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Marco Caprai: tra i vignaioli d’Italia, un premio per l’Integrazione e l’Etica

Marco Caprai, noto viticoltore e figura chiave nel mondo del Sagrantino, ha recentemente ricevuto un prestigioso riconoscimento come “Viticoltore Etico” durante la presentazione della guida “100 Vini e Vignaioli d’Italia 2024“, redatta da Luciano Ferraro e James Suckling. La cerimonia, tenutasi a Milano, ha visto quattro premi assegnati, di cui uno è stato attribuito a Caprai.

Questa volta, il premio non è solo un tributo alla sua maestria nel campo vinicolo, ma anche un riconoscimento del suo impegno etico, sottolineato dall’agenzia dell’ONU per i rifugiati, l’UNHCR. L’azienda vinicola di Marco Caprai, l’Arnaldo Caprai, è stata insignita del titolo “Welcome. Working for refugee Integration” per il suo contributo significativo all’integrazione di oltre 200 richiedenti asilo. L’UNHCR ha elogiato l’iniziativa che ha permesso a sei migranti su dieci di trovare occupazione stabile all’interno dell’azienda.

La motivazione del riconoscimento sottolinea il ruolo pionieristico di Arnaldo Caprai nel fornire lavoro ai richiedenti asilo e favorire la loro integrazione. Il progetto, avviato nel 2016 in collaborazione con la Caritas di Foligno, ha trasformato gradualmente un’iniziativa sottovoce in una pietra angolare della vita intorno al suggestivo colle umbro. Dai dettagli forniti emerge un processo di assunzione regolare e formale, con i rifugiati impiegati come salariati agricoli, dalla potatura delle viti alla raccolta dell’uva, lavorando mediamente fino a 180 giorni l’anno.

L’azienda Arnaldo Caprai, fondata nel 1971 da Arnaldo Caprai, imprenditore tessile, è stata guidata dal figlio Marco dal 1988. Marco ha portato il Sagrantino, un vitigno quasi dimenticato negli anni ’60, alla ribalta internazionale.

In una dichiarazione rilasciata in seguito alla cerimonia di premiazione, Marco Caprai ha espresso la sua soddisfazione per il riconoscimento, evidenziando la straordinaria capacità di integrare e includere. Ha sottolineato l’importanza di guardare alle capacità delle imprese agricole nel terzo settore e ha evidenziato che due terzi dei richiedenti asilo continuano a lavorare nell’azienda, contribuendo in modo significativo a colmare la carenza di manodopera nel settore agricolo. Il suo progetto, nato con discrezione, ha dimostrato che l’accoglienza può trasformarsi in un beneficio tangibile, un esempio virtuoso di come l’impegno sociale possa coniugarsi con il successo aziendale.

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