Il secondo anno a BolognaFiere conferma la maturità del format: 125 tra maison e vigneron, una mappa del gusto sempre più precisa e, lontano dai riflettori, alcune piccole realtà che meritano di essere scoperte.
Se l’anno scorso il trasloco da Modena a Bologna aveva il sapore della scommessa, l’edizione 2026 di Champagne Experience ha avuto quello della conferma. Il 4 e 5 ottobre i padiglioni di BolognaFiere sono tornati a riempirsi di calici, cestelli colmi di ghiaccio e di quel brusio inconfondibile che accompagna i grandi banchi d’assaggio. L’appuntamento, organizzato da Excellence SIDI e giunto alla nona edizione, ha ormai assunto il ruolo di riferimento europeo per chi lo Champagne lo vende, lo serve o semplicemente lo ama.
Numeri alla mano, sono stati 125 i produttori presenti, dalle grandi maison ai vigneron indipendenti: un’offerta ampia, ma mai dispersiva, grazie a un’impostazione che resta la vera cifra dell’evento.
La mappa del gusto, un anno dopo
Il percorso è rimasto fedele alla geografia della regione: Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Côte des Blancs e Côte des Bar, con le maison classiche raccolte in un’area dedicata. Un modo di degustare che trasforma il terroir da parola di moda a esperienza concreta: si passa da un banco all’altro e si sente, letteralmente, il cambio di suolo, di esposizione, di vitigno.
Rispetto al 2025, il pubblico è parso più consapevole, meno incline alla corsa all’etichetta celebre e più curioso di capire. Molti visitatori sono arrivati con un’idea precisa: confrontare annate, mettere a fianco Pinot Nero della Montagne de Reims e della Côte des Bar, capire fin dove può spingersi il Meunier quando è vinificato in purezza. Ed è proprio in questa curiosità che hanno trovato spazio i produttori più piccoli.
Le tendenze: dosaggi bassi, legno e Meunier protagonista
Tre fili rossi hanno attraversato i banchi. Il primo è il dosaggio: Extra Brut e Brut Nature non sono più una nicchia per iniziati, ma una scelta diffusa, segno di uve più mature e di una ricerca di trasparenza. Il secondo è il legno, sempre più usato non per aggiungere aromi, ma per dare respiro e struttura al vino base. Il terzo è il Meunier, a lungo considerato il fratello minore dello Champagne e oggi interpretato in purezza da vigneron che ne rivendicano carattere e longevità.
Ai banchi delle grandi maison, come sempre, la lezione è stata quella dell’assemblaggio e della costanza di stile. Ma il centro di questo racconto è altrove.
Fuori dai riflettori: sei piccoli produttori da ricordare
Accanto ai nomi che tutti conoscono, Champagne Experience resta un’ottima occasione per scoprire realtà che in Italia si incontrano di rado. Ecco sei assaggi che ci hanno colpito.
Encry – Révélation du Terroir 2017, Blanc de Blancs Grand Cru
Da Le Mesnil-sur-Oger, uno dei villaggi simbolo della Côte des Blancs, un Blanc de Blancs Grand Cru proveniente da un’annata difficile e piovosa, in cui proprio lo Chardonnay ha saputo cavarsela meglio. Il naso alterna agrume candito, fiori bianchi e una nota di gesso; in bocca è teso, salino, con una bollicina fine e un finale lungo che sa di pietra bagnata. La prova che una mano attenta può far parlare il terroir anche quando il millesimo non aiuta.
Julien Chopin – Carte Noire Brut Nature
Monthelon, sui coteaux a sud di Épernay, è una zona poco battuta dalle guide, ma ricca di vigneron di sostanza. Il Carte Noire è uno Champagne a dosaggio zero dal frutto nitido: mela gialla, piccoli frutti rossi, una leggera crosta di pane. Il sorso è asciutto ma non austero, con una freschezza che invita al secondo bicchiere. Ideale a tavola, con crudi di mare o salumi delicati.
Villa Bon Accueil – Les Danaïdes, Blanc de Meunier Extra Brut
Un “domaine confidentiel” di appena 0,64 ettari, come recita l’etichetta, e una cuvée prodotta in soli 14 botti: numeri che raccontano artigianalità pura. Les Danaïdes è un Meunier in purezza dal profilo ampio e speziato, con note di pera matura, frutta secca e un tocco di sottobosco portato dal legno. La bocca è morbida ma vibrante, con un finale sapido. Una delle sorprese della manifestazione.
Jean Velut – Témoignage Millésime 2012, in magnum
Montgueux, collina isolata alle porte di Troyes, è nota per uno Chardonnay maturo e solare che non somiglia a quello della Côte des Blancs. Il Témoignage 2012, servito in magnum, ne è una testimonianza – appunto – eloquente: naso evoluto di brioche, miele d’acacia, frutta gialla e nocciola tostata; bocca piena, cremosa, ancora sostenuta da un’acidità viva. Un’annata importante che il grande formato ha custodito con cura.
Sténopé 2012 – Champagne Devaux & Michel Chapoutier
Un incontro insolito tra la maison Devaux, di Bar-sur-Seine, nella Côte des Bar, e Michel Chapoutier, nome di culto della Valle del Rodano. Sténopé – il nome evoca la fotocamera a foro stenopeico, quella che cattura l’immagine con il minimo indispensabile – è uno Champagne millesimato 2012 dal carattere profondo e vinoso: frutta rossa matura, spezie dolci, note tostate e una lunga persistenza. Uno Champagne da meditazione, da aspettare ancora con fiducia.
Sylvie Moreau – Meunier mono-cépage vinifié sous bois
Da Saint-Euphraise-et-Clairizet, nella Petite Montagne de Reims, una maison familiare che si definisce “créateur d’émotions” e oggi vede all’opera Alexandre Moreau. Il Meunier in purezza, vinificato in legno, si apre su frutti rossi croccanti, mela cotogna e una sfumatura di vaniglia appena accennata. Il sorso è succoso, rotondo, con una chiusura fresca e leggermente ammandorlata. Un vino che conferma come il Meunier, trattato con rispetto, sappia essere tutt’altro che un comprimario.
In conclusione
Champagne Experience 2026 ha ribadito che lo Champagne non è un monolite, ma un mosaico di villaggi, vitigni e persone. Le grandi maison restano un punto fermo, ma è tra i banchi dei piccoli vigneron che si respira l’aria più nuova: produttori che lavorano pochi ettari, a volte meno di uno, e che chiedono al pubblico solo un po’ di tempo e di curiosità. Chi gliel’ha concesso è tornato a casa con qualche nome in più da cercare in carta. E con la voglia, già adesso, di tornare a Bologna l’anno prossimo.















