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Carema Prima 2026, Vittorio Garda racconta Sorpasso tra Nebbiolo, terrazzamenti e viticoltura di montagna, 21 settembre 2026

A Carema la vite occupa ogni spazio possibile tra roccia, muri a secco e pendii ripidi. È in questo paesaggio, a pochi chilometri dal confine con la Valle d’Aosta, che lunedì 21 settembre si è svolta la terza edizione di Carema Prima, appuntamento dedicato all’anteprima delle nuove annate della Carema DOC e apertura della settimana della Festa dell’Uva e del Vino.

Al ristorante La Maiola abbiamo incontrato i produttori della denominazione e assaggiato i loro vini insieme ai piatti della cucina locale. Tra i vignaioli presenti c’era anche Vittorio Garda, che con Martina Ghirardo ha dato vita a Sorpasso, una delle realtà più piccole della zona.

La loro storia inizia nel 2012, con una vigna presa in affitto proprio nel comune di Carema. Non un progetto costruito rapidamente, ma una crescita per piccoli passi: nuove parcelle, il recupero di vigneti già esistenti, nuovi impianti e, nel 2014, la prima vendemmia vinificata.

Oggi Sorpasso lavora poco più di un ettaro di vigna, suddiviso tra appezzamenti storici e più recenti. Una superficie che sulla carta può sembrare minima, ma che assume un significato diverso quando si vede dove si trovano queste vigne.

Tra i 300 e i 700 metri di altitudine, molti filari sono sistemati su terrazze sostenute da muri in pietra. Le pendenze rendono difficile, quando non impossibile, l’utilizzo dei mezzi meccanici e gran parte del lavoro viene quindi svolto a mano. Alcune vigne sono allevate a spalliera, altre conservano la topia, la pergola tradizionale di Carema.

È uno degli elementi che più caratterizzano il paesaggio del paese. Le pergole sono sostenute dai pilun, colonne in pietra e calce che punteggiano i terrazzamenti e hanno anche una funzione pratica: accumulano calore durante il giorno e contribuiscono a restituirlo nelle ore più fresche. Vigna e architettura rurale finiscono così per coincidere.

Con Vittorio Garda abbiamo parlato soprattutto di questo lavoro quotidiano, molto diverso da quello di aziende situate in territori più facilmente meccanizzabili. Qui una parcella può significare scalini, muretti, spazi stretti e continui spostamenti tra un terrazzamento e l’altro. Anche la gestione di pochi filari richiede quindi tempi che non possono essere confrontati semplicemente con quelli di una viticoltura di pianura o di collina meno estrema.

Il Nebbiolo di Carema

Al centro della produzione c’è naturalmente il Nebbiolo, presente a Carema nel biotipo locale conosciuto come Picotener, chiamato anche Picotendro nell’uso locale e da alcuni produttori.

È da queste uve che nasce il Carema DOC Sorpasso, prodotto dai vigneti meglio esposti e proveniente sia da pergole sia da impianti a spalliera. Le singole parcelle vengono seguite separatamente durante la vinificazione, un aspetto importante in un territorio dove esposizione, quota e posizione del vigneto possono cambiare anche a poca distanza.

Le macerazioni sono lunghe e l’affinamento viene svolto in legni già utilizzati, mantenendo separate le diverse vigne prima dell’assemblaggio finale. Anche la scelta di non filtrare i vini rientra nell’impostazione seguita dall’azienda.

Accanto al Carema DOC c’è Vignealte, nato da una singola vigna ad Airale, frazione di Carema. Qui le viti crescono a pergola su un appezzamento terrazzato di circa 1.800 metri quadrati, con esposizione verso sud e sud-ovest. È una produzione ancora più limitata, realizzata soltanto quando l’annata e la quantità disponibile permettono di ottenere il vino cercato. Il Nebbiolo rappresenta la parte principale dell’uvaggio, affiancato da piccole quantità di altre varietà presenti storicamente nei vigneti caremesi.

Parlando con Vittorio emerge quanto, in una realtà di queste dimensioni, sia difficile separare il vino dalla singola parcella. Non ci sono grandi superfici dalle quali uniformare la produzione: ogni pezzo di terra ha una sua esposizione, una sua età e condizioni differenti, e questo finisce inevitabilmente nella bottiglia.

Non soltanto Carema

Il lavoro di Sorpasso non si ferma però ai confini della denominazione. A Piverone, sulle terre moreniche della Serra d’Ivrea, Vittorio e Martina coltivano anche Erbaluce, da cui producono il loro Caluso DOCG.

Si passa così dal Nebbiolo coltivato sulle terrazze di montagna a un bianco che nasce in un contesto completamente diverso, pur rimanendo nel Canavese. Anche l’Erbaluce viene raccolto manualmente; dopo una breve macerazione, la vinificazione e l’affinamento proseguono principalmente in acciaio, seguiti da un ulteriore periodo in bottiglia.

Due vitigni che permettono a Sorpasso di lavorare su territori vicini geograficamente ma molto differenti per suoli, altitudini e impostazione dei vigneti.

Il nome scelto per l’azienda, del resto, racconta bene il modo in cui Vittorio Garda e Martina Ghirardo hanno costruito il progetto. Sorpasso rimanda alla favola di Esopo della lepre e della tartaruga: non alla velocità, quindi, ma alla costanza necessaria per arrivare fino in fondo.

Carema Prima ci ha permesso di ritrovare Vittorio nel momento più adatto per parlarne: davanti ai vini della nuova annata, ma a pochi passi dai terrazzamenti dai quali arrivano le uve.

La degustazione al ristorante La Maiola ha riunito i produttori della denominazione all’inizio di una settimana interamente dedicata al paese e alla sua viticoltura. Per Sorpasso è stata anche l’occasione per mostrare cosa può esserci dietro una produzione di poco più di un ettaro: parcelle sparse, pergole, spalliere, muri in pietra e molte ore di lavoro manuale.

In un territorio piccolo come Carema, i numeri raccontano solo una parte della storia. Il resto bisogna cercarlo tra i terrazzamenti, seguendo quei filari che da secoli continuano a risalire la montagna.

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