HomeRistoranti e LocaliKay Essenza Peruviana, a Torino il Perù passa dal ceviche al pisco

Kay Essenza Peruviana, a Torino il Perù passa dal ceviche al pisco

A Torino, nel quartiere Crocetta, Kay Essenza Peruviana porta in tavola una cucina peruviana contemporanea costruita su ceviche, pisco cocktail, piatti andini e una carta di vini naturali scelta per accompagnare sapori intensi, acidità, spezie e cotture precise.

Il ristorante di via Evangelista Torricelli 59 nasce alla fine del 2018 dall’idea di Cristopher Abarca, chef e patron, che ha trasformato le proprie radici in un progetto gastronomico personale. Il suo non è un racconto nostalgico del Perù, ma una cucina viva, capace di muoversi tra memoria familiare, tecnica, ingredienti simbolo e aperture internazionali.

Il nome Kay, in lingua quechua, significa Essere/Essenza“. È una scelta che dice molto della direzione del locale: andare alla sostanza dei sapori, senza ridurli a folklore. In sala, l’ambiente è raccolto, curato, con richiami sudamericani misurati e un servizio che accompagna il cliente lungo un percorso fatto di piatti, cocktail e abbinamenti.

Al centro della proposta c’è il ceviche, il “piatto bandiera” del Perù. Da Kay Essenza Peruviana arriva nella versione classica con pesce del giorno, leche de tigre, mais choclo, cancha, patata dolce e cipolla. La marinatura lavora sull’equilibrio: acidità, freschezza, croccantezza e dolcezza si alternano senza coprire la materia prima.

Accanto al ceviche classico c’è la versione de ají amarillo, con crema di peperoncino giallo aromatico, leche de tigre, mais choclo, cancha e patata dolce. Qui il peperoncino non serve a spingere solo sulla piccantezza, ma aggiunge profondità vegetale e una nota più morbida, che allarga il profilo del piatto.

La sezione iniziale del menu mette subito in chiaro la direzione della cucina. La causa de camarones abbina patate lavorate in modo soffice, gamberi saltati, crema di avocado, crema di olive viole peruviane e salsa chipotle. Le empanadas sono farcite con ají de gallina, stufato di pollo sfilacciato con crema di peperoncino giallo aromatico. Gli anticuchos portano in tavola spiedini di cuore di vitello ai ferri, patate, mais choclo, salsa huancaina affumicata, chimichurri e chipotle.

Più ricchi i patacones, cestini di platano verde farciti con capocollo di maiale e salame piccante, serviti con crema di avocado e insalata condita con chutney di sachatomate. Il chicharrón con mote lavora invece sulla pancia di maiale cotta nel suo grasso, con patate, mais mote, maionese al wasabi, crema di patata dolce e cipolla.

Tra le portate principali, il mare trova spazio nel pulpo en ají panca: polpo cotto a bassa temperatura, finito in piastra, servito con salsa di ají panca, crema di ceci e chips di riso soffiato. L’arroz cremoso punta sulla bisque, con riso, pancia di ombrina e gamberi. Sono piatti in cui salse, fondi e consistenze hanno un ruolo centrale, secondo una logica molto presente nella cucina peruviana.

La parte di terra ha toni più decisi. Il pollo en salsa de cuy viene servito con salsa di ají panca e arachidi, patate e mais mote. L’arroz con pato abbina petto d’anatra cotto a bassa temperatura, riso aromatizzato al coriandolo, piselli, peperoni e mais choclo. L’entraña, diaframma ai ferri, arriva con cubetti di manioca, salsa huancaina affumicata e insalata di pomodorini, cipolla, fave e mais mote.

Il lomo saltado racconta bene l’incontro tra Perù e cultura asiatica: filetto di vitello saltato al wok con cipolla, pomodorini, salsa di soia, salsa di ostriche, patate e riso. La stessa linea si ritrova nell’arroz chaufa, riso saltato al wok con peperoni, zucchine, salsa di soia, omelette e bocconcini di pollo croccante con salsa char siu in agrodolce, e nei ravioles nikkei, gyoza ripieni di maiale, erba cipollina e zenzero, serviti con salsa di soia e agrodolce leggermente piccante.

Il finale dolce resta legato a ingredienti e sapori riconoscibili della pasticceria latinoamericana. Gli alfajores sono biscotti friabili farciti con dulce de leche. I bombom al cacao 70% sono aromatizzati al pisco. L’aflanado de lucuma, panna cotta al frutto peruviano con namelaka al cacao e miele al caffè, chiude il menu con una nota più morbida e avvolgente.

Accanto alla cucina, il pisco è l’altro asse del progetto. Da Kay Essenza Peruviana non compare come semplice richiamo identitario, ma diventa la base di una carta cocktail ampia, pensata per dialogare con il menu. Il Pisco Sour resta il punto di partenza, con pisco, lime, zucchero liquido, albume e angostura, ma la proposta si allarga a variazioni più personali.

Il Nikkei Sour introduce il wasabi, il Nori Sour lavora su pisco infuso all’alga nori, il Negroni Sour aggiunge campari e vermouth, mentre il Caffè Sour gioca su pisco, caffè e zucchero liquido. I chilcanos, più freschi, uniscono pisco, lime, ginger ale, angostura e menta, anche in versione alla frutta o mediterranea, con infusione al rosmarino.

Tra le creazioni della casa ci sono il Paloma Peruana, con pisco, spremuta di pompelmo, triple sec, zucchero liquido e sale; il Pacifico, con pisco infuso all’alga nori, lime, triple sec e sale; il Cholopolitan, con pisco, polpa di more peruviane e triple sec; il Peruvian Martini, con pisco, vermouth bianco e gin. Una carta che non separa bar e cucina, ma li fa procedere insieme.

Anche la selezione dei vini segue una linea precisa, con attenzione ai naturali e ai rifermentati in bottiglia. Tra le bollicine compaiono il Pinot Nero di Lusenti, l’Emiliana da Malvasia di Candia, il Prosecco Naolta di Silvia Fiorin, il Cianò da Ortrugo, il Sollazzo di Villa Calicantus e il Mare d’Inverno da Barbera rifermentata. Nei bianchi trovano spazio il Greghetto di Raina, l’Avora di Vigneti Vallorani, l’Extreme di Ilenia Spagnoli, Vermentino con macerazione sulle bucce, la Malvasia Bianca Regina di Lusenti, il Posca Bianco di Vigneto San Vito e il Catarratto senza solfiti di Bosco Falconeria. Tra i rossi, Le Campette di Raina, il Pinot Nero La Fiocca di Piccolo Bacco dei Quaroni, il Nivo di Rugrà, il Gelsomoro, Unlitro di Ampeleia, il Nerello Mascalese Nonno Ciccio di Francesco Modica e il Velia di Contrada Marettima.

La carta dei vini accompagna una cucina fatta di acidità, salse profonde, affumicature leggere, note marine, peperoncini aromatici e cotture al wok. Non cerca abbinamenti rigidi, ma lascia spazio al consiglio della sala, come ricorda anche il menu: “Per i vini al calice, lasciatevi consigliare dal nostro personale di sala.”

La forza di Kay Essenza Peruviana sta nella coerenza del progetto. Il ceviche non è un richiamo esotico, il pisco non è un accessorio da aperitivo, i vini naturali non sono una scelta di facciata. Tutto concorre a costruire un’identità riconoscibile, in cui il Perù viene raccontato attraverso ingredienti, tecniche e riferimenti culturali, ma senza restare chiuso in una formula.

Cristopher Abarca ha dato al locale una direzione chiara: una cucina che “evolve ma non dimentica mai le sue radici“. In questa frase c’è il senso del lavoro fatto in questi anni: partire da un patrimonio gastronomico forte e portarlo dentro una città come Torino, con rispetto, precisione e libertà.

ogni piatto racconta una storia e ogni sorso è un’esperienza da condividere.

Da Kay Essenza Peruviana, questa idea prende forma in un menu che attraversa ceviche, anticuchos, lomo saltado, arroz chaufa, pisco sour e vini naturali. Il risultato è un indirizzo che ha trovato una voce propria nella scena gastronomica torinese, senza inseguire mode e senza semplificare la ricchezza della cucina peruviana.

Kay Essenza Peruviana
Via Evangelista Torricelli 59, Torino

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