A Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga, Dievole occupa oltre 600 ettari nel territorio del Chianti Classico, tra vigneti, oliveti e boschi. Il piccolo borgo e la villa dominano la proprietà da circa 450 metri di altitudine, mentre i terreni scendono verso sud-est fino a quota 300 metri.
Per raggiungerla si percorre una strada bianca tra cipressi e colline. Il nome Dievole compare nei documenti già il 10 maggio 1090, in un contratto conservato all’Archivio di Stato di Siena: due contadini pagarono due capponi, tre pani e sei denari lucchesi per l’affitto annuale di una vigna. La radice del nome viene ricondotta all’espressione “Dio vuole”.
Ad accompagnarci nella visita è stato Gianni Mucciarelli, responsabile dell’ospitalità, con cui abbiamo attraversato il borgo, la cantina e gli spazi destinati agli ospiti. Ci siamo fermati spesso a parlare della tenuta e delle scelte che negli ultimi anni ne hanno modificato profondamente l’impostazione.
Il passaggio decisivo arriva nel 2012, quando Dievole entra nel gruppo Alejandro Bulgheroni Family Vineyards – ABFV. Dal 2013 viene progressivamente rivista anche la produzione: maggiore attenzione al Sangiovese e ai vitigni toscani, uscita delle varietà internazionali dai blend e abbandono delle barrique.
In cantina le fermentazioni avvengono nelle Tulipe, grandi vasche in cemento grezzo dalla forma arrotondata. Il cemento non cede aromi al vino e permette di lavorare senza aggiungere note estranee a quelle dell’uva.
Per l’affinamento del Sangiovese la scelta è ricaduta invece su grandi botti di rovere francese di Allier, non tostato. Le dimensioni sono molto maggiori rispetto alle barrique utilizzate in passato e il contatto tra vino e legno è meno marcato.
Durante la visita alla bottaia abbiamo notato anche alcune botti realizzate con legni provenienti da boschi toscani. Non vengono impiegate indistintamente su tutta la produzione, ma fanno parte di progetti più circoscritti sui quali la cantina ha lavorato negli ultimi anni.
Uno di questi riguarda Campinovi, Trebbiano Toscano in purezza. Per alcune annate Dievole ha affiancato al rovere francese il castagno e il rovere toscano, con legni provenienti anche dal Casentino e dalla Rufina. Una scelta che permette di approfondire non soltanto il lavoro su un vitigno storico della Toscana, ma anche il rapporto tra il vino e materiali provenienti dalla stessa regione.
Dalla bottaia siamo passati alla library, dove sono conservate le vecchie annate. Tra le bottiglie che raccontano meglio la storia della proprietà c’è il Novecento Chianti Classico Riserva, nato con la vendemmia 1990 per ricordare i novecento anni trascorsi dal primo documento che cita Dievole. Accanto al Chianti Classico Dievole, il Novecento rimane uno dei vini di riferimento della tenuta. Negli anni più recenti, però, il lavoro si è concentrato sempre di più sulla lettura dei singoli vigneti.
Il Vigna Sessina Chianti Classico Gran Selezione nasce dall’omonimo vigneto, posto nella parte più alta della proprietà. A questo si affiancano Casanova, Catignano e Petrignano, tre Chianti Classico prodotti separatamente a partire dalle rispettive parcelle.
Le vigne non sono necessariamente lontane tra loro, ma cambiano suoli ed esposizioni. Casanova si trova prevalentemente sul Macigno del Chianti, mentre Catignano e Petrignano insistono sulla Formazione del Monte Morello. Differenze che consentono di osservare il comportamento del Sangiovese all’interno della stessa tenuta senza ricondurre tutto a un solo profilo.
Assaggiarli uno accanto all’altro rende il confronto ancora più chiaro: il vitigno è lo stesso, ma il carattere dei vini cambia insieme al terreno e alla posizione del vigneto.
Campinovi porta invece l’attenzione sul Trebbiano Toscano, vinificato in purezza. Dopo una produzione fortemente legata al Sangiovese, è interessante trovare in gamma un bianco che recupera un’altra varietà storica della regione e sulla quale la cantina ha scelto di lavorare con la stessa attenzione.
La degustazione finale ha allargato il percorso oltre il Chianti Classico. Nel bicchiere sono arrivati anche vini delle altre tenute toscane del gruppo ABFV.
Da Montalcino abbiamo assaggiato i Brunello di Podere Brizio e Poggio Landi, mentre da Bolgheri sono arrivati i vini di Tenuta Meraviglia e Tenuta Le Colonne. Nella stessa degustazione si sono così incontrate tre zone molto diverse della Toscana, con vitigni e condizioni produttive differenti.
Il borgo e l’ospitalità
Uscendo dalla cantina si torna agli edifici storici di Dievole. La proprietà conserva l’impianto di una grande tenuta agricola, con la Villa Padronale, le case coloniche e gli spazi che per secoli hanno accompagnato il lavoro nei campi.
Oggi parte di questi edifici ospita il Wine Resort, con camere distribuite nel borgo, giardini e due piscine. Nella villa si trova anche il Ristorante Novecento, che riprende il nome della Riserva nata nel 1990.
La dimensione di Dievole si percepisce bene muovendosi tra questi spazi: il borgo occupa soltanto una parte di una proprietà che continua tutt’intorno con vigne, oliveti e boschi.


























