Il pranzo di Natale è diventato, quest’anno, un momento di passaggio. Un saluto carico di affetto e di memoria per Stefano, Claudio e Anna Vicina, che dopo ventitré anni lasciano Torino per trasferire Casa Vicina all’Hotel T di Ivrea, dove il ristorante riaprirà nel corso del mese di gennaio. Quello del 25 dicembre è stato, di fatto, l’ultimo servizio torinese.
Un pranzo che ha avuto il sapore delle grandi occasioni e che ha ripercorso, piatto dopo piatto, l’identità profonda di Casa Vicina. Dall’aperitivo di benvenuto alla ormai iconica bagna cauda da bere, gesto simbolico e dichiarazione di appartenenza a una cucina che sa essere tradizionale e contemporanea insieme.
La sequenza è proseguita con la terrina di cappone di Morozzo in gelatina naturale al profumo di carpione, elegante e misurata, seguita dai marshmallow ai carciofi spinosi sardi alla maggiorana, esempio di quella leggerezza creativa che da sempre caratterizza la cucina di Casa Vicina. Il riso Carnaroli Acquerello, mantecato con purea di piselli e verdure crispy, ha riportato il racconto su una classicità rassicurante e precisa.
Impossibile non citare i grandi classici: gli agnolotti pizzicati a mano al sugo d’arrosto, pilastro della cucina piemontese, e il filetto di Fassone con la finanziera e salsa allo Sherry, piatto di grande equilibrio e profondità. A chiudere la parte salata, il rituale dei Cri Cri, piccolo omaggio alla tradizione torinese.
Il finale, come da consuetudine, è stato un vero e proprio luna park di dolci: cremino di Torino ai tre cioccolati, panettone artigianale e il celebre Dolce Luna Park di Casa Vicina, che ha accompagnato gli ospiti verso il congedo.
Un pranzo di Natale che è stato insieme celebrazione, commiato e promessa. Casa Vicina saluta Torino con la consapevolezza di una storia importante alle spalle e lo sguardo già rivolto a Ivrea, pronta ad accoglierne il futuro.















