Torino dedica una sera alla vendemmia e ai territori del vino italiano: sabato 5 settembre 2026, dalle 18 a mezzanotte, i Giardini dei Musei Reali ospitano la quinta edizione di Vendemmia Reale, con oltre trenta realtà vitivinicole, più di 150 vini in degustazione, masterclass, incontri con i produttori, visite serali, performance e musica all’aperto.
L’appuntamento si svolge quest’anno all’interno di “Una Notte ai Musei Reali tra Giardini e Palazzo Reale – Open Air Party con Rachid (Ex-Otago)“, promosso e organizzato da Club Silencio, partner ufficiale della manifestazione. Una scelta che amplia il programma oltre il perimetro strettamente enologico, mettendo insieme il racconto del vino, il patrimonio museale e una proposta musicale rivolta anche alle generazioni più giovani.
La serata inizierà alle 18 e proseguirà fino alle 24, con ultimo ingresso previsto alle 23 e ultimo accesso alle visite alle 22.45. Tra i viali dei Giardini dei Musei Reali, vignaioli, aziende e consorzi provenienti da diverse regioni italiane incontreranno direttamente il pubblico, offrendo la possibilità di assaggiare etichette differenti per vitigni, territori, metodi di produzione e stili.
Sono oltre 150 i vini annunciati, espressione di denominazioni che vanno dalle Langhe al Roero, dal Monferrato al Lago di Garda, dall’Oltrepò Pavese all’Etna, passando per Abruzzo, Liguria, Veneto, Lombardia, Lazio e Campania. L’idea è quella di sottrarre la degustazione a un linguaggio eccessivamente tecnico senza rinunciare alla conoscenza, favorendo invece il confronto diretto con chi il vino lo produce.
Non soltanto assaggi, dunque. Uno degli elementi centrali della quinta edizione sarà il calendario delle masterclass gratuite, pensate per approfondire tecniche di produzione, affinamento, vitigni e caratteristiche delle diverse denominazioni. A curarle saranno ITS Agroalimentare Piemonte, FISAR Torino, Banca del Vino di Pollenzo, Consorzio Tutela Vini Colli Euganei, Consorzio Tutela Vino Bardolino DOC e Consorzio Tutela Valcalepio.
La partecipazione alle masterclass è gratuita e la registrazione potrà essere effettuata direttamente durante la serata presso l’Info Point del Giardino Ducale, fino all’esaurimento dei posti disponibili.
Il vino sarà anche il punto di partenza per attività meno convenzionali. Tra quelle previste c’è il live painting, che utilizzerà il vino come materia pittorica per la realizzazione di opere su tela, insieme allo yogawine, una sessione che associa esercizi di yoga e degustazione. L’attività, aperta anche a chi non ha esperienza con la disciplina, si terrà nei Giardini dalle 18.15 alle 19.45, organizzata su turni e con posti limitati.
Dalle 18.15 alle 19.15 sarà inoltre possibile seguire un percorso guidato tra le cantine insieme a Simona Smeriglio, sommelier, professionista del settore e creator digitale impegnata nella divulgazione enologica. Il tour attraverserà differenti produttori e denominazioni, alternando gli assaggi al racconto dei vini, delle zone di provenienza e delle rispettive caratteristiche. La partecipazione è gratuita, ma richiede la prenotazione online e l’acquisto del biglietto di ingresso alla manifestazione.
Dai Giardini alle Cucine Reali
A dare alla serata una dimensione che va oltre l’enogastronomia sarà l’apertura degli spazi dei Musei Reali di Torino. Il biglietto consentirà di visitare il Museo di Antichità, tra i nuclei storici delle collezioni torinesi, seguendo un percorso che dalla Galleria Archeologica conduce alla sezione dedicata all’archeologia della città, accanto ai resti del teatro romano.
Per la serata saranno accessibili anche gli ambienti sotterranei di Palazzo Reale, dove si trovano le Cucine Reali. La visita conduce negli spazi nei quali venivano preparati i banchetti di corte e permette di ricostruire aspetti meno conosciuti della vita del palazzo: dall’organizzazione del lavoro dei cuochi alle ricette, dalle preparazioni ai complessi cerimoniali legati alla tavola dei sovrani e dei loro ospiti.
L’accesso alle Cucine Reali prevede un supplemento di 5 euro, con acquisto direttamente sul posto e disponibilità limitata.
La relazione tra il vino e il patrimonio museale costituisce uno degli elementi distintivi dell’appuntamento torinese. Non si tratta semplicemente di utilizzare gli spazi storici come scenario per le degustazioni: il programma permette infatti di alternare l’incontro con produttori e sommelier alla visita delle collezioni archeologiche e degli ambienti di servizio della residenza sabauda.
Con il procedere della sera cambierà anche il ritmo dei Giardini. L’opening set sarà affidato a Intenso, mentre dalle 21.30 la musica passerà a Rachid, batterista degli Ex-Otago, protagonista del music set dell’Open-Air Party.
L’offerta comprenderà inoltre lounge bar, wine bar, cocktail, craft beer e una selezione di street food pensata per accompagnare la permanenza del pubblico fino a mezzanotte.
Il biglietto regular costa 25 euro e comprende l’ingresso alla manifestazione, tre degustazioni di vino, il calice con portabicchiere — da restituire — e la visita al Museo di Antichità. È prevista anche una formula da 15 euro che include l’ingresso e la visita al museo senza le tre degustazioni.
Chi arriverà dopo le 22.30 potrà scegliere la Late Entrance al costo di 10 euro. Un pacchetto aggiuntivo di tre degustazioni sarà acquistabile per altri 10 euro. Per i minori di 12 anni sono previste gratuità per l’ingresso e la visita al Museo di Antichità, mentre per i bambini sotto i 2 anni ingresso e visita sono gratuiti.
Vendemmia Reale è organizzata da Klug APS, con il sostegno della Camera di commercio di Torino e del Consiglio Regionale del Piemonte, in collaborazione con Club Silencio e Musei Reali di Torino. L’iniziativa rientra nel programma di Torino Wine Week e negli appuntamenti diffusi del Salone del Vino Torino 2026, con la partnership di Consorzio Tutela Vini Colli Euganei, Consorzio Tutela Vino Bardolino DOC e Consorzio Tutela Valcalepio.
Dalle Langhe all’Etna, le cantine protagoniste
Il quadro dei produttori, ancora in aggiornamento, offre uno spaccato piuttosto ampio della geografia vitivinicola italiana e permette di attraversare aree produttive molto diverse nell’arco della stessa serata.
Il Consorzio Tutela Vino Bardolino DOC, fondato nel 1969, rappresenta oltre sessanta cantine e tutela le denominazioni Bardolino DOC e Chiaretto di Bardolino DOC. La zona di produzione si sviluppa sulle colline moreniche del Lago di Garda, dove i terreni di origine glaciale e l’interazione tra brezze lacustri e influssi montani contribuiscono al profilo dei vini, generalmente caratterizzati da freschezza e componenti floreali.
Dal Veneto arriva anche il Consorzio Tutela Vini Colli Euganei, nato a Padova nel 1972 per tutelare e promuovere la produzione dell’area. La complessità geologica dei Colli Euganei, segnata dall’antica attività vulcanica e dalla presenza di sedimenti riconducibili a fondali marini, determina una notevole diversità di suoli e condizioni pedoclimatiche.
Il Consorzio Tutela Valcalepio porta invece a Torino la produzione delle colline bergamasche comprese tra i fiumi Adda e Oglio. Il sistema comprende Valcalepio DOC, Terre del Colleoni DOC e IGT Bergamasca, con vitigni come Merlot, Cabernet e Pinot, ai quali si aggiunge il Moscato di Scanzo. Il Consorzio riunisce più di ottanta soci e negli ultimi anni ha dedicato crescente attenzione ai temi ambientali e alla gestione sostenibile dei vigneti.
Tra le realtà abruzzesi figura Cantina Tollo, fondata nel 1960 in provincia di Chieti. La cooperativa ha accompagnato una fase importante della trasformazione agricola e vitivinicola del territorio e oggi figura tra le realtà consolidate del settore italiano.
Sempre nell’area di Tollo opera Feudo Antico, progetto avviato nel 2008 e strettamente legato al percorso che ha condotto, nel 2019, al riconoscimento della Tullum DOCG, una delle denominazioni italiane dalle dimensioni più contenute. La sede della cantina si trova nei pressi dei resti di un’antica villa di epoca romana, ulteriore testimonianza della lunga presenza della coltivazione e dell’insediamento umano in quest’area.
Dal Lazio, e precisamente dai Castelli Romani, arriva Società Agricola Tenuta Le Quinte, azienda familiare giunta alla quarta generazione. Il lavoro si concentra sulla produzione vinicola regionale, con attenzione alla gestione dei vigneti e all’evoluzione delle tecniche di cantina.
Sul Lago di Garda opera Cà Maiol, azienda di Desenzano del Garda attiva dal 1967 e strettamente legata allo sviluppo della denominazione Lugana DOC. Il Lugana rappresenta il riferimento principale della produzione aziendale e uno dei vini che negli ultimi decenni hanno contribuito ad ampliare la conoscenza enologica dell’area meridionale del Benaco.
Il Barbaresco DOCG sarà rappresentato, tra gli altri, da Cascina Alberta, azienda di Treiso che concentra il proprio lavoro sui vitigni delle Langhe con particolare attenzione alla gestione ambientale e al rapporto tra vigneto e territorio.
Dal Roero arriva Cà Rossa, con sede a Canale. La storia aziendale prende avvio nel 1967, quando Alfonso Ferrio acquistò una cascina in mattoni dal caratteristico colore rosso, dalla quale sarebbe poi derivato il nome della cantina. Il territorio circostante, storicamente noto anche per la frutticoltura, è diventato nel tempo una delle aree di riferimento della viticoltura piemontese.
Nell’Astigiano, alle porte del Monferrato, si trova Poggio Le Coste, proprietà di circa 120 ettari oggi appartenente alla famiglia Zonin. La tenuta conserva testimonianze storiche che risalgono al Medioevo e a successive presenze nobiliari, inserite in un paesaggio agricolo nel quale la vite ha mantenuto un ruolo centrale.
Da Zenevredo, nell’Oltrepò Pavese, arriva Oltrenero, realtà che ha posto al centro della propria produzione il Metodo Classico. Il territorio conserva una lunga storia viticola, legata anche all’attività medievale degli ordini monastici che contribuirono al recupero agricolo di diverse aree collinari.
L’Azienda Agricola Michele Brezzo, con sede a Santo Stefano Roero, è invece una cantina familiare attiva da generazioni nella produzione dei vini del territorio. Barbera, Nebbiolo, Arneis e Birbet sono alcune delle tipologie che compongono il suo repertorio.
La Valpolicella Classica sarà rappresentata da Gerardo Cesari, azienda nata nel 1936. La cantina ha mantenuto il legame con la viticoltura locale affiancandolo, nel corso degli anni, alla ricerca su tecnologie, pratiche di vinificazione e differenti modalità di affinamento.
A Neive, nella zona del Barbaresco DOCG, ha sede l’azienda vitivinicola di Pier Paolo Grasso. Il progetto nasce nel 2000 dalla trasformazione dell’attività agricola di famiglia, precedentemente orientata soprattutto alla produzione di uva e altri frutti, in una realtà dedicata direttamente alla vinificazione.
Nel Monferrato sarà presente La Maranzana – Cantina Sostenibile, fondata alla fine degli anni Cinquanta. L’azienda produce vini DOC e DOCG da vitigni piemontesi, con un lavoro che tiene insieme la storia produttiva della zona, l’evoluzione delle pratiche di cantina e una crescente attenzione alla sostenibilità.
Dalla Sicilia arrivano invece i vini di Vini Calì – Controcorrente Etna Wines. La famiglia lavora da tre generazioni sulle pendici dell’Etna, occupandosi direttamente dei vigneti e di produzioni artigianali legate alle caratteristiche dei suoli vulcanici e alle condizioni climatiche del comprensorio etneo.
Di nuovo in Piemonte, Poderi Moretti nasce a Monteu Roero dall’incontro delle famiglie Moretti e Occhetti, documentate come viticoltori fin dal Seicento. La produzione comprende le principali denominazioni del Roero e delle Langhe, tra cui Roero Arneis DOCG e Roero DOCG.
Più recente la storia di Minerdi, progetto fondato dai fratelli Umberto e Simone, che dal 2020 producono vini tra Langhe e Monferrato. La ricerca stilistica punta su freschezza, finezza ed equilibrio, lavorando sul rapporto tra caratteristiche varietali e interpretazione del produttore.
A Castelnuovo Don Bosco, in provincia di Asti, opera dal 1983 Cascina Gilli, nata dall’iniziativa di Gianni Vergnano. La zona è legata a vitigni autoctoni meno presenti nel racconto enologico più generalista, dal Freisa all’Albugnano fino alla Malvasia di Schierano.
A Serralunga d’Alba ha sede Flavio Baudana, azienda fondata nel 2006 come sviluppo di una storia familiare legata a vigneti e noccioleti. La produzione si concentra sui principali vini delle Langhe, con particolare attenzione alle caratteristiche varietali e alle differenze tra parcelle e terreni.
Dall’Irpinia arriva Agricola Bellaria, con vigneti sulle colline di Paternopoli. Qui l’Aglianico è il riferimento centrale per produzioni che comprendono Taurasi e Aglianico, in un’area caratterizzata da altitudine, forti escursioni termiche e una lunga storia viticola.
A Nizza Monferrato, sulla sommità della collina di San Nicolao, si trova Cascina Giovinale, azienda di sette ettari guidata da Bruno Ciocca. Il lavoro si concentra sulla produzione di vini strutturati e sulla conservazione della cultura agricola di un territorio compreso nei paesaggi vitivinicoli piemontesi riconosciuti dall’UNESCO.
Sempre nelle Langhe, in località Fontanafredda di Serralunga d’Alba, opera La Biòca, piccola azienda con cantina e agriturismo. Sugli otto ettari di proprietà vengono coltivati vitigni come Dolcetto, Barbera, Nebbiolo e Rossese Bianco.
Sulle alture di Alba, a Madonna di Como, ha sede l’Azienda Agricola Pietro Rinaldi, la cui storia produttiva risale al 1920. Da oltre quattro generazioni la famiglia lavora sui vitigni maggiormente legati alle Langhe, seguendo un percorso costruito nel tempo sulla continuità aziendale e sulla conoscenza dei vigneti.
Un’altra esperienza piemontese, ma geograficamente molto diversa, è quella di Cascina Melognis, nata nel 2009 a Revello, ai piedi del Monviso. L’azienda coltiva cinque ettari in regime biologico e lavora in condizioni segnate dal clima alpino e da suoli alluvionali. Barbera e Chatus, vitigno storico dell’area, sono affiancati dal Pinot Nero; le diverse fasi produttive vengono seguite direttamente in azienda con lavorazioni di carattere artigianale.
Dalla Liguria arriverà infine Fontanacota, realtà attiva da oltre vent’anni nella produzione di vini del Ponente. Pigato, Vermentino, Rossese e Ormeasco sono al centro di un lavoro influenzato dalla vicinanza del mare, dal microclima e dalla conformazione di un territorio nel quale la viticoltura richiede spesso una gestione particolarmente attenta delle superfici e delle pendenze.
L’elenco delle cantine è ancora in aggiornamento e nuovi produttori potranno aggiungersi prima del 5 settembre.
Con la quinta edizione, Vendemmia Reale conferma così la scelta di portare la cultura del vino fuori dai consueti spazi professionali e fieristici. Per sei ore, nel centro storico di Torino, il pubblico potrà passare dal banco di un vignaiolo alle collezioni archeologiche, dalle antiche cucine di corte a una masterclass, fino alla musica serale nei Giardini: linguaggi diversi riuniti attorno a uno dei momenti decisivi dell’anno vitivinicolo.




