Per tre giorni Bologna si è trasformata nella capitale del vino artigianale. Dal 15 al 17 novembre 2025, i padiglioni 29 e 30 della Fiera hanno ospitato l’atteso appuntamento organizzato dalla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), che ha richiamato migliaia di appassionati, enotecnici e curiosi desiderosi di conoscere da vicino il vero volto del vignaiolo indipendente.
Breve storia di un’associazione che ha cambiato il vigneto Italia
Per comprendere il valore di questa manifestazione, occorre ricordare la storia della FIVI. Nata nel 2008 dall’iniziativa di un gruppo di viticoltori, tra cui il piemontese Piero Mancini, la Federazione si è posta un obiettivo preciso: riunire e dare voce a chi, in vigna e in cantina, segue ogni fase in prima persona.
Il vignaiolo indipendente FIVI coltiva le proprie uve, le vinifica e imbottiglia il prodotto finito, garantendo tracciabilità e un legame diretto con il territorio. In un panorama spesso dominato da grandi gruppi industriali, la Federazione difende la figura dell’artigiano del vino, del piccolo produttore che interpreta ogni annata come un racconto unico e irripetibile, lontano da ogni standardizzazione.
Oltre mille vignaioli in due padiglioni
Oltre mille vignaioli indipendenti, provenienti da tutte le regioni d’Italia, hanno popolato i due padiglioni della Fiera, offrendo ai visitatori un autentico “giro d’Italia enologico” sotto lo stesso tetto. Dalle Alpi alla Sicilia, ogni denominazione, vitigno e stile di vinificazione era rappresentato.
Tra gli stand si respirava entusiasmo: c’era chi raccontava la scelta del biologico, chi illustrava le sfide della viticoltura di montagna o la riscoperta di antichi vitigni dimenticati. Ogni banco era una storia, un accento, una passione.
Non solo degustazioni, ma acquisto diretto
Uno degli aspetti più apprezzati dell’evento è stata la possibilità di acquistare direttamente dai produttori. Non solo assaggi, dunque, ma un’esperienza concreta, che ha permesso al pubblico di portare a casa le bottiglie preferite, spesso provenienti da piccole produzioni introvabili nei canali della grande distribuzione.
Carrelli, scatole e borse termiche hanno punteggiato i corridoi della fiera, mentre i vignaioli, soddisfatti e attenti, consigliavano e confezionavano con cura i frutti del proprio lavoro.
L’appuntamento FIVI di Bologna si conferma così molto più di una fiera: un momento di incontro, di dialogo e di riconoscimento del valore della diversità vitivinicola italiana.
Dietro ogni bottiglia c’è un volto, una storia e una terra da custodire. E da Bologna arriva un messaggio chiaro: il vino artigianale non è una nicchia, ma una parte viva del patrimonio culturale del Paese.
Appuntamento al prossimo anno per continuare a sostenere chi, con passione e dedizione, difende ogni giorno l’anima più vera del vino italiano.

























