Si è chiusa martedì 24 febbraio 2026 la quinta edizione della Slow Wine Fair, l’appuntamento internazionale dedicato al vino”buono, pulito e giusto“, organizzato da BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food. Per tre giorni i padiglioni 15 e 20 del quartiere fieristico bolognese hanno accolto produttori, buyer, appassionati e opinion leader, confermando la manifestazione come luogo di scambio commerciale e confronto sul futuro del settore vitivinicolo.
Il tema scelto per il 2026,”Il vino giusto“, ha esteso l’attenzione dalla sostenibilità ambientale alla dimensione sociale della filiera: condizioni di lavoro, inclusione, ricambio generazionale e ruolo delle comunità rurali sono stati al centro di incontri e dibattiti.
I numeri raccontano la crescita dell’evento. Oltre 1.100 le cantine espositrici, selezionate da Slow Food, provenienti da tutte le regioni italiane e da 27 Paesi. Circa il 60% dei produttori presenti è certificato biologico, biodinamico o in conversione, dato che conferma l’orientamento verso pratiche agricole sostenibili.
Ampia anche l’offerta in degustazione, con più di 7.000 etichette disponibili. Forte la presenza internazionale: accanto a Paesi europei come Francia, Germania, Grecia e Georgia, hanno partecipato realtà viticole meno conosciute come Messico, Bulgaria, Ucraina, Giappone e Argentina. Sul fronte business, la fiera ha favorito centinaia di incontri professionali tra le cantine e 350 buyer esteri selezionati grazie alla collaborazione con l’Agenzia ICE.
Masterclass e approfondimenti
Il programma delle degustazioni guidate ha proposto 14 masterclass dedicate a territori e vitigni. Tra i focus, il Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, l’Alta Langa Docg, i bianchi vulcanici del Lazio, i nebbioli della Valtellina e il Cerasuolo d’Abruzzo, fino ad approfondimenti su varietà internazionali come il Pinot Nero.
Un filo conduttore è stato il rapporto tra vino e tempo, indagato sia attraverso le tecniche produttive sia grazie a una delle novità di questa edizione: l’area”Banca del Vino – Annate Storiche“. Curata dalla Banca del Vino di Pollenzo, ha permesso di mettere a confronto annate recenti e bottiglie d’archivio, offrendo un percorso didattico sull’evoluzione nel calice.
I Presìdi e il legame con il cibo
Coerente con la visione di Slow Food, la fiera ha ribadito il rapporto tra vino e gastronomia. Negli spazi di Casa Slow Food si sono susseguiti incontri dedicati ai Presìdi, progetti che sostengono produzioni tradizionali a rischio di scomparsa e che raccontano biodiversità e territori.
Durante la manifestazione sono stati presentati due nuovi Presìdi del vino, la Cotta di Roccamontepiano e il Recioto della Valpolicella. Accanto a questi, spazio a salumi artigianali e formaggi di alpeggio, in un percorso dedicato al patrimonio agroalimentare.
Oltre il vino: amari, mixology e sake
L’edizione 2026 ha ampliato lo sguardo anche al mondo degli spirits e dei fermentati. In collaborazione con ANADI (Associazione Nazionale Amaro d’Italia) è stata organizzata la”Fiera dell’Amaro d’Italia“, dedicata agli amari artigianali e al loro impiego nella miscelazione contemporanea.
La mixology ha trovato spazio nel Mixology Lab, con 22 degustazioni e laboratori guidati da bartender professionisti, impegnati a sperimentare nuove ricette. Confermata anche la presenza degli Slow Sake dal Giappone, che hanno consentito di approfondire una cultura del fermentato sempre più apprezzata anche in Europa.
Con numeri in crescita, un’offerta ampia e un dibattito che intreccia economia, ambiente e società, la Slow Wine Fair consolida il proprio ruolo nel panorama fieristico internazionale, indicando una direzione precisa per il comparto: un vino capace di coniugare qualità, responsabilità e attenzione alle persone lungo tutta la filiera.
























