HomeNotizieGiandujotto di Torino verso l’IGP: chiuse le opposizioni, il dossier passa a...

Giandujotto di Torino verso l’IGP: chiuse le opposizioni, il dossier passa a Bruxelles

Il Giandujotto di Torino compie un passaggio decisivo nel percorso di riconoscimento europeo: chiusa la fase delle opposizioni, la richiesta di Indicazione Geografica Protetta è pronta per l’esame della Commissione Ue.

Con il provvedimento del 23 marzo 2026, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha ritenuto sufficienti le controdeduzioni presentate dal Comitato Giandujotto di Torino IGP, superando così le contestazioni emerse nei mesi precedenti.

Alcune richieste sono state accolte introducendo periodi transitori fino a 15 anni per l’utilizzo di denominazioni già consolidate sul mercato. Tra queste, quella concessa a Lindt & Sprüngli Spa, che potrà continuare a utilizzare la denominazione per i propri prodotti durante il periodo stabilito.

Altre opposizioni avevano evidenziato possibili sovrapposizioni con normative esistenti, in particolare rispetto alle percentuali degli ingredienti previste nel disciplinare. Anche questi aspetti sono stati oggetto di revisione nel corso dell’istruttoria.

Superata questa fase, il Ministero trasmetterà ora il fascicolo alla Commissione europea, avviando il percorso comunitario che porterà alla decisione finale sul riconoscimento della IGP “Giandujotto di Torino”.


Un iter iniziato quasi dieci anni fa

Il percorso ha preso avvio nel 2017 su iniziativa del Comitato Giandujotto di Torino IGP, presieduto dal maître chocolatier Guido Castagna e composto da circa quaranta tra artigiani e aziende.

Negli anni successivi, il procedimento ha incontrato un rallentamento legato alle riserve avanzate dal gruppo svizzero Lindt, proprietario del marchio Caffarel. La situazione si è sbloccata nel febbraio 2024 grazie a un lavoro di mediazione sostenuto anche da istituzioni locali.

Tra queste, la Camera di commercio di Torino, con il supporto del proprio Laboratorio Chimico, ha affiancato il Comitato fin dalle prime fasi, contribuendo alle attività di promozione territoriale e alla gestione dell’iter amministrativo.

L’11 marzo 2025 si è svolta la riunione di pubblico accertamento, durante la quale i funzionari del Ministero hanno verificato la conformità del disciplinare alle tecniche produttive storiche, confermandone la validità. Pochi mesi dopo, il 29 maggio 2025, la domanda di registrazione è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.


Forma, ingredienti e area di produzione

Il disciplinare, articolato in otto articoli, definisce in modo puntuale le caratteristiche del prodotto. Il Giandujotto si presenta con la tipica forma a prisma triangolare con spigoli arrotondati, ispirata al cappello della maschera Gianduja.

Il peso varia tra i 4 e i 12 grammi per i prodotti estrusi o stampati e tra gli 8 e i 16 grammi per quelli lavorati a mano. Il profilo aromatico è dominato dalla nocciola tostata, accompagnata da cacao e vaniglia, con un gusto dolce, persistente e una leggera nota finale amara.

Tra gli ingredienti obbligatori figurano la Nocciola Piemonte IGP tostata (dal 30% al 45%), lo zucchero semolato (dal 20% al 45%) e il cacao in diverse forme (almeno il 25%). È escluso l’utilizzo di latte in polvere, in linea con le tecniche ottocentesche che il disciplinare intende mantenere. La produzione è limitata all’intero territorio della Regione Piemonte.


Le dichiarazioni e i prossimi passaggi

In precedenti interventi, il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha sottolineato come il Giandujotto rappresenti «un’eccellenza, espressione di sapienza tramandata di generazione in generazione, gusto unico e identità piemontese ed italiana», evidenziando il valore del riconoscimento sui mercati internazionali.

Sulla stessa linea il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che ha richiamato il lavoro svolto per arrivare a questo risultato: «Valorizzare i nostri prodotti è fondamentale per farli conoscere sempre di più e renderli più competitivi sui mercati internazionali».

Il presidente del Comitato, Guido Castagna, aveva indicato nel 2026 l’anno decisivo per il riconoscimento: «Il 2026 — aveva anticipato — sarà l’anno del giandujotto IGP». Con l’invio del dossier a Bruxelles, questa prospettiva entra ora nella fase conclusiva.

La Commissione europea avvierà l’istruttoria comunitaria: i tempi stimati per la decisione vanno dai sei ai dodici mesi.

Se il percorso si concluderà positivamente, il Giandujotto di Torino diventerà la decima IGP del Piemonte e la seconda a livello nazionale nel comparto del cioccolato. Un riconoscimento che si inserisce in un sistema regionale che conta circa 90 prodotti tutelati tra DOP, IGP, DOCG, DOC e IG.

C’è anche un elemento di novità: il disciplinare prevede l’utilizzo della Nocciola Piemonte IGP, rendendo il Giandujotto di Torino la prima IGP europea a incorporare un’altra IGP come ingrediente. Una doppia tutela che rafforza il legame tra prodotto e territorio.

Estate 2025: la vela diventa pet-friendly con ItalyCharter

Una proposta pensata per chi non vuole rinunciare alla compagnia dei propri animali domestici, nemmeno in vacanza. Per l’estate 2025, ItalyCharter lancia un’idea che...

Guida Michelin Italia 2026: ecco i nuovi Bib Gourmand

In vista della presentazione ufficiale della Guida Michelin Italia 2026, in programma il 19 novembre 2025 al Teatro Regio di Parma, la casa francese...

A Torino apre la Pista bistrot presso l’Hotel NH Collection Santo Stefano

All’interno dell’Hotel NH Collection Santo Stefano di Torino apre il ristorante con La Pista bistrot, il format PoP del famoso ristorante gourmet La Pista.  Il...

Ultimi Articoli