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Slow Food “Donne che salvano la terra”: Bruna Ferro, l’anima di Carussin

Bruna Ferro, una delle dieci donne protagoniste del progetto “Dieci donne che salvano la terra” di Slow Food Italia, ha un legame profondo con la terra fin da bambina. A sei anni, durante la vendemmia, come tutti i bambini del borgo, raccoglieva gli acini d’uva caduti dalle mani dei contadini. Un giorno, stanca di questo compito monotono, prese un paio di forbici per provare l’emozione di tagliare un grappolo. L’incidente era dietro l’angolo: un taglio profondo alla mano la costrinse a fermarsi. Sgridata dal padre, trovò conforto nelle parole della nonna Pasqua: “Non preoccuparti, ti è entrato il mestiere nelle vene, vedrai che lavorerai la campagna“.

Questa profezia si è avverata. Bruna è l’anima di Carussin, un’azienda agricola nell’Astigiano, a San Marzano Oliveto. Dopo gli studi superiori, è tornata nella sua terra natale per dedicarsi anima e corpo all’agricoltura. Bruna non si definisce solo vignaiola, ma contadina nel vero senso del termine. Nella sua azienda ha infatti ricreato un ecosistema completo, dove vigneti, prati, campi coltivati, boschi e animali convivono in armonia. Un luogo di passione e amore per la natura, dove anche i bambini possono imparare l’importanza del rispetto per l’ambiente attraverso la fattoria didattica.

Carussin rappresenta un luogo di salvaguardia della biodiversità, di accoglienza e di rispetto verso il creato, gestito da Bruna con un entusiasmo contagioso, insieme al marito Luigi e ai due figli, Luca e Matteo. Per Bruna, la terra è vita e deve essere viva: “Noi non abbiamo creato niente, noi custodiamo quello che c’era già. L’uva ci dà da vivere, ma non vogliamo una monocultura, cerchiamo l’equilibrio, per questo ci sono diverse colture. In vigna, se mio figlio Matteo trova un alberello, taglia piuttosto qualche vite per lasciarlo crescere: abbiamo filari con all’interno querce, ciliegi e peschi perché se un seme riesce a diventare piantina deve essere difeso: è il nostro modo di proteggere la biodiversità, di rispettare la dignità delle piante che è come rispettare la dignità di una persona“.

Fin dall’inizio della sua attività, ha fatto una scelta precisa: bandire la chimica di sintesi dalla sua azienda adottando metodi di produzione che rispettino i cicli naturali, salvaguardino le risorse come l’acqua, il suolo, la materia organica e l’aria, rispettando il benessere animale, l’ambiente, la salute e la bellezza del paesaggio. Non è stata una scelta semplice quando, negli anni ottanta, ha preso in mano l’azienda: “Mio nonno produceva in modo naturale, all’epoca non c’era che letame e calce, mio padre ha proseguito in questa scia fino agli anni Settanta. Poi ha ceduto per qualche anno alla chimica. L’erba non cresceva e i filari erano più in ordine, ma il prodotto non era buono. Si è pentito e ha deciso di tornare indietro. Sono stati anni difficili, perché la terra inaridita dalla chimica aveva smesso di produrre. Da allora, abbiamo scelto consapevolmente di produrre in modo naturale e anche se fare biologico non era semplice e ci sentivamo quasi messi ai margini, non abbiamo più cambiato strada“.

Bruna, infatti, non cede; la sua caparbietà, mossa dal “sentirsi dalla parte giusta“, la fa andare avanti: “Mi dicono che vado controcorrente, io dico che semplicemente non faccio quello che non capisco, come i miei asini. Non sono animali stupidi, è un’etichetta che gli abbiamo attribuito noi esseri umani, quando a partire dall’800 abbiamo iniziato a controllare tutto, ma ci siamo scontrati con l’asino che è un’animale che non fa nulla se non capisce“.

E nelle future generazioni Bruna crede molto: oltre a fare la contadina, la mamma, la nonna e mille altre cose, trova ancora il tempo per organizzare i campi scuola con i bambini. “Cerco di diffondere l’amore e il rispetto per la natura. Voglio trasmettere quelle conoscenze che erano alla base dell’agire di mia nonna; scrutando una foglia, capiva la salute della vite, e seguendo le ragnatele nel pollaio, capiva che tempo avrebbe fatto l’indomani. Vorrei trasmettere entusiasmo e curiosità ed esortarli a cercare la meraviglia che c’è nella natura, soprattutto quando sei in difficoltà e il mondo attorno a te sembra una macchia nera. Perché se cerchi, conosci e cresci, magari non avrai successo, ma hai comunque fatto un percorso di adattamento importante“.

Donne che salvano la terra – Bruna Ferro

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