Quando si parla di vino calabrese, il pensiero va soprattutto ai rossi, al Gaglioppo e alla denominazione Cirò. Ma lungo la costa ionica la viticoltura ha anche una storia legata alle uve bianche, alcune ancora poco conosciute al di fuori della regione. A Cirò, Santa Venere, azienda biologica della famiglia Scala, lavora su tre varietà dalle caratteristiche molto diverse: Greco, Guardavalle e Zibibbo.
Da queste uve nascono il Cirò Bianco DOP, il Vescovado Calabria Bianco IGP e il Calamacca Calabria Bianco IGP. Tre etichette che permettono di conoscere una parte della produzione calabrese spesso meno considerata rispetto ai rossi, passando da un vino legato alla storia della denominazione a due interpretazioni in purezza di vitigni che meritano maggiore attenzione.
La scelta di Santa Venere è quella di mantenere ben riconoscibili le caratteristiche delle singole uve. Il Greco rappresenta il legame con la produzione storica di Cirò, il Guardavalle viene vinificato da solo anziché essere impiegato in assemblaggio, mentre lo Zibibbo, generalmente associato ai vini aromatici e passiti, trova spazio in una versione completamente secca.
Il Greco e la storia del Cirò Bianco
Il Cirò Bianco DOP nasce da vigneti di Greco coltivati secondo il metodo biologico, impiantati nel 1970 ad appena 15 metri sul livello del mare. Una posizione vicina alla costa ionica che caratterizza questa parte del territorio di Cirò, dove la coltivazione della vite accompagna da secoli l’economia agricola locale.
Nel calice il vino si presenta giallo paglierino, con un profilo aromatico articolato. In bocca ha una buona consistenza, una componente morbida e un’acidità che ne sostiene il sorso.
È un bianco che trova posto soprattutto a tavola, anche con preparazioni dal gusto deciso. Tra gli abbinamenti proposti ci sono la pasta con alici e mollica di pane tostata, piatto nel quale sapidità e consistenza richiedono un vino capace di accompagnare entrambi gli elementi, e il baccalà alla calabrese con patate, pomodoro e olive. Si presta inoltre ai pesci al forno, in particolare a quelli dalle carni più delicate.
Con un prezzo indicativo in enoteca di 9 euro, è la bottiglia più accessibile delle tre e un punto di partenza per avvicinarsi ai bianchi della denominazione.
Vescovado, il Guardavalle vinificato in purezza
Con Vescovado Calabria Bianco IGP si passa a una varietà decisamente meno nota: il Guardavalle, vitigno autoctono calabrese che raramente viene proposto da solo.
Santa Venere ha iniziato a produrre questa etichetta nel 2008, scegliendo di dedicare al Guardavalle un vino in purezza. Una decisione importante soprattutto per la possibilità di far conoscere direttamente le caratteristiche dell’uva, senza affidarle a un assemblaggio con altre varietà.
Il Vescovado ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini. Al naso emergono profumi floreali e fruttati, mentre al palato prevalgono freschezza, sapidità e un finale asciutto. Rispetto al Cirò Bianco, offre una lettura differente della produzione della cantina, con un profilo che si presta particolarmente ai piatti di mare.
Crudi di gamberi e scampi, insalata di polpo e frittura di paranza sono tra gli abbinamenti più immediati. Interessante anche l’accostamento con una tartare di ricciola, agrumi ed erbe aromatiche, dove la freschezza del vino può accompagnare sia la delicatezza del pesce sia la componente agrumata.
Il prezzo indicativo in enoteca è di 16 euro. Al di là del costo, il motivo d’interesse del Vescovado resta soprattutto il vitigno: una bottiglia che offre la possibilità di assaggiare il Guardavalle senza l’intervento di altre uve.
Calamacca, lo Zibibbo calabrese nella versione secca
Il più recente dei tre vini è Calamacca Calabria Bianco IGP, prodotto per la prima volta nel 2022 da Zibibbo in purezza.
Si tratta di un’uva dalla forte personalità aromatica, conosciuta soprattutto per i vini passiti e dolci, ma capace di dare risultati differenti quando viene vinificata secca. È su questa seconda possibilità che ha lavorato Santa Venere, ottenendo un bianco nel quale la componente aromatica dello Zibibbo è accompagnata da freschezza e buona acidità.
Il Calamacca si presta così ad abbinamenti che vanno oltre il semplice aperitivo. Tra i piatti calabresi può accompagnare il pesce spada alla ghiotta, con pomodoro, olive e capperi, oppure le bruschette con sardella, preparazione piccante a base di pesce e peperoncino. Un altro accostamento è quello con il Pecorino Crotonese DOP di media stagionatura, che richiede un vino capace di confrontarsi con sapori più intensi.
Le caratteristiche aromatiche dello Zibibbo permettono inoltre di guardare a cucine diverse da quella regionale. Un curry di pesce o crostacei, purché non eccessivamente piccante, può trovare in questo vino un accompagnamento interessante, grazie al contrasto tra spezie, freschezza e profumi dell’uva.
Il prezzo indicativo in enoteca è di 23 euro, il più alto della selezione.
Con queste tre etichette, Santa Venere propone dunque una lettura della Calabria in bianco che non si ferma al Greco e alla denominazione Cirò. Il lavoro sul Guardavalle e quello più recente sullo Zibibbo secco ampliano la scelta, dando spazio a varietà che raccontano aspetti differenti della viticoltura regionale.
Tre bottiglie, con prezzi compresi tra 9 e 23 euro, che invitano a guardare oltre i grandi rossi calabresi e a conoscere meglio le possibilità offerte dai vitigni bianchi coltivati lungo la costa ionica.






