Orpicchio, varietà autoctona toscana a bacca bianca dal passato quasi dimenticato, trova oggi una nuova valorizzazione all’interno della linea “Le Anfore di Elena Casadei“, grazie al lavoro di Elena Casadei e della Famiglia Casadei nella tenuta Terre di Romena in Casentino. Dopo essere stato riscoperto nel 2007 e inserito l’anno successivo nell’elenco ufficiale delle varietà idonee alla produzione vinicola in Toscana, questo antico vitigno torna oggi a farsi conoscere attraverso un progetto che ne mette in luce le caratteristiche più distintive.
Coltivato su mezzo ettaro di vigneto, l’Orpicchio si è dimostrato sorprendentemente adatto alle condizioni pedoclimatiche della zona. Buccia spessa, acidità marcata e una naturale predisposizione alla longevità rappresentano i tratti salienti di questa varietà. Il terroir del Casentino, con le sue forti escursioni termiche e i suoli ricchi di argilla, si è rivelato ideale per accompagnare l’espressione più autentica di questa uva.
“Abbiamo scelto di allevare l’Orpicchio nel Casentino – spiega Elena Casadei – anche per le particolari condizioni climatiche di questo contesto che ci permettono di esaltare le sue peculiarità come la grande freschezza e l’acidità, con la prospettiva di poter evolvere con il passare del tempo. Le escursioni termiche che si registrano tra la notte e il giorno insieme alle caratteristiche dei suoli, dotati di una buona componente di argilla, si sono rivelati ideali per questa particolare varietà, che ben si adatta alle sfide che i cambiamenti climatici stanno ponendo al mondo della viticoltura in questo momento“.
L’Orpicchio Toscana IGT 2024 nasce da uve coltivate secondo i principi del metodo BioIntegrale®, una filosofia produttiva che accomuna tutte le etichette della linea. Dal 2013, Elena Casadei segue personalmente ogni fase della vinificazione, selezionando varietà provenienti dalle quattro aziende della famiglia: Castello del Trebbio nel Chianti Rufina, Tenuta Casadei a Suvereto, Olianas nel Sarcidano in Sardegna e, più recentemente, Terre di Romena.
La vendemmia si è svolta verso la fine di settembre. Dopo la diraspatura, le uve sono state poste in anfore di terracotta, dove si sono svolte sia la fermentazione che la lunga macerazione sulle bucce, durata oltre 100 giorni. “In questo caso ho scelto anfore dell’Impruneta – spiega Elena Casadei – poiché la chiusura ermetica, diventa essenziale durante la fase di post-fermentazione alcolica, e mi ha permesso grazie ad una continua micro-ossigenazione, di mantenere la freschezza e l’integrità aromatica di questo varietale“.
All’inizio di gennaio è stata effettuata la svinatura e ha preso avvio il periodo di affinamento in bottiglia, che durerà almeno sei mesi. Il risultato si distingue per la sua vivacità e coerenza. “Non è un orange wine. Le caratteristiche dell’Orpicchio, a partire dalla sua grande acidità, insieme alla lunga macerazione sulle bucce, molto spesse e perfette per questo tipo di lavorazione, ci hanno consentito di ricavare un vino molto integro, vivo, già a partire dal colore, che può affrontare ora un lungo affinamento in bottiglia ed evolvere nel tempo“.
Il primo millesimo di Orpicchio Toscana IGT si affianca alle altre etichette della linea “Le Anfore di Elena Casadei” con una tiratura limitata a 700 bottiglie, con l’intento di ampliarla fino a 2.000 nei prossimi anni.
“Siamo molto soddisfatti di questo primo risultato che conferma la visione che ha sempre animato questo progetto – conclude Elena Casadei –. L’anfora è uno strumento ideale, una sorta di cassa acustica, a nostra disposizione, che consente di esaltare nel vino le caratteristiche di partenza di una varietà e quelle del suo territorio di origine“.



