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Nasce la rete I G0 Italian, tra imprenditoria e cucina italiana nel mondo

Parte da Beverly Hills e arriva in Sicilia, passando dall’Australia all’Europa, da Dubai a Singapore fino a Tokyo. È il percorso simbolico del movimento I G0 Italian, progetto promosso dalla Fondazione Made in Sicily ETS per valorizzare e sostenere il mondo della gastronomia italiana, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità.

Il 15 gennaio 2026, a Milano, sono state consegnate ufficialmente le targhe ai primi imprenditori entrati nella rete. Un momento che ha riunito nella città della Madonnina protagonisti dell’italianità gastronomica provenienti da tutta Europa e dalla Sicilia. Tra i premiati, il Cav. Vincenzo Andronaco, fondatore e titolare di Andronaco Grande Mercato di Amburgo; Fabio Cappellano, alla guida di Qualitalia ad Amsterdam; Peppe Cappellano, dell’Osteria Sala Federico di Rotterdam; Manuel Maslah, de La Piccola Cantina di Berlino; Santo Manetta, del Ristorante Al Sorriso di Bergamo; Rosolino e Floriana Palazzolo, fondatori de L’Orto di Rosolino a Terrasini; Salvatore Bilello, della Macelleria Bilello di Camporeale; Ignazio Sparacello, della Macelleria Sparacello di Palermo; e Antonio Cottone, per Kurtisìa Restaurant di Santa Venerina, alle pendici dell’Etna.

Assente all’ultimo momento per motivi di salute Celestino Drago, il primo in assoluto ad aver aderito al progetto. Una figura di riferimento della cucina italiana negli Stati Uniti, Drago ha fatto conoscere le ricette della tradizione ai protagonisti del cinema di Los Angeles ed è oggi alla guida di un gruppo che comprende Drago Centro e Il Pastaio a Beverly Hills.

La cerimonia si è svolta nella Sala Falck di Assolombarda, ed è stata guidata dai vertici della Fondazione, Giovanni Callea e Davide Morici. In platea anche Maurizio Ferraroni, presidente dell’Associazione Industriali di Cremona e titolare dell’omonimo gruppo industriale, che si è congratulato in particolare con il Cav. Andronaco per il ruolo svolto nel favorire l’accesso dei produttori italiani al mercato tedesco, sempre più attento alla qualità e alle tradizioni della cucina italiana.

Il progetto I G0 Italian, nato nel dicembre 2025, ha raccolto fin da subito un centinaio di adesioni, con nuove richieste che continuano ad arrivare ogni giorno, come quella recente da Parigi di Ignazio Messina, di Les Amis des Messina. Un interesse che, come emerso dalle testimonianze, risponde a un bisogno diffuso di riconoscimento per quelle attività che da anni raccontano e mantengono viva l’identità del Made in Italy all’estero. Un percorso sostenuto anche dai contatti internazionali di Callea e Morici, già attivi da tempo come operatori culturali oltre l’ambito food.

A differenza di un sistema di certificazione basato su criteri oggettivi o commerciali, I G0 Italian è nato per mettere in rete chi già opera nell’ambito della cucina italiana secondo i principi UNESCO – hanno spiegato Callea e Morici –. Non si impongono parametri rigidi, ma si identificano sensibilità, pratiche e narrazioni. Il riconoscimento UNESCO infatti non celebra un semplice complesso di ricette: considera un patrimonio culturale immateriale fatto di saperi, rituali, convivialità e tradizioni che uniscono le persone, il rapporto profondo con il cibo come elemento di comunità.
I G0 Italian si pone come piattaforma per custodire questi significati, mettendo le persone e le storie al centro. È un progetto che guarda al futuro con una rinnovata consapevolezza delle radici. L’ingresso nella rete non è automatico né aperto a tutti: si accede tramite presentazione o invito e con l’approvazione di un Comitato Direttivo, che garantisce la qualità delle adesioni e la coerenza con i principi condivisi. Si fonda quindi sulla disponibilità dei partecipanti a mettere in gioco la propria reputazione”.

Oggi la rete conta oltre cinquanta aderenti, con presenze in città simboliche come Chicago, Los Angeles, San Francisco, Boston, Seattle, Melbourne, Ibiza, Londra, Amsterdam, Rotterdam, Parigi, Amburgo, Berlino, Dubai e Tokyo. Più di mille persone coinvolte tra chef, ristoratori e produttori interconnessi. Una dimensione globale che racconta l’orgoglio di essere italiani di molte comunità all’estero e, allo stesso tempo, l’interesse ancora forte verso l’immaginario legato all’Italia. “C’è un’Italia immensa fuori dai confini nazionali – ha sottolineato Callea – che ha cambiato i luoghi e le abitudini dei territori in cui è presente e che i partecipanti alla rete I G0 Italian vogliono raccontare”.

Le testimonianze raccolte durante l’incontro restituiscono il senso concreto del progetto. Il Cav. Vincenzo Andronaco, che quarantatré anni fa ha fondato Andronaco Grande Mercato, ha ricordato il suo arrivo in Germania a diciotto anni e il percorso che ha portato alla creazione di una catena che oggi propone esclusivamente prodotti italiani di qualità: “Sono orgoglioso di essere italiano, in questi anni abbiamo esportato il nostro palato ed educato alla cucina e all’alimentazione nello stile italiano i tedeschi, che oggi sono sempre più competenti, cercano e vogliono la migliore qualità italiana. Diamo un’importante opportunità di vendita a tante realtà produttive italiane piccole e familiari, che altrimenti non avrebbero sbocchi. Finalmente questo valore ci viene riconosciuto”.

Fabio Cappellano, alla guida di Qualitalia, ha sottolineato il ruolo dei suoi locali nelle abitudini alimentari olandesi, mentre Peppe Cappellano, dell’Osteria Sala Federico di Rotterdam, ha raccontato con ironia il suo approccio educativo al gusto: “Da noi il cappuccino nel pomeriggio costa 8 euro, un modo simpatico per disincentivarne l’abitudine durante i pasti: vogliamo educare al gusto italiano!”.

A Berlino, Manuel Maslah ha costruito con La Piccola Cantina un luogo che riproduce l’accoglienza tipica italiana: “Offriamo ai nostri clienti l’abitudine di pranzare insieme, in un luogo che si prende cura di te. Per molti, siamo gente di famiglia”.

Santo Manetta, del Ristorante Al Sorriso di Bergamo, ha posto l’attenzione sull’importanza della formazione e sul trasferimento delle competenze alle nuove generazioni, per garantire continuità al lavoro di diffusione della cultura gastronomica italiana.

Dalla Sicilia arrivano storie che intrecciano agricoltura, innovazione e accoglienza. Rosolino e Floriana Palazzolo, con L’Orto di Rosolino a Terrasini, hanno creato una realtà dedicata alla coltivazione di frutta esotica e alla produzione di liquori come il Maracujello e il Rosso Caffè, affiancando alle attività agricole esperienze culturali legate al teatro, alla musica e alla tradizione siciliana. “La cosa più bella – raccontano – è quando gli emigrati di seconda generazione ci dicono di aver ritrovato da noi le emozioni vissute da bambini a casa dei nonni”.

Salvatore Bilello, con la sua Macelleria Bilello di Camporeale, ha espresso l’orgoglio di vedere i propri prodotti, tra cui una mortadella premiata a Modena, presenti nei ristoranti e nei punti vendita di tutto il mondo. Ignazio Sparacello, titolare della Macelleria Sparacello di Palermo, ha raccontato un modello basato sul controllo dell’intera filiera, dall’allevamento alla trasformazione, con una distribuzione che raggiunge tutta Italia attraverso l’e-commerce.

A chiudere il quadro, Antonio Cottone, per Kurtisìa Restaurant a Santa Venerina, ha illustrato una cucina centrata sul pesce e un progetto di espansione sul territorio nazionale.

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