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The Others Art Fair 2026 a Torino, pubblico in crescita e sei premi per l’arte contemporanea al Parcheggio Lancia

Quattro giorni di arte contemporanea all’interno di un parcheggio, con 54 espositori italiani e internazionali, installazioni di grandi dimensioni, videoarte, performance e incontri aperti al pubblico. Si è conclusa domenica 1° novembre 2026 la quindicesima edizione di The Others Art Fair, ospitata per la prima volta al Parcheggio Lancia di piazzale Chiribiri, nel quartiere Borgo San Paolo di Torino. Un’edizione che, secondo gli organizzatori, ha registrato un leggero aumento dei visitatori rispetto al 2025 e riscontri favorevoli da parte dei galleristi, soddisfatti delle vendite e dei contatti professionali avviati durante la manifestazione.

La scelta del parcheggio, messo a disposizione da GTT – Gruppo Torinese Trasporti su indicazione dell’amministrazione comunale, ha rappresentato uno degli aspetti più caratteristici della fiera. Gli spazi normalmente destinati alle automobili hanno accolto dal 29 ottobre gallerie, collettivi artistici, associazioni indipendenti, realtà editoriali e progetti sperimentali, in un allestimento che ha sfruttato le caratteristiche architettoniche dell’edificio.

Il trasferimento al Parcheggio Lancia si inserisce nella storia stessa di The Others, nata nel 2011 da un’idea di Roberto Casiraghi e Paola Rampini. In quindici anni la manifestazione ha cambiato più volte sede, occupando edifici con destinazioni molto diverse: dalle ex carceri Le Nuove all’ex ospedale Regina Maria Adelaide, dall’ex caserma Riberi a Torino Esposizioni, fino agli spazi dell’ITCILO. Un percorso che ha permesso di portare l’arte contemporanea anche fuori dai luoghi espositivi più consueti.

«Chiudiamo questa quindicesima edizione con un leggero incremento del pubblico rispetto allo scorso anno e riscontri positivi da parte dei galleristi, che hanno espresso soddisfazione per le vendite e per i nuovi contatti avviati durante la fiera», commenta Roberto Casiraghi, fondatore della manifestazione insieme a Paola Rampini.

Casiraghi ha sottolineato anche il rapporto instaurato con le istituzioni culturali della zona, in particolare con la vicina Fondazione Merz, dove è in corso la mostra Marisa Merz. La danza delle ore. La presenza della fiera ha contribuito a indirizzare parte del pubblico verso l’esposizione, rafforzando i collegamenti tra gli appuntamenti della settimana torinese dedicata all’arte contemporanea.

Il tema scelto dal direttore artistico Lorenzo Bruni, “Sosta Temporanea. Forme di permanenza in uno spazio di passaggio”, nasceva proprio dalla funzione originaria dell’edificio. Il parcheggio, progettato per ospitare persone e veicoli per periodi limitati, è diventato per quattro giorni un luogo nel quale soffermarsi sulle opere, incontrare gli artisti e affrontare questioni legate alla memoria, all’ambiente, all’identità e alle trasformazioni sociali.

«Con Sosta temporanea abbiamo scelto di partire da una condizione che appartiene al nostro presente: attraversiamo continuamente luoghi, immagini e informazioni, ma raramente abbiamo il tempo di fermarci e interrogarli», spiega Lorenzo Bruni.

La selezione degli espositori ha riunito gallerie emergenti e consolidate, spazi senza fini di lucro, iniziative gestite direttamente dagli artisti e realtà editoriali provenienti dall’Italia, dall’Europa e dal Sud America. Pittura, fotografia, scultura e tecniche tessili hanno trovato posto accanto a installazioni e pratiche multidisciplinari.

Tra le proposte, la ricerca di Roberto Ghezzi, presentata dalla galleria FABER, ha affrontato il rapporto tra arte e osservazione scientifica della natura, mentre Black Effect Gallery ha portato lavori legati ai temi dell’appartenenza e delle relazioni tra persone e luoghi.

Particolare attenzione è stata riservata alla nuova sezione Expanded Grounds – Opere fuori scala per uno spazio di sosta, dedicata a interventi di grandi dimensioni. Le opere su carta di El Gato Chimney, i ricami di Ruben Montini legati alla rivendicazione dei diritti e il passaggio illusorio progettato da Cocis Ferrari hanno utilizzato linguaggi differenti per confrontarsi con gli spazi del parcheggio.

A questi si sono aggiunti l’installazione di Aria Ixchel Zamora Morales, il lavoro monumentale di Andrea Cerruto e l’ufficio interattivo di Federica Sutti, nel quale il pubblico era chiamato a confrontarsi direttamente con l’opera. La dimensione dell’edificio ha consentito di presentare lavori che difficilmente avrebbero trovato una collocazione analoga negli stand tradizionali di una fiera.

Accanto alle esposizioni, il Public Program ha proposto un calendario di incontri, musica, performance e attività per visitatori di età diverse. Con Ground Control, curato da Elisabetta Roncati, artisti, curatori e professionisti hanno discusso di arte contemporanea attraverso tavole rotonde e incontri che prevedevano anche domande raccolte dal pubblico.

La sperimentazione audiovisiva ha avuto spazio nel video live set inaugurale di Federica Patera e Andrea Sbra Perego, accompagnato dalle musiche di Piero Acuto, e nella ricerca sonora dell’artista marsigliese J.J. Zana.

La giornata conclusiva ha visto la partecipazione del coro femminile La Bottega Musicale, il laboratorio per bambini “Chi sale?” condotto da Elena Deambrogio e alcuni incontri dedicati all’intelligenza artificiale, con Federica Sutti, e all’editoria, con Alessandro Trapezio e Claudia Grande.

Un capitolo specifico è stato dedicato agli studenti delle accademie artistiche. Con Digital-Craft Journey, curato da Lorenzo Bruni, sono stati presentati progetti di videoarte selezionati tra le produzioni degli istituti di formazione superiore. Tra gli autori figuravano Matteo Bonino e Lorena Santamaria dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, insieme a studenti provenienti da Bologna, Perugia, Roma, Firenze, Catania, NABA e Università IUAV di Venezia.

Il programma di performance, coordinato da Lýdia Pribišová, ha coinvolto invece gli studenti dell’Accademia di Belle Arti e Design di Bratislava e di NABA – Nuova Accademia di Belle Arti. I progetti Temporary Stop, a cura di Maja Štefančíková, e The Body of Memory, curato da Jacopo Martinotti, hanno affrontato temi come memoria, condizionamenti sociali, identità di genere e diritti, utilizzando il corpo come principale mezzo espressivo.

I sei premi della XV edizione: tutti gli artisti vincitori

Uno dei momenti centrali di The Others Art Fair 2026 è stata l’assegnazione di sei premi nazionali e internazionali, cinque legati all’acquisizione di opere e uno a una residenza artistica. I riconoscimenti hanno coinvolto artisti rappresentati da gallerie italiane e straniere, con diversi premi attribuiti ex aequo.

Il Premio Fondazione Nadia Zenato è stato assegnato a Victor Zea, artista peruviano nato a Lima nel 1989, rappresentato da In Casa Contemporary di Moncalieri. Il lavoro premiato è la serie fotografica Amalgama, composta da cinque immagini realizzate durante una residenza nel Canton Ticino, in Svizzera. Per produrle, Zea ha utilizzato una macchina fotografica a foro stenopeico, con tempi di esposizione di trenta giorni. Una tecnica che permette di registrare il paesaggio attraverso una durata molto diversa da quella dello scatto fotografico tradizionale. La giuria, composta da Luca Panaro e Lorenzo Bruni, ha riconosciuto nella serie una riflessione sul legame tra territorio, memoria ancestrale, spiritualità e appartenenza.

La Fondazione Behnoode, organizzazione con sede a Parigi, ha premiato invece Heather Sundquist Hall, presentata dalla galleria Wonder di Roma, per l’opera Snoopy Sprint. Il lavoro raffigura un paesaggio attraversato dal vento nel quale compare un pallone aerostatico con le sembianze di Snoopy. L’accostamento tra l’ambiente naturale e il personaggio dei fumetti introduce un elemento inatteso, collegando il ricordo dell’infanzia alla possibilità di osservare il presente da una prospettiva diversa.

Assegnazione ex aequo per il Premio Collezione MU.RO 2026, attribuito a Francesca Mazzagatti, rappresentata da BoA Spazio Arte di Bologna, e a Giulia Mazzoli, della galleria veneziana Alice nello spazio latente. La ricerca di Mazzagatti affronta il tema dell’appartenenza a partire dalle proprie origini arbëreshë, attraverso memorie familiari, identità culturali e geografie in trasformazione. Mazzoli, con il progetto Broken Toys, concentra invece l’attenzione sui giocattoli e sul modo in cui contribuiscono alla costruzione di modelli sociali, ruoli e percezioni del corpo. Due lavori accomunati dall’interesse per i processi attraverso i quali si formano le identità individuali e collettive.

Tre gli artisti premiati ex aequo dal Premio Operæ – Bordoli Collection, assegnato dalla giuria composta da Emilio Bordoli, Marina Sapicheva e Gloria Amorena. Il primo riconoscimento è andato a Dana Falconberry, artista e musicista statunitense rappresentata da Wonder di Roma, per Ocotillo Dusk. Il dipinto restituisce i colori del paesaggio naturale, mentre un intervento di ricamo introduce una lavorazione più minuta sul soggetto vegetale in primo piano.

Premiato anche Francesco Impellizzeri, presentato da Jus Museum di Napoli, con l’opera Stai una favola. Il lavoro coinvolge direttamente lo spettatore, mettendo in discussione il rapporto abituale tra chi guarda e ciò che viene osservato.

Il terzo riconoscimento è stato assegnato ad Angelo Demitri Morandini, rappresentato da Manuel Zoia Gallery, per La Divina e La borsa che crolla. L’artista definisce il proprio linguaggio Action Melting – pittura di fusione, una ricerca che affronta le trasformazioni della comunicazione contemporanea attraverso la contaminazione di immagini, segni e riferimenti culturali. Le opere premiate entreranno nella Bordoli Collection.

Anche il Premio Fiducia e Positività di Spazio88 è stato attribuito ex aequo. I vincitori sono Vittorio Valiante, rappresentato da A.More Gallery di Milano, con Glitch 6, e Andreas Senoner, della Galleria Niccolò Bonechi di Pistoia, con Transitory Body. Nel lavoro di Valiante, la giuria ha apprezzato soprattutto la costruzione dell’immagine attraverso chiaroscuri, passaggi cromatici e profondità. La scultura di Senoner propone invece una figura avvolta da una struttura che ricorda un bozzolo, suggerendo una trasformazione ancora in corso. Entrambe le opere sono state selezionate per il modo in cui affrontano il cambiamento, la libertà e la possibilità di immaginare il futuro.

L’ultimo riconoscimento, il Premio Comitato PDA Amore e Colore, è andato all’artista ucraina Iryna Maksymova, rappresentata da Colombo’s Gallery di Milano. A differenza degli altri, il premio prevede una residenza d’artista di un mese a Torino. La giuria, formata da Barbara Zileri, Claudia Bruno, Alberto Antonucci, Paola Rampini e Valentina Sicoli, ha selezionato Maksymova per una ricerca che utilizza colore, forme e materiali diversi per affrontare il tema della condizione femminile e delle relazioni sociali. Tra le tecniche impiegate dall’artista figura anche l’arazzo, recuperato e reinterpretato attraverso un linguaggio contemporaneo.

Con l’assegnazione dei premi si conclude un’edizione che ha dato spazio tanto agli artisti già inseriti nel circuito delle gallerie quanto alle nuove generazioni ancora impegnate nella formazione. La presenza di realtà provenienti dall’estero e i riconoscimenti legati alle acquisizioni e alla residenza torinese hanno contribuito a mantenere una dimensione internazionale, pur con un rapporto molto stretto con la scena artistica locale.

La XV edizione di The Others Art Fair è stata realizzata con il sostegno della Regione Piemonte, il patrocinio della Città di Torino e della Circoscrizione 3, il supporto della Camera di commercio di Torino, della Fondazione Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT e del Gruppo IREN, oltre alla collaborazione di GTT.

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