HomeLibriTra archeologia e viticoltura, il libro "La passione degli Etruschi per il...

Tra archeologia e viticoltura, il libro “La passione degli Etruschi per il vino” di Carolina Megale

Quando il mondo del vino incontra l’archeologia e le scienze applicate alla vite, nasce un racconto capace di dialogare anche con l’enologia contemporanea. È arrivato in libreria per Effigi Edizioni (2025) La passione degli Etruschi per il vino. Archeologia del vino lungo la costa livornese e oltre, volume firmato dall’archeologa Carolina Megale, che ricostruisce la relazione profonda tra le comunità antiche e la viticoltura lungo la costa tirrenica e nei territori interni.

Il libro prende origine dalla mostra Nel segno di Fufluns e si sviluppa come un percorso di studio che attraversa reperti, dati scientifici e contesti territoriali, dalla costa livornese alla Val di Cornia, fino alla Maremma grossetana e al Lazio settentrionale. Al centro non c’è solo la storia del vino, ma la ricostruzione di un sistema culturale che ha accompagnato per secoli la vita quotidiana delle popolazioni etrusche.

Nell’introduzione, Andrea Zifferero, dell’Università di Siena, propone una chiave di lettura che supera le ricostruzioni settoriali. Archeologia, archeobotanica, analisi chimiche dei residui conservati in dolia e anfore, botanica e biologia molecolare vengono messe in relazione per definire tempi, modalità e aree della domesticazione della vite, dalla Vitis vinifera sylvestris alle varietà coltivate. Una domanda attraversa l’intero lavoro: possono sopravvivere, ancora oggi, frammenti viventi di un paesaggio agrario antico?

Le prime pagine conducono il lettore all’interno di due progetti di ricerca avviati a partire dal 2004: VINUM (2004–2006) e ArcheoVino (dal 2006 a oggi). Attraverso la mappatura delle viti selvatiche in prossimità di siti etruschi e romani e l’analisi del DNA, le ricerche hanno permesso di costruire un database genomico riferibile ai territori politici di Populonia e Cerveteri, con un’attenzione particolare alla Valle dell’Albegna. I risultati indicano che alcune “lambruscaie” non possono essere considerate semplici piante spontanee, ma residui di antichi vigneti, databili grazie al confronto tra dati biomolecolari e contesti archeologici.

Il volume affronta anche il tema della circolazione varietale nel Mediterraneo antico. Vitigni come Ansonica, Sangiovese e Ciliegiolo sarebbero arrivati nella Valle dell’Albegna tra l’VIII e il VII secolo a.C. attraverso reti di navigatori greci e fenici, che insieme al vino trasportavano materiale vegetale selezionato. La ricerca, in questo caso, si traduce anche in sperimentazione: i cloni di piante antiche individuati in Maremma sono oggi coltivati nel vigneto sperimentale etrusco-romano di Ghiaccio Forte, a Scansano, impiantato secondo la tecnica dell’alberata o arbustum, con viti maritate ad aceri campestri.

Il libro si sviluppa come un racconto ampio che ripercorre il ruolo del vino nella storia dell’umanità a partire dalla Preistoria, mostrando come gli Etruschi abbiano legato alla viticoltura e al consumo del vino numerosi aspetti della loro organizzazione sociale. Il percorso si conclude con un invito al viaggio tra musei e parchi archeologici lungo la costa livornese e oltre, per leggere il paesaggio vitivinicolo attraverso nuove chiavi di interpretazione e costruire narrazioni capaci di unire storia, territori e vitigni.

«Questo libro, nato dalla mostra – spiega Carolina Megalenasce come contributo non solo alla storia, ma alla grande tradizione legata al mondo del vino nella nostra penisola. Un percorso millenario che ha accompagnato il percorso della vite fino ai giorni nostri. Il vino è un patrimonio culturale italiano e questo libro è un tributo scientifico alla nostra storia perché è molto più di un prodotto agricolo: è un indicatore profondo della cultura, delle credenze, dell’economia e delle strutture sociali che hanno plasmato gli antichi popoli del Mediterraneo.
Gli Etruschi, in particolare, legarono al vino molti aspetti sociali e della vita quotidiana
».

La passione degli Etruschi per il vino si inserisce così in un dibattito attuale, riportando l’attenzione sulla bevanda di Fufluns, il Bacco latino, e sul ruolo che il vino ha avuto e continua ad avere nella storia culturale italiana, in un momento in cui riaffermarne le radici profonde diventa centrale.

Carolina Megale, nata nel 1975, è archeologa classica e direttrice scientifica del Museo Civico Archeologico “Palazzo Bombardieri” di Rosignano Marittimo. Coordina le attività del Sistema dei Musei e Parchi partecipativi della Toscana e i progetti di ricerca e coinvolgimento della comunità nel Parco di Archeologia Condivisa di Poggio del Molino a Populonia. È autrice di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative e ha curato, tra gli altri, Fare l’archeologo. Per passione e per mestiere. Con Stefano Monti ha scritto il Manuale di management per l’archeologia. Processi e procedure per l’archeologia nella società contemporanea (McGrawHill).

Oleificio Zucchi, 215 anni celebrati dal francobollo della serie “Le Eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy”

Pochi centimetri di carta per racchiudere oltre due secoli di storia. È questo il valore del francobollo emesso per i 215 anni di Oleificio...

Musica, danza e acrobazie: Antica Distilleria Quaglia accompagna la rassegna firmata blucinQue

Antica Distilleria Quaglia ha accompagnato la rassegna "Puccini Dance Circus Opera – Per coro di corpi e strumenti", spettacolo firmato blucinQue con regia e...

Esperienza tra vigneti e degustazioni: Valtidone Wine Fest settembre 2023

Cinque sensi, quattro date, un denominatore comune: il Valtidone Wine Fest, un evento che torna a settembre per esaltare il vino e la splendida...

Villa Crespi: quinto miglior Ristorante Fine Dining al Mondo secondo Tripadvisor

L'algoritmo di Tripadvisor ha dimostrato di avere un ottimo palato, classificando Villa Crespi di Antonino Cannavacciuolo al quinto posto nella classifica mondiale dei migliori...

Ultimi Articoli