HomeVino e BevandeLa Regola, la famiglia Nuti racconta Riparbella attraverso vino, territorio e arte

La Regola, la famiglia Nuti racconta Riparbella attraverso vino, territorio e arte

A Riparbella, nella valle del fiume Cecina, a pochi chilometri dal mare, La Regola racconta una storia che nasce alla fine dell’Ottocento e attraversa cinque generazioni della famiglia Nuti. Da un piccolo appezzamento destinato alla produzione familiare di olio e vino è cresciuta un’azienda vitivinicola che oggi lega agricoltura biologica, ricerca enologica, architettura e arte.

Il nome arriva direttamente dal luogo. Alla fine dell’Ottocento la famiglia Nuti acquistò un terreno in località La Regola, toponimo già presente nelle carte del Catasto di Firenze del Settecento. Il vino veniva prodotto nel “cillieri“, la piccola cantina sotto casa, e la prima produzione contava appena trenta damigiane destinate al consumo domestico.

Per tre generazioni il vino rimase parte della vita familiare. La svolta arrivò nel 1990, quando Luca Nuti, dopo la laurea in Agraria, decise di trasformare quella produzione in un’azienda strutturata. Furono impiantati nuovi vigneti, aumentò l’attenzione ai processi di filiera e cominciò la commercializzazione delle prime bottiglie. La prima produzione imbottigliata risale al 1997, mentre l’anno successivo uscì la prima annata del cru La Regola, destinato a diventare uno dei vini di riferimento dell’azienda.

Dal 2000 al progetto si è affiancato anche il fratello Flavio Nuti, avvocato, con un master in economia aziendale ed esperto sommelier. Se Luca ha seguito soprattutto vigneti e produzione, Flavio si è occupato della parte amministrativa, del marketing e dei rapporti commerciali, compresi quelli con l’estero. È anche da questa divisione di ruoli che è maturata un’idea di cantina non limitata alla sola vinificazione, ma aperta alla cultura, agli incontri e all’arte.

Oggi la storia continua con la quinta generazione della famiglia, rappresentata da Valentino, Nicolò e Vittoria Nuti. La dimensione aziendale è cambiata profondamente rispetto alle prime trenta damigiane, ma il legame con Riparbella e con la valle del Cecina è rimasto il punto di partenza.

La tenuta comprende 25 ettari di vigneto distribuiti tra la pianura, a circa 50 metri sul livello del mare, e le colline che arrivano a 200 metri. Il fiume Cecina attraversa l’area, mentre una fascia boschiva con una forte presenza di querce da sughero contribuisce a definire il microclima. I terreni sono prevalentemente composti da sabbie plioceniche ricche di fossili di conchiglie, con presenza di argilla e stratificazioni minerali contenenti ferro. I filari hanno esposizione sud-sud est.

L’azienda è interamente convertita all’agricoltura biologica. Il lavoro in vigna viene svolto manualmente, dalla raccolta alla selezione dei grappoli, mentre la vinificazione avviene a temperatura controllata con lieviti indigeni. Una scelta che riflette la filosofia della famiglia Nuti, fondata sull’idea che produrre vino significhi prima di tutto rispettare i tempi della natura e intervenire senza alterarne gli equilibri.

Nei vigneti convivono varietà storicamente presenti nella zona e vitigni internazionali. Accanto a Sangiovese, Vermentino Toscano, Malvasia e Colombana crescono Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Petit Verdot, Chardonnay, Sauvignon e Gros Manseng.

Cabernet Franc, Merlot e Sangiovese vengono vinificati anche in purezza e danno origine rispettivamente ai cru La Regola, Strido e Beloro. A questi si affiancano Vallino, Ligustro e Rosegola, mentre tra i bianchi figurano La Regola Bianco, Steccaia e Lauro. La produzione comprende inoltre il passito Sondrete, Metodo Classico nelle versioni Brut da 36 e 60 mesi, grappa e olio extravergine di oliva.

Dai vigneti nascono circa 100 mila bottiglie l’anno. La produzione raggiunge anche Stati Uniti, Canada, Giappone, Francia, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca e Polonia, delineando una presenza ormai consolidata oltre i confini italiani.

A definire l’identità di La Regola non è però soltanto il vino. La cantina progettata dall’architetto Sergio Scienza è stata realizzata secondo criteri di bioedilizia e sostenibilità energetica. L’edificio utilizza l’energia solare per climatizzazione e illuminazione, mentre le pendenze naturali del terreno sono state sfruttate per limitare il ricorso alle pompe nelle fasi di lavorazione. La vegetazione circostante contribuisce inoltre a proteggere la struttura dal vento.

Nel 2016 l’integrazione della cantina nel paesaggio ha ricevuto un premio speciale nell’ambito di un concorso internazionale promosso dalla Federazione Italiana Club e Centri UNESCO, con il patrocinio del Ministero dei Beni culturali.

Gli interni sono stati curati da Giorgio Balestri, che ha lavorato sugli spazi dedicati alla vendita, alle degustazioni, agli incontri e alle aree comuni. Ferro, cemento e illuminazione a Led definiscono ambienti essenziali, mentre la scelta cromatica esterna è stata studiata per ridurre l’impatto visivo della struttura, che si sviluppa su circa duemila metri quadrati.

È all’interno della cantina, però, che il progetto assume la sua forma più personale. La barricaia ospita un percorso artistico curato da Stefano Tonelli, artista che ha esposto anche alla Biennale di Venezia. Circa 46 metri di pittura ricoprono le pareti dello spazio destinato all’affinamento, con un’opera ispirata al “sogno del vino” e alla sua “gestazione“.

La presenza dell’arte non è decorativa, ma rientra in una visione più ampia costruita negli anni dai fratelli Nuti. “Un progetto che nasce per unire concettualmente gli elementi che hanno da sempre contraddistinto il nostro modo di intendere il vino: ‘Uomini, Territorio, Natura.’ A questi elementi non poteva che aggiungersene un altro, come ‘emerso dalla terra’ e che potenzia ed enfatizza l’aspetto spirituale degli altri: L’Arte.
È qui che entra in gioco l’Humanitas di Tonelli, amico e custode di questo eterno messaggio, che rievoca con la sua creazione il legame atavico fra la vite e l’uomo, tra il vino e la sua eterna rinascita, che lo accompagna e lo sostiene dandogli leggerezza ed euforia e motivo di gioia.

Il riferimento agli Etruschi rafforza il rapporto con la storia del territorio. Nei dintorni dell’azienda sono state rinvenute testimonianze di antichi insediamenti e anfore utilizzate per conservare il vino. La vicinanza con Volterra e la valle del Cecina restituisce così una profondità storica che precede di molti secoli l’attività della famiglia Nuti.

Tonelli ha tradotto questa memoria in immagini, costruendo nella barricaia una composizione fatta di figure, pianeti e costellazioni immaginarie. “La mia idea per la Barriccaia dei fratelli Nuti è ispirata al sogno del vino e alla sua gestazione. L’ho intuita ad occhi chiusi, trasformando il pensiero in vibrazione. Il grande pianeta che sorge nella parete centrale è quello della nostra Umanità, è quasi colmo di volti, immobili e ad occhi chiusi. Come l’autore, anch’essi muti e in silenzio a restituire la vibrazione creatrice. È il simbolo dell’uomo che si guarda dentro e che sente il suo infinito espandersi nel mistero, ed è nell’ora e nell’oltre: contemporaneamente. Nelle due grandi pareti una danza cosmica custodisce il pianeta e le barrique dormienti. Intorno alle sei figure danzanti, disegnate come costellazioni immaginarie, si muovono piccoli esseri laboriosi che navigano spazi senza confini e monadi a forma di pesci, come unità invisibili in perenne transito tra una vita e l’altra. È un omaggio, antico e contemporaneo, agli Etruschi che hanno abitato questi luoghi, questa valle, questa pace del paesaggio.

È nel passaggio dal vigneto alla barricaia che emerge con maggiore chiarezza il progetto di La Regola. La cantina vuole essere anche luogo di incontro e produzione culturale, quella che i fratelli Nuti hanno definito una “Ambasciata territoriale“.

Dalla piccola produzione domestica di fine Ottocento a un’azienda biologica presente sui mercati internazionali, La Regola ha cambiato dimensioni e linguaggi senza perdere il rapporto con il luogo da cui prende il nome. A Riparbella il vino resta il centro del progetto, ma intorno a ogni bottiglia continua a muoversi una storia fatta di famiglia, paesaggio e visione.

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