HomeVino e BevandeFerraris Agricola, la scommessa di Luca Ferraris che ha portato il Ruchè...

Ferraris Agricola, la scommessa di Luca Ferraris che ha portato il Ruchè fuori dai confini del Monferrato

A Castagnole Monferrato, Ferraris Agricola è oggi una delle aziende che hanno contribuito con maggiore decisione a cambiare la percezione del Ruchè, trasformando un vitigno conosciuto da pochi in un vino capace di parlare al mercato italiano e internazionale.

All’inizio degli anni Duemila, Luca Ferraris ha meno di vent’anni quando decide di dedicarsi interamente alla viticoltura. Dopo l’Istituto Agrario, avrebbe potuto seguire strade più prevedibili. Sceglie invece di tornare a Castagnole Monferrato e di lavorare su un vitigno che, in quel momento, non godeva ancora della notorietà attuale. Il Ruchè era noto in una fascia ristretta del Monferrato astigiano, ma fuori da quel perimetro faticava a trovare spazio. Persino a Torino, a pochi chilometri da quelle colline, il suo nome circolava poco.

È da questa distanza tra potenziale e riconoscibilità che nasce il progetto di Ferraris Agricola. Luca Ferraris comprende presto che il Ruchè non può restare confinato al ruolo di vino curioso o territoriale. Ha profumi netti, una personalità riconoscibile, una storia da recuperare e una denominazione piccola abbastanza da poter diventare identitaria. Ma per riuscirci servono lavoro in vigna, precisione, continuità commerciale e una narrazione capace di evitare tanto il folclore quanto l’autoreferenzialità.

L’azienda di famiglia aveva una storia agricola precedente, ma non era ancora ciò che sarebbe diventata con Luca Ferraris. Nel 1921 la bisnonna Teresa acquistò una casa in Via al Castello, a Castagnole Monferrato, oggi sede del museo aziendale. Due anni dopo, il nonno Martino comprò il “Casot”, un casolare rurale al centro di un appezzamento di 40.000 metri quadrati. Lì vennero impiantati i primi vigneti e si iniziò a produrre vino sfuso, secondo l’uso dell’epoca. Il figlio Luigi mantenne il legame con la campagna, ma non ne fece la propria professione: si trasferì a Torino, lavorò in città e costruì per la famiglia un orizzonte diverso.

Luca Ferraris compie il movimento opposto. Torna alla terra, ma senza nostalgia. Il suo progetto non è recuperare un passato agricolo, bensì trasformare una piccola azienda in un’impresa vitivinicola capace di misurarsi con il presente. In un Monferrato storicamente legato a Barbera e Moscato, sceglie di puntare su un vitigno meno immediato e più rischioso: il Ruchè.

La scelta richiede coraggio, ma anche tecnica. Il Ruchè è vigoroso, non concede approssimazioni. In vigneto pretende diradamenti, sfogliature, controllo della vegetazione e interventi puntuali durante tutta la stagione. Non basta portare l’uva a maturazione: bisogna governare l’energia della pianta, evitare eccessi, scegliere il momento corretto della raccolta e poi lavorare in cantina senza coprire ciò che rende il vitigno riconoscibile.

Luca Ferraris è tra i produttori che spingono il Ruchè verso una dimensione più ambiziosa. Non lo tratta come un vino semplice da bere giovane e dimenticare, ma come una varietà capace di dare interpretazioni diverse: fresche, fragranti, immediate, oppure più strutturate e adatte all’evoluzione. Il lavoro sulle vigne e sulle selezioni diventa così il punto di partenza per portare la denominazione fuori da una percezione marginale.

La crescita dell’azienda passa però anche da un’attività meno visibile, spesso decisiva: far assaggiare il vino. Luca Ferraris viaggia, incontra operatori, porta le bottiglie in Italia e all’estero. In pochi anni i numeri cambiano. Dalle 10.000 bottiglie dell’annata 2001 si arriva, nel giro di tre anni, a 60.000. Oggi Ferraris Agricola esporta in 35 Paesi e gli Stati Uniti restano il primo mercato estero.

Il punto, tuttavia, non è solo l’aumento della produzione. È il cambio di status del Ruchè. Un vino che all’inizio degli anni Duemila aveva bisogno di essere spiegato diventa progressivamente riconoscibile. Nei wine bar piemontesi entra con una presenza stabile; nelle carte dei ristoranti trova una collocazione meno episodica; all’estero incuriosisce perché unisce aromaticità, corpo e identità territoriale senza somigliare alle etichette più note del Piemonte.

Il Ruchè di Castagnole Monferrato ha dalla sua una geografia precisa. La denominazione si estende su sette comuni dell’astigiano: Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi. Il riconoscimento della DOC arrivò nel 1987, grazie alla volontà dei produttori e anche al ruolo di Lidia Bianco, sindaco di Castagnole Monferrato. Nel 2010 arrivò la DOCG, traguardo raggiunto con il contributo dell’Associazione Produttori del Ruchè di Castagnole Monferrato, di cui Luca Ferraris è stato fondatore e presidente.

Questa delimitazione ristretta è parte della forza del vino. Il Ruchè può essere prodotto e indicato in etichetta solo nell’area autorizzata dalla DOCG. Non è quindi una varietà replicabile ovunque con lo stesso nome, ma un vitigno legato a una manciata di comuni, a suoli specifici e a un paesaggio agricolo in cui vigneti, frutteti, noccioli e boschi si alternano senza cancellarsi.

Dal punto di vista ampelografico, il Ruchè è una varietà semi aromatica a base terpenica. Discende dall’incrocio tra Croatina e Malvasia aromatica di Parma, varietà oggi estinta, da cui ha ereditato parte del profilo aromatico. Il grappolo è medio-grande o grande, l’acino piccolo, nero blu, con buccia pruinosa e sapore leggermente aromatico. L’uva accumula zuccheri e polifenoli, in particolare tannini, elementi che permettono di ottenere vini dal colore rubino, profumati, speziati, floreali e di buon corpo.

Oggi Ferraris Agricola dispone di 35 ettari di vigneti di proprietà. Il nucleo principale si trova tra Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno e Scurzolengo. A questo si aggiungono la Vigna del Parroco, due ettari a Castagnole Monferrato; Ca’ Mongròss, sei ettari a Montegrosso d’Asti dedicati alla Barbera; e Tenuta Santa Chiara, a Monastero Bormida, con due ettari di Pinot Nero e Chardonnay destinati all’Alta Langa.

Il lavoro sui vigneti non segue un modello indistinto. Ogni parcella risponde a una funzione precisa. Il Bricco della Gioia, nel nucleo aziendale originario, è legato a Opera Prima, il primo Ruchè Riserva della storia, nato nel 2007 e arrivato alla menzione Riserva in etichetta con l’annata 2017. Il terreno è sciolto, calcareo e povero, caratteristiche che aiutano a contenere il vigore della vite. L’altitudine e l’esposizione a sud-ovest favoriscono la maturazione delle uve e la concentrazione aromatica.

Il vigneto Sant’Eufemia dà origine al Sant’Eufemia, interpretazione più fresca e immediata del Ruchè di Castagnole Monferrato. Il Clàsic nasce invece dall’equilibrio tra più vigneti aziendali. Il Casot, tra Castagnole, Montemagno e Grana, ha terreni rossi e sabbiosi e ospita anche il Viognier, scelta poco comune per la zona.

Un capitolo importante è il Castelletto di Montemagno. Il progetto inizia nel 2015 con il recupero di un appezzamento abbandonato, coperto da rovi e sterpaglie, per un’estensione complessiva di sei ettari nel comune di Montemagno. L’investimento, porta alla rinascita di un vigneto sulla dorsale tra Viarigi e Montemagno, con esposizione a sud e sud-ovest, altitudine medio-alta e terreni marnosi. Nel 2022 viene presentata la prima bottiglia di Castelletto di Montemagno Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG Riserva.

La Vigna del Parroco, acquisita nel 2016, ha invece un peso diverso. Appartenuta a Don Giacomo Cauda, è il vigneto da cui prese avvio la rinascita moderna del Ruchè. Due ettari piantati nel 1964 vicino alla chiesa di Castagnole Monferrato, con vecchi ceppi che conservano un patrimonio genetico raro. Le uve sono vinificate in purezza e il vino mantiene una bottiglia dalla forma storica, legata a quella utilizzata al tempo del parroco. Con questa vigna Ferraris Agricola non aggiunge solo una parcella al proprio lavoro: assume un pezzo decisivo della storia della denominazione.

L’espansione dell’azienda non si limita al Ruchè. Con Ca’ Mongròss, a Montegrosso d’Asti, entra nel progetto una tenuta dedicata alla Barbera. Con Tenuta Santa Chiara, a Monastero Bormida, si apre il fronte dell’Alta Langa. Le vigne, poste in un’area che sfiora i 500 metri di altitudine, ospitano Pinot Nero e Chardonnay su suoli prevalentemente sabbiosi. Il Metodo Classico firmato Ferraris affina sui lieviti per 30 mesi e punta su finezza, equilibrio e progressione nel bicchiere.

Il paesaggio agricolo di Castagnole Monferrato ha un ruolo determinante. I suoli si sono formati durante il Miocene e alternano marne, argille e sabbie, con una presenza diffusa di fossili che rimanda all’antica presenza del mare. Sono terreni poveri, adatti a una varietà vigorosa come il Ruchè. In alcune zone emerge il tufo, lo stesso materiale scavato negli infernot, piccoli ambienti sotterranei utilizzati in passato come cantine domestiche.

Il clima aggiunge un altro elemento. Le colline comprese tra il Po e il Tanaro risentono sia dell’influenza alpina sia di quella marina. Le montagne proteggono dalle perturbazioni provenienti da nord e da ovest, riducendo le piogge e mitigando il freddo invernale. La piovosità annua si attesta intorno ai 600-700 millimetri, con valori particolarmente contenuti nell’area di Castagnole Monferrato. È un equilibrio che richiede attenzione, ma che permette alla vite di esprimersi con precisione quando il lavoro agronomico è accurato.

Accanto alla produzione, Ferraris Agricola ha sviluppato un progetto di accoglienza che ha inciso sulla visibilità del territorio. Dal 2022 l’azienda ha registrato 12.700 visitatori, italiani e stranieri, tra cui svizzeri, olandesi, tedeschi e americani. Non si tratta soltanto di degustazioni in cantina. Il vino diventa il punto di accesso a un Monferrato meno conosciuto rispetto ad altre aree piemontesi, ma capace di offrire paesaggio, storia agricola e piccoli borghi ancora leggibili.

Il Museo del Ruchè, aperto nella storica cantina della famiglia Ferraris, è uno degli elementi più significativi di questo percorso. La cantina, costruita nel XVII secolo nel centro storico di Castagnole Monferrato, conserva archi di mattoni antichi appoggiati su pareti di tufo. Per oltre tre secoli quegli spazi sono stati utilizzati per la produzione del vino. Oggi raccolgono strumenti impiegati nei vigneti e in cantina, insieme a un infernot scavato a mano nel tufo, parte di quella cultura sotterranea che contribuisce al fascino discreto del Monferrato vitivinicolo.

Museo del Ruchè
Museo del Ruchè

Nel 2018 i vigneti di Ferraris Agricola vengono scelti dal progetto Big Bench Community per ospitare la prima panchina gigante del Monferrato. Iniziative legate dalla stessa idea: portare persone a Castagnole Monferrato, far conoscere il vino nel suo paesaggio, creare motivi per restare più a lungo sul territorio.

Il percorso di Ferraris Agricola dimostra che una denominazione piccola può crescere senza perdere misura. La forza dell’azienda sta nell’aver trattato il Ruchè non come una curiosità da difendere, ma come un vino da costruire con metodo: vigneti selezionati, ricerca sulle Riserve, recupero della Vigna del Parroco, apertura internazionale, museo, accoglienza. In poco più di vent’anni, Luca Ferraris ha contribuito a spostare il Ruchè da un racconto locale a una posizione più solida nella geografia del vino piemontese.

Capodanno del Tartufo 2024: al via il 1° ottobre la Stagione del Tartufo Bianco d’Alba

L’attesa è finita: il profumo del Tuber magnatum Pico, il tartufo bianco d’Alba, torna protagonista sulle tavole del Piemonte. Il Capodanno del Tartufo celebra,...

La 31esima edizione di Vinalia a Guardia Sanframondi (Benevento), dal 4 al 10 agosto 2024

La vivace e longeva rassegna Vinalia, dedicata all'evoluzione enogastronomica, torna a Guardia Sanframondi (Benevento) dal 4 al 10 agosto 2024. Il tema scelto per...

Elephant Gin acquisita da Compagnia dei Caraibi

"Ci sono notizie che cambiano la storia di un'azienda. Siamo orgogliosi di annunciare che abbiamo sottoscritto un accordo per l’acquisizione al 100% di Elephant Gin"...

Ultimi Articoli