«Noi non siamo fuori dal mondo, siamo dentro al mondo e vediamo come, da tempo, la fame e la malnutrizione siano usate come arma di guerra. Siamo in presenza di qualcosa di mai visto, dove si uccide con determinazione la povera gente e i bambini. Ecco perché non possiamo e non dobbiamo stare in silenzio: quello del governo israeliano è un atteggiamento criminale intollerabile. A chi dice che questo non c’entra coi formaggi rispondo che c’entra eccome, perché Cheese è un luogo di pace, confronto e di dialogo, che unisce persone da tutto il mondo».
Con queste parole, il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, ha aperto la 15ª edizione di Cheese, il grande appuntamento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo. L’evento, organizzato da Slow Food e dalla Città di Bra con il supporto della Regione Piemonte e il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e del Ministero del Turismo. La cerimonia inaugurale è stata anche l’occasione per consegnare i Premi Resistenza Casearia, destinati a donne e uomini che con il loro lavoro incarnano i valori di Slow Food e di Cheese.
Nel suo discorso, Petrini ha ricordato l’esperienza dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che in vent’anni ha accolto oltre seimila studenti provenienti da più di cento Paesi. «Questi ragazzi – ha sottolineato – riportano in tutto il mondo i valori di Slow Food e il ricordo di Bra». Il fondatore ha insistito sull’importanza dell’educazione alimentare, anche nel comparto caseario, come strumento per acquisire consapevolezza: «Tutti i produttori presenti a Cheese operano a norma di legge e i criteri con cui li abbiamo selezionati sono rigorosi. Non si può andare avanti per decreti e norme e costringere i casari a passare da un obbligo all’altro».
Il filo conduttore scelto per questa edizione è “C’è un mondo intorno”. A spiegare il significato del tema è stata la presidente di Slow Food Italia, Barbara Nappini: «Un mondo fragile che cade sotto i colpi dell’industrializzazione di tutto e tutti, cade di fronte a una drammatica separazione degli esseri umani dalla natura e dagli animali, cade per via di un turismo aggressivo e veloce, cade perché mancano politiche lungimiranti sulle aree interne, collinari e montane, da cui potrebbe ripartire un ripensamento del futuro del nostro Paese». La presidente ha ribadito la necessità di una comunicazione chiara e capillare, di formazione approfondita per i produttori e di aggiornamento per gli operatori sanitari. «Cheese vuole essere anche quest’anno una festa collettiva e popolare: una festa di pace in cui non si lascia indietro nessuno. E annunciamo qui che parteciperemo in tantissimi alla marcia per la pace Perugia-Assisi del 12 ottobre prossimo per gridare che il cibo non può e non deve essere strumento di guerra».
Accanto a lei, l’assessore all’Agricoltura e Cibo della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni, ha ricordato le origini dell’evento: «Trent’anni fa il genio di Carlin Petrini ideò un evento per accompagnare tanti piccoli produttori straordinari che hanno il coraggio di vivere e lavorare in posti difficili. Quel messaggio di trent’anni fa è oggi più che mai attuale». L’assessore ha poi delineato la sfida odierna: garantire la sicurezza dei prodotti senza penalizzare le imprese. «Da un lato è necessario tutelare la salute delle persone; dall’altro abbiamo davanti un patrimonio straordinario di cultura, aziende e presidio del territorio che dobbiamo sostenere. Le modalità sono in primo luogo aumentare i controlli da parte della Regione con le sue Asl. Una volta certificata l’assenza di rischi, andremo a modulare i controlli in base alla tipologia di aziende e alle filiere produttive. Altrettanto importante è la comunicazione corretta: il consumatore deve sapere cosa compra e cosa mangia. I produttori potranno, a loro scelta, inserire volontariamente in etichetta le informazioni riguardanti le categorie potenzialmente a rischio».
Con una lettera, il presidente della Regione Alberto Cirio ha portato il suo saluto all’avvio della manifestazione: «Cheese è un gioiellino del nostro Piemonte, una manifestazione cresciuta negli anni, che ha saputo intercettare il grande pubblico e diventare al tempo stesso laboratorio e presidio di cultura contadina. Un ringraziamento va a Slow Food, alla presidente Barbara Nappini, agli organizzatori e a Carlin Petrini, a cui tutti noi dobbiamo moltissimo perché la sua intuizione ha cambiato per sempre il modo di concepire la terra, il cibo e chi lo produce. Dire che un cibo è buono, pulito e giusto significa riconoscere rispetto profondo verso la nostra terra e verso chi se ne prende cura».
Il sindaco di Bra, Gianni Fogliato, ha ricordato come Cheese sia ormai parte integrante dell’identità cittadina: «Quindici edizioni e quasi trent’anni dalla prima edizione dell’evento: la storia di Cheese è anche un pezzo di storia della nostra città. Un percorso che ha trasformato e valorizzato Bra, che ha creato legami profondi con i territori e con le persone, contribuendo a ridefinire il nostro modo di pensare l’identità locale in chiave globale. Cheese ci ha insegnato che i valori celebrati durante l’evento devono vivere tutto l’anno, nelle politiche pubbliche e nelle scelte amministrative. Ci ha insegnato che valorizzare il territorio significa prima di tutto conoscerlo, ascoltarlo e rispettarlo». Il sindaco ha infine sottolineato l’importanza dell’accoglienza come valore civico e culturale: «In ogni edizione, Bra ha saputo aprirsi al mondo come comunità, non solo come luogo da visitare. Questa capacità non è un dettaglio organizzativo: è un atto culturale, tanto più prezioso in un tempo in cui spesso si costruiscono muri».
Per quattro giorni, le vie e le piazze della città hanno ospitato oltre 400 espositori provenienti da 14 Paesi, con un grande Mercato dei formaggi che accoglie 90 Presìdi Slow Food. Intorno ai banchi si sviluppa un calendario fitto di incontri, conferenze e momenti di confronto sul futuro dei formaggi a latte crudo e sul mondo che li circonda: le terre alte, i pascoli, le razze autoctone, la biodiversità del suolo, i mestieri del pastore, del casaro, dell’affinatore e del formaggiaio.



