Dal 9 all’11 febbraio 2026 Parigi è tornata al centro della scena internazionale del vino e dei distillati con la decima edizione di Wine Paris & Vinexpo Paris. Più che una semplice fiera, l’appuntamento organizzato da Vinexposium si è rivelato un osservatorio privilegiato su un settore in piena trasformazione.
I numeri confermano la portata dell’evento: 63.541 visitatori professionali, di cui il 51% provenienti dall’estero, con una crescita del 20,75% rispetto al 2025, e 6.537 espositori da 63 Paesi. Il Paris Expo Porte de Versailles ha ospitato una piattaforma sempre più internazionale, capace di mettere a confronto grandi gruppi, denominazioni storiche e realtà emergenti.
Per la prima volta la manifestazione si è articolata in un formato “triple show“: Wine Paris per il comparto vino, Be Spirits per i distillati premium e il debutto di Be No, dedicato alle bollicine e ai vini analcolici e low-alcohol, segmento in espansione.
Se la Francia ha giocato in casa con Bordeaux, Borgogna, Valle della Loira e Rodano, l’edizione 2026 ha visto una forte affermazione dei padiglioni internazionali, a conferma della centralità di Parigi come snodo commerciale tra Vecchio e Nuovo Mondo.
Il Nuovo Mondo in primo piano
I Paesi del Nuovo Mondo hanno investito in modo deciso, con collettive ampie e strutturate, puntando a rafforzare la distribuzione in Europa.
Gli Stati Uniti sono stati tra i protagonisti, con uno spazio espositivo ampliato del 42% rispetto all’anno precedente. California, Oregon e Washington hanno presentato una selezione centrata sui Pinot Noir della Sonoma Coast e sui Cabernet Sauvignon della Napa Valley, consolidando il posizionamento nei segmenti premium e nel marketing.
Argentina e Cile hanno ribadito la propria presenza con aree dedicate. L’Argentina ha valorizzato i Malbec e i Torrontes d’altitudine e il lavoro sul Pinot Noir in Patagonia; il Cile ha messo in evidenza Carmenère e Sauvignon Blanc provenienti da zone costiere e andine, puntando su freschezza e identità territoriale.
La Nuova Zelanda ha scelto Wine Paris come principale appuntamento europeo del 2026. Il padiglione è stato frequentato da buyer attratti dai Sauvignon Blanc di Marlborough e dai Pinot Noir della Central Otago.
Il Sudafrica ha utilizzato la fiera per consolidare i rapporti con il mercato europeo, presentando Chenin Blanc e Pinotage accanto a un forte impegno sul fronte della sostenibilità, sintetizzato nel marchio “Integrity & Sustainability“.
Spazio anche allo Sparkling English: la stampa internazionale ha rilevato una presenza più strutturata degli spumanti inglesi, sostenuti dalla protezione geografica (PDO) e favoriti dai cambiamenti climatici, sempre più considerati alternativa credibile ai classici francesi.
L’Europa e la forza delle identità
Il continente europeo ha risposto puntando sulla riconoscibilità dei vitigni e delle denominazioni.
Spagna e Portogallo hanno aumentato rispettivamente del 55% e del 36% gli spazi espositivi. La Spagna ha mostrato la varietà dei propri territori, dalla Rioja alle Rías Baixas, fino alle produzioni innovative di Galizia e Catalogna, confermandosi tra i Paesi più rappresentati dopo Francia e Italia.
La Germania ha registrato una partecipazione solida, con una forte presenza del VDP, l’associazione dei produttori di vertice. Aziende storiche come S. A. Prüm, nella Mosella, hanno presentato in anteprima l’annata 2025, affiancando ai Riesling una rinnovata attenzione per gli Spätburgunder.
La Grecia ha puntato sui vitigni autoctoni: Assyrtiko di Santorini, Xinomavro della Macedonia e Moscati hanno attirato l’interesse della critica internazionale.
L’Austria ha concentrato l’attenzione sui Grüner Veltliner della Wachau e del Kamptal, affiancati da Blaufränkisch sempre più definiti nello stile.
L’Italia, presenza trasversale
Un intero padiglione, il 5.1-5.2, è stato dedicato all’Italia, che si conferma secondo fornitore di vino in Francia con una quota di mercato salita dal 24,9% al 25,3%.
La partecipazione è stata ampia e diffusa. Dalla Toscana, il Consorzio del Brunello di Montalcino ha riunito 103 aziende tra stand e wine bar consortile, presentando l’annata 2021 del Brunello e la Riserva 2020. La Sicilia ha incrementato la presenza, passando da 25 a 41 cantine in collettiva. Dalla Valpolicella alla provincia di Arezzo-Siena, ogni territorio ha proposto la propria identità produttiva.
Nuove frontiere del vino globale
Tra gli elementi più rilevanti dell’edizione 2026, l’apertura verso mercati emergenti.
La Cina ha partecipato per la prima volta con una presenza organizzata, portando produttori di Ningxia, Yunnan e Shandong. Buyer e stampa hanno rilevato un salto qualitativo nei rossi, capaci di coniugare struttura ed eleganza, e nei bianchi di maggiore definizione aromatica.
L’India si posiziona come terzo mercato mondiale per valore del consumo di alcol, con una stima di 55 miliardi di dollari e circa 700 milioni di consumatori in età legale, segnando un potenziale di crescita rilevante.
Il Libano ha presentato le etichette della Valle della Beqa’, espressione di una tradizione antica che continua a evolversi nonostante le difficoltà geopolitiche.
L’Irlanda ha partecipato soprattutto con Be Spirits, forte del whiskey, ma ha iniziato a far parlare di sé anche per una produzione vinicola nascente e per una nuova generazione di birre artigianali e sidri.
La Francia e il peso istituzionale
La Francia ha occupato uno spazio centrale, coprendo l’intera filiera: dalle Maison de Champagne come Bruno Paillard e Leclerc Briant ai produttori della Valle della Loira, fino alle collettive dei grandi cru di Borgogna e del Rodano. La presenza del Presidente della Repubblica Emmanuel Macron all’inaugurazione ha sottolineato il valore economico e politico della manifestazione, in una fase delicata per le trattative commerciali internazionali.
Oltre il vino
Be Spirits ha riunito 370 espositori da 39 Paesi, confermandosi piattaforma globale per distillati e mixology. Be No, con 64 espositori da 13 Paesi e oltre 250 etichette, ha evidenziato come il segmento low-no sia ormai strutturato.
L’Academy ha proposto 239 sessioni, con la partecipazione di 1.894 giornalisti da 49 Paesi, affrontando temi come sostenibilità — anche negli allestimenti realizzati con materiali di recupero — e nuovi equilibri geopolitici del commercio del vino.
Wine Paris 2026 ha offerto un quadro chiaro: nonostante tensioni economiche e politiche, il settore mantiene una forte capacità di attrazione e di relazione. Il prossimo appuntamento è fissato dal 15 al 17 febbraio 2027.


















