Mentre il rosé domina l’immagine della Provenza nel mondo, Cassis festeggia i novant’anni della propria denominazione ricordando che qui il vino simbolo resta il bianco. Il 15 maggio 1936 la piccola area viticola affacciata sul Mediterraneo entrò infatti nel gruppo delle prime Appellations d’Origine Contrôlée francesi. Oggi è ancora la più antica AOC della Provenza.
La storia del vino a Cassis è però molto più antica della denominazione. Le prime vigne arrivarono nel VI secolo avanti Cristo con i Focesi, gli stessi navigatori greci che fondarono Marsiglia. Da allora il rapporto tra il villaggio, il mare e la vite non si è mai interrotto. Le anfore rinvenute sul territorio testimoniano una storia che attraversa i secoli e che ha fatto di Cassis una delle aree viticole storiche del Mediterraneo.
Quando negli anni Trenta la Francia avviò il sistema delle AOC, i produttori di Cassis furono tra i primi a chiedere una tutela ufficiale per i propri vigneti e per i vitigni tradizionali. Il riconoscimento arrivò nel 1936, insieme a denominazioni destinate a diventare punti di riferimento del vino francese come Châteauneuf-du-Pape.
Oggi il vigneto di Cassis occupa circa 215 ettari, tutti all’interno del territorio comunale. Le vigne si trovano tra i 10 e i 200 metri di altitudine, a pochi passi dal mare. I terreni alternano calcari duri affioranti, piccole terrazze fertili e suoli argillo-calcarei composti da marne grigie e bianche. Le brezze provenienti dalle Calanques mitigano le temperature anche nei mesi più caldi e contribuiscono a preservare la freschezza delle uve.
Tra le aziende storiche della denominazione c’è il Clos Sainte Magdeleine, ai piedi del Cap Canaille. Le prime testimonianze della presenza della vite in questa zona risalgono al XIV secolo. Ancora oggi i vigneti seguono il sistema delle restanques, le tradizionali terrazze sostenute da muri in pietra che caratterizzano il paesaggio agricolo di Cassis.


La proprietà è guidata da Jonathan e Aurélie Sack. Tra le etichette più rappresentative figura Baume-Noire, Vermentino in purezza affinato sulle fecce fini, uno dei vini che meglio esprimono il carattere salino e minerale della denominazione.
Un altro nome storico è il Domaine du Paternel, proprietà della famiglia Santini dal 1943. Negli ultimi anni la famiglia ha affiancato all’attività vitivinicola il progetto “Nez du Paternel”, un percorso di degustazione che utilizza un cofanetto di aromi ispirato ai profumi caratteristici dei grandi bianchi di Cassis. Tra le etichette più rappresentative dell’azienda c’è l’Esprit de Famille Blanc, ottenuto dalle vigne più vecchie e affinato in legno.
In una regione dove il rosé rappresenta la parte più consistente della produzione, circa l’80% dei vini di Cassis è bianco. Clairette, Marsanne e Ugni Blanc sono i vitigni più diffusi. Nei bicchieri tornano spesso note di agrumi, fiori bianchi, erbe mediterranee e una sapidità che richiama la vicinanza del mare.
Novant’anni dopo il riconoscimento dell’AOC, Cassis resta una delle denominazioni più piccole della Francia mediterranea. Poco più di duecento ettari vitati e una produzione limitata che continua a puntare soprattutto sui bianchi. Una scelta controcorrente in Provenza, ma che da quasi un secolo rappresenta il tratto distintivo del territorio.
La visita alle cantine è stata organizzata da Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia, Conseil Départemental des Bouches-du-Rhône e Provence Tourisme.




