Cinquant’anni di vendemmie permettono di osservare quanto possa cambiare la viticoltura anche in un territorio dove i vigneti conservano ancora la struttura di secoli fa. È il caso di Carema, piccolo comune canavesano al confine con la Valle d’Aosta, dove lunedì 21 settembre, durante la terza edizione di Carema Prima, Achille Milanesio di Cantina Togliana ha ripercorso la propria esperienza tra le vigne, intervistato da Fabrizio Gallino.
L’incontro si è svolto al ristorante La Maiola, in apertura della 74ª Festa dell’Uva e del Vino di Carema, insieme alla presentazione in anteprima delle nuove annate della Carema DOC. Una serata che ha riunito i produttori della denominazione, affiancando la degustazione al racconto di chi lavora da decenni su queste colline.
Milanesio è cresciuto tra i vigneti di famiglia e conosce un paesaggio nel quale la coltivazione della vite richiede ancora numerosi interventi manuali. Il confronto con Gallino ha riguardato soprattutto le trasformazioni avvenute negli ultimi cinquant’anni: dalle pratiche agricole alle condizioni climatiche, fino ai cambiamenti che hanno interessato la produzione e la commercializzazione del vino.
A Carema i vigneti occupano pendii ripidi, sistemati in terrazzamenti sostenuti da muri in pietra a secco. La vite viene allevata sulle tradizionali pergole, chiamate topie, sorrette dai pilun, caratteristici pilastri in pietra e calce. Non hanno soltanto una funzione strutturale: durante il giorno assorbono il calore del sole e lo rilasciano nelle ore notturne, contribuendo a mitigare le escursioni termiche.
È un sistema sviluppato per rendere coltivabili superfici difficili, dove l’impiego dei mezzi meccanici è limitato dalla pendenza e dalla disposizione degli appezzamenti. Potatura, legatura dei tralci, gestione della vegetazione e raccolta delle uve richiedono molto lavoro, al quale si aggiunge la manutenzione periodica dei terrazzamenti e delle pergole.
Qui cresce il Picotendro, biotipo locale del Nebbiolo che caratterizza la produzione del Carema DOC, riconosciuto come denominazione nel 1967. Le vigne si sviluppano su terrazzamenti compresi indicativamente tra i 300 e i 600 metri di altitudine, in un ambiente fortemente influenzato dalla vicinanza delle Alpi.
L’esperienza di Milanesio permette di confrontare la viticoltura di oggi con quella praticata quando ha iniziato a lavorare nei vigneti. La struttura degli impianti è rimasta in buona parte la stessa, ma le condizioni nelle quali le uve arrivano a maturazione sono cambiate.
Uno degli argomenti affrontati con Fabrizio Gallino è stato proprio il clima. Temperature mediamente più elevate e vendemmie anticipate hanno modificato il calendario agricolo, imponendo maggiore attenzione all’andamento della maturazione e al momento della raccolta.
Il 2026 offre un esempio concreto. Già durante l’estate, il Consorzio di tutela dei vini del Canavese aveva segnalato un anticipo particolarmente marcato della maturazione nelle denominazioni Caluso DOCG, Canavese DOC e Carema DOC. Un andamento che richiede ai viticoltori di adeguare tempi e organizzazione del lavoro, soprattutto dove ogni operazione continua a essere svolta prevalentemente a mano.
Per chi, come Milanesio, ha seguito direttamente decine di stagioni, il cambiamento non riguarda soltanto la data in cui si comincia a vendemmiare. Cambiano le condizioni nelle quali maturano i grappoli e le decisioni da prendere durante l’anno, in un territorio dove l’altitudine e l’esposizione dei vigneti hanno sempre avuto un peso importante.
Cantina Togliana, dalla storia familiare ai vini di Carema
La vicenda personale di Achille Milanesio è strettamente legata a quella di Cantina Togliana, nata formalmente nel 2016, ma preceduta da una lunga attività viticola familiare. Il nome deriva da Togliana, piccolo nucleo di case tra i vigneti di Carema, dove la coltivazione della vite è stata tramandata attraverso più generazioni.
Il progetto ha portato alla produzione e all’imbottigliamento diretto delle uve, con una gamma concentrata sul Picotendro e sulle sue differenti possibilità di vinificazione e affinamento.
I vini sono tre: Drollo, Carema DOC L’Arsin e Carema DOC Riserva.
Drollo è un rosso da Picotendro che prende il nome da un termine dialettale utilizzato per indicare una persona dal carattere originale ed eccentrico. L’Arsin è invece un Carema DOC prodotto con uve Picotendro in purezza, affinato per dodici mesi in botti di rovere e successivamente in bottiglia.
La Carema DOC Riserva prevede una permanenza più lunga in legno, di almeno diciotto mesi, seguita dall’affinamento in bottiglia. L’annata 2021 ha ottenuto una medaglia d’oro al Concorso Internazionale dei Vini Estremi organizzato dal CERVIM, riconoscimento dedicato ai vini prodotti in condizioni viticole particolarmente impegnative.



