Il divario organizzativo con le cantine dei nostri cugini francesi, che qualche decennio fa sembrava incolmabile, negli ultimi anni appare meno evidente. Il merito è senz’altro dell’avvento dei social media, della tecnologia e della dedizione dei vignaioli italiani, che hanno lavorato sodo non solo per migliorare il prodotto vino, ma anche per rendere più appetibile e vendibile l’offerta delle proprie produzioni. Scrivere dei piccoli produttori è senz’altro meno prestigioso rispetto alle grandi cantine, coccolate dagli appassionati e premiate dalle guide. Senza togliere nulla a coloro che hanno il merito incontrastato di spingere il mercato enologico nel mondo, il mio interesse è sempre rivolto alle aziende minori. Si tratta di persone che fanno fatica ogni anno, che a volte devono svolgere due lavori e che traggono forza e ispirazione dalle proprie radici. Il rispetto che nutro nei loro confronti deriva dalla nostra comune attitudine piemontese alla tenacia, al silenzio e al lavoro.

Alcuni articoli pubblicati nelle settimane scorse riportavano di una evidente flessione delle visite con degustazione a pagamento nelle cantine italiane. Probabilmente, le nuove generazioni sono meno interessate e i costi della vita sempre più alti non aiutano. Di conseguenza, le cantine stanno cercando di cambiare strategia per attirare l’attenzione sui propri prodotti. Creano momenti di aggregazione: cene, eventi culturali, incontri con scrittori, concerti, dj set, ecc. La cantina si trasforma così in un evento, dove è possibile incontrare persone nuove, bere, mangiare, ballare, divertirsi e scoprire i vini della cantina.
Giancarlo Alciati, insieme al figlio Andrea e a tutta la loro bella famiglia, è un esempio di quanto fin qui descritto. La loro azienda, attiva da oltre cento anni ad Agliano Terme, in provincia di Asti, è più viva che mai. La loro è una storia di generazioni avvicendatesi nel tempo, con un solo scopo: migliorare ogni anno che passa.

Il 19 luglio di quest’anno, benedetto — speriamo — da un’annata fantastica, abbiamo partecipato con amici all’annuale cena in vigna organizzata dalla loro azienda. Questa apertura agli amici, ai clienti abituali e agli amici degli amici, come nel nostro caso, ha portato più di 120 persone all’evento. L’organizzazione è stata splendidamente “casalinga“, con tutta la famiglia impegnata: cugini, amici e qualche ragazza/o assoldato per dare una mano. I vini della cantina sono stati messi in primo piano con una presentazione degna di nota.
Il tutto è iniziato con un aperitivo in vigna, dove si poteva ammirare un incantevole crepuscolo, respirando l’aria estiva tra i filari e osservando e toccando con mano lei… l’uva. Qui venivano serviti tutti i vini dell’azienda. Quando il sole ha iniziato a nascondersi dietro le colline, ci siamo spostati alla tavola, seduti sotto la tensostruttura montata per l’occasione nel cortile dell’azienda. La cena è stata servita con prodotti del territorio a km 0, in stile tradizionale piemontese.


Le serate estive all’aperto, con vista sulle campagne circostanti e accompagnate da un tasso alcolico importante, non tardano a esplodere di vita. La musica diventa il detonatore naturale. Personalmente, essendo sostanzialmente un osservatore, la musica mi è sempre piaciuta ascoltarla e suonarla, ma di certo non ballarla. Avete presente il bradipo appeso al suo ramo preferito? Ecco, questo rende l’idea. Ma c’era un uomo che girava tra i tavoli, ballando, incitando la folla, asciugandosi la fronte con un fazzoletto di stoffa che rimetteva convulsamente in tasca; l’alcol aveva completamente tolto i suoi freni inibitori. Indossava una maglietta nera con scritto “Datemi un motosega e conquisterò il mondo“. Dai baccanali degli antichi romani al Martini Dry di Churchill, da “Gli ubriachi” di Velázquez ai quadri di Hopper, dai “collassi” dell’alter ego di Bukowski, Henry Chinaski, alla memorabile sbornia del capitano Willard in “Apocalypse Now“, il vino è arte, letteratura. L’alcol trasforma e trasfigura le persone, rendendole assolutamente libere di sfogare tutte le repressioni sopite.
Ecco, la provincia astigiana sa godersi la vita. La “joie de vivre” atterra e incombe come una regina incontrastata, trasformandosi subito in una baldoria quasi commovente, chiassosa e intemperante.
Scusate, mi sono lasciato prendere la mano, ma a questo evento mi sono molto, molto divertito. Mi raccomando, non abusate dell’alcol, non mettetevi alla guida alterati e, se non lo desiderate, non mettete incinta la vostra ragazza. Così abbiamo anche sistemato il politicamente corretto!
Torniamo all’ azienda agricola. La scelta artistica, a partire dai nomi evocativi dati ai vini, il lavoro svolto in cantina e l’attenzione ai dettagli hanno generato ottimi prodotti, dimostrando che con dedizione i risultati arrivano. La cantina concentra tutto in pochi vini, senza futili e inutili dispersioni di energie.


La Testarda: Questa Barbera D’Asti DOCG è realizzata al 100% con uve Barbera. Presenta un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei. Al palato, si distingue per la sua persistenza e per i sentori di frutti rossi, arricchiti da note di liquirizia. Il giusto equilibrio di acidità caratterizza questo vino, rendendolo un perfetto abbinamento per piatti di carne e formaggi stagionati.
La Fanatica: Una Barbera Superiore D’Asti DOCG, sempre al 100% da uve Barbera, che si presenta con un colore rosso rubino profondo. I sentori di ciliegia matura, liquirizia ed eucalipto si intrecciano in un bouquet affascinante. Il passaggio di 6 mesi in barrique ammorbidisce i tannini, regalando una bocca rotonda e avvolgente, con frutta matura di ciliegie e una persistente aromaticità che invita a un altro sorso. Questo vino si sposa bene con piatti ricchi e saporiti.
L’Ambizioso, uno Chardonnay Piemonte Doc, 100% uve chardonnay, fermentazione in vasche d’acciaio, il colore classico: giallo paglierino con tenui riflessi verdognoli, Vino delicato, con note fruttate di mela, banana, ananas con sentori floreali di fiori bianchi di pesco, fresco e piacevolmente estivo
Il Sanzen: Un Brut Metodo Classico ottenuto da uve Chardonnay e Pinot Nero vinificate in bianco, con 24 mesi di affinamento sui lieviti. Questo vino è corposo e complesso, con note di crosta di pane e frutta matura. La sua struttura equilibrata, armonica e vellutata lo rende perfetto per festeggiare non solo occasioni speciali, ma sempre.
Il Fons Rose: Un Brut Metodo Classico Rosé, realizzato da uve rosse vinificate in rosato, con 24 mesi di affinamento sui lieviti. Questo vino si presenta fruttato e vinoso, con una sapidità al palato che lo rende effervescente.
Il metodo classico, sia bianco che rosé, ormai si beve a tutto pasto, e gli stereotipi sono saltati: le bollicine imperversano sulle tavole. A dirlo è una ricerca presentata dall’Osservatorio del Vino UIV durante il SIMEI (Salone Internazionale Macchine per Enologia ed Imbottigliamento), di quest’anno a Milano. Si tratta di un sorpasso storico e impensabile fino a poco tempo fa, considerando che i vini fermi e frizzanti hanno sempre costituito l’ossatura del vigneto Italia, con circa il 4/5 della produzione.
Oggi, invece, le ricerche di mercato ci dicono che i consumatori di spumanti rappresentano il 63,4%, mentre quelli di vino fermo il 61%. In particolare è lo Charmat secco a guidare la crescita (68%; per la metà Prosecco), seguito da Metodo Classico (17%), Charmat dolce (9%) e Champagne (6%).
I prezzi della cantina Alciati sono assolutamente onesti e coerenti con il prodotto.
Alla fine della serata, abbiamo caricato qualche cassa di vino in auto, Andrea ci ha salutati così: “Spero veramente che vi siate divertiti. Noi siamo così: semplici“.
Ecco il segreto. In un’epoca in cui i social media plasmano le nostre percezioni e interazioni, ci troviamo di fronte a generazioni che corrono verso un’illusoria esclusività apparente. Questi spazi virtuali, popolati da immagini patinate e successi ostentati, creano un’illusione di realizzazione e prestigio che, seppur seducente, è intrinsecamente effimera, mentre ci affanniamo a costruire una vita che sembri perfetta agli occhi degli altri, rischiamo di perdere di vista ciò che conta davvero: la connessione genuina con noi stessi e con gli altri.
La vera rivoluzione e sempre controcorrente. La semplicità. Qualità di persone vere, di cose che si possono toccare e che ti sporcano le mani. Sguardi e parola. Pacche sulle spalle e contatto umano. Queste sono cose che non andranno disperse come lacrime nella pioggia, ma ci possono persino dare l’illusoria percezione della felicità.
Se dovessimo abbinare una canzone a questa cantina non potrebbe essere che questa.
“L’estate sta finendo e un anno se ne va
Sto diventando grande lo sai che non mi va
Una fotografia è tutto quel che ho
Ma stanne pur sicura io non ti scorderò“
Alla salute ed “a la prochaine“. Johnson e Michael non siete mancati nella playlist.
AZIENDA AGRICOLA ALCIATI GIANCARLO
Regione Goretta, 15 – 14041 Agliano Terme (Asti)
+39 340 562 35 28
+39 334 619 08 44
info@aziendaagricolaalciati.it
Orari
Dal lunedì al venerdì: 10:00 – 12:30 / 14:30 – 17:30
Sabato: 11:00 – 17:00
Domenica: 10:00 – 13:00





