Alle OGR di Torino è andata in scena Grandi Langhe 2026, appuntamento che riunisce le principali denominazioni piemontesi e offre agli operatori un quadro diretto del lavoro delle aziende, dei territori e delle diverse interpretazioni del vino.
Tra i produttori presenti c’era Ignazio Giovine con L’Armangia, realtà con sede a Canelli che coltiva vigneti tra Canelli, Moasca e San Marzano Oliveto. La cantina nasce come progetto autonomo nel 1988, all’interno di una storia familiare legata alla produzione vinicola fin dal 1850. Un percorso costruito nel tempo, con un rapporto costante con la vigna e con le aree in cui l’azienda opera.
Il nome L’Armangia deriva dal dialetto piemontese e significa “rivincita”. Un termine che richiama l’idea di riportare Canelli al centro dell’attenzione attraverso il vino, lavorando sulle potenzialità del territorio.
La produzione si muove su più fronti. Accanto ai vini aromatici da Moscato bianco e ai rossi fondati sulla Barbera, la cantina propone bianchi da Cortese e Chardonnay, rossi da Pinot Nero e Albarossa, oltre a spumanti, vini dolci e distillati. Una gamma ampia che riflette la varietà dei vitigni coltivati e delle aree di provenienza.
I vigneti, distribuiti su comuni diversi, consentono di operare su suoli ed esposizioni differenti. Il lavoro in campo è impostato su interventi mirati, con una gestione dei trattamenti calibrata sulle condizioni agronomiche e sull’andamento climatico delle singole annate.
L’Armangia partecipa inoltre alle associazioni di produttori del Canelli DOCG e del Nizza DOCG, contribuendo al percorso condiviso legato alle rispettive denominazioni.


