Nonostante cerchiamo di essere proiettati sempre verso la musica che si scriverà domani, è bello, ogni tanto, lasciarsi cullare dalla zona confortevole dell’amarcord.
La festa dei Subsonica alle OGR di Torino, con i concerti a cavallo di marzo ed aprile 2026 per i loro 30 anni di carriera, è stata un rito emotivo pagano collettivo.
Con una front line di tre palchi montati contemporaneamente — uno acustico, uno principale ed uno vintage (con gli strumenti originali degli anni ’90) — e più di quaranta metri di videoproiezioni, un’organizzazione perfetta da grande band internazionale, i Subsonica hanno dato vita ad uno spettacolo di tre ore di energia pura al fulmicotone.
Non staremo ad elencare le canzoni suonate o a parlare di scalette. Tanto la discografia trentennale del gruppo non ha bisogno di presentazioni né tantomeno di celebrazioni. Il successo e l’amore del proprio pubblico la dice lunga. Parleremo della botta allo stomaco ed al cuore che la carrellata di parole e musica ha suscitato nei partecipanti.
È stato un live trasgenerazionale. Ho visto un padre con il cappellino per nascondere la calvizie o i capelli bianchi accompagnare la figlia. Quest’ultima, stupefatta nel vedere il padre ballare, alzare le mani al cielo e cantare, girava di nascosto dei filmati, fingendo di riprendere il concerto ma, ridacchiando, riprendeva il padre in perfetta trance emotiva. Bellissimo!!!!
Generazione che sente ancora l’odore malsano del Po, che scorreva a pochi metri dalla porta di Giancarlo ai Murazzi, dove partecipavamo ai preistorici concerti dei Subsonica. Erano le tre del mattino di un mercoledì qualsiasi, ma nessuno si preoccupava di andare al lavoro o all’università il mattino dopo. Era importante vivere la notte.
I Subsonica sono vene pulsanti della città. È normale vedere Pier Funk e Samuel mangiare al Pastis di P.zza Emanuele Filiberto, Max Casacci ai readings musico-letterari di Maurizio Blatto, Boosta nei corridoi del Salone del Libro, Vincio ai saluti di Natale da Backdoor il 24 dicembre.
E Ninja, scusate: suono la batteria da quarant’anni e non posso dimenticare Enrico, ragazzino, con non più di nove/dieci anni, suonare in uno sgangherato teatro di provincia, in un musical amatoriale con un piglio ed un impegno già da professionista.
Siamo la generazione che è cresciuta con loro, che li ha sfiorati, qualche volta conosciuti, che ha condiviso il periodo di vita mondiale migliore che ogni generazione possa immaginare, di pace, speranza e fiducia nel futuro. Tutte speranze infrante quando meno te lo aspetti.
Queste crepe che si aprono sulla nostra pelle e fanno male sono state portate sul palco dai nostri musicisti. Non riteniamoci ancora abbattuti. C’è ancora bisogno di rivoluzione.
Gli ospiti: dall’amico Willy Peyote alla italo palestinese TÄRA, presente nel disco “Terre Rare” nel brano “Straniero“, presenza simbolica per ricucire distanze troppo dimenticate nelle sottili lacerazioni dell’indifferenza. Michelangelo Pistoletto, che con le sue parole, alla stregua dei maestri Fò, Battiato e Cammilleri, conduce al bisogno primario delle persone che hanno bisogno della loro luce per indicare la strada.
Il concerto ha trasmesso una struggente energia. Lungo, didascalico, per non dimenticare nessuno, suonato da grande band. Una band che non ha più niente da dimostrare. L’amore che in questi giorni la città ha loro tributato non ha bisogno di altri commenti.
Chi, come me, suona da una vita in gruppi musicali sa che la band è come una famiglia in una riunione di condominio: assetti precari, personalità predominanti ed altre riequilibranti. Quando si ha qualche anno in meno si è veramente teste di cazzo. È un attimo buttare tutto per aria. Quando si diventa un po’ più grandi capisci che il collante è l’amicizia ed il senso di appartenenza, parecchi angoli si smussano e si tende a lasciare andare.
Se dovessi sintetizzare in tre parole la bellezza delle serate alle OGR è proprio questo: “Senso di appartenenza”.
Grazie Subsonica per le tante emozioni che ci avete fatto vivere. Grazie per aver rappresentato Torino come un grande porto di terra. Avete un popolo che vi vuole bene.
Ci si vede in giro!









