalmente la produzione locale, ma rappresenta uno dei punti da cui ripartire per rendere più leggibile l’identità vinicola dell’area.
Accanto a questo lavoro è infatti iniziata anche la revisione relativa ai vini fermi, altro passaggio richiamato dalla presidente durante l’intervento a Voghera.
La prima mappa vitivinicola dell’Oltrepò
La mattinata al Teatro Garavani è stata anche il momento scelto per presentare un altro progetto sviluppato dal Consorzio: la prima vera mappa vitivinicola dell’Oltrepò Pavese, realizzata da Alessandro Masnaghetti dopo mesi di sopralluoghi, studio dei dati e confronto con i produttori.
La mappa nasce inizialmente intorno al progetto Classese, ma si estende poi alla lettura dell’intera area viticola. Mette in evidenza comuni, vigne, vallate, quote, versanti ed esposizioni e permette di osservare con maggiore precisione una zona nella quale la successione delle colline crea condizioni molto differenti anche a distanze contenute.
Il lavoro comprende una cartografia geo-viticola, una versione fisica in rilievo e un manuale dedicato agli elementi che compongono il paesaggio viticolo oltrepadano. Per il Consorzio non si tratta soltanto di uno strumento rivolto all’esterno: la mappa è stata pensata anche per consentire agli stessi produttori di leggere meglio la distribuzione delle vigne e le differenze tra le varie parti dell’area.
Nella cartografia trovano posto anche circa 3.200 ettari di vigneti legati al progetto Classese, distribuiti all’interno di una superficie vitata complessiva di circa 11.500 ettari e dei 40 comuni compresi, in tutto o in parte, nell’area delle denominazioni.
Per Seralvo, la mappa aggiunge dunque uno strumento concreto al percorso avviato con statuto e disciplinari: permette di spiegare meglio l’Oltrepò, ma prima ancora costringe a conoscerne con maggiore precisione la geografia produttiva.
Conclusa la parte al teatro, Oltrepò Terra di Pinot Nero è proseguito all’Istituto Tecnico Agrario Carlo Gallini, con i banchi dedicati ad alcune cantine del Consorzio e oltre cento etichette tra Classese – Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG e Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese DOC in rosso.
Nel corso della giornata si sono svolte anche le degustazioni alla cieca dedicate ai Blanc de Noirs e ai Rosé de Noir, mettendo a confronto annate, dosaggi e interpretazioni differenti del Pinot Nero.
Dalle 19, negli stessi spazi, iniziava invece OltreGusto, con i vini affiancati dalla cucina dei ristoratori oltrepadani, dagli showcooking degli chef e dalle produzioni agroalimentari locali. Il programma serale allargava così l’attenzione dalla viticoltura alla ristorazione, mantenendo l’Oltrepò come riferimento comune.
L’intervento di Francesca Seralvo ha dato quindi un contesto preciso alla giornata: il Classese come progetto sul Metodo Classico, una maggiore rappresentanza all’interno del Consorzio, la revisione delle regole produttive e la mappa di Masnaghetti come nuovo strumento di conoscenza. Passaggi distinti, ma maturati nello stesso triennio e con un obiettivo dichiarato dalla presidente: portare l’Oltrepò Pavese a essere riconosciuto con maggiore chiarezza tra i grandi territori vitivinicoli italiani.



