A Uliveto Terme, frazione del comune di Vicopisano, in provincia di Pisa, ci sono indirizzi nei quali tornare ha quasi lo stesso valore della scoperta. Trattoria Da Cinotto è uno di questi: una cucina familiare, piatti che portano con sé nomi e ricordi di casa e un’accoglienza capace di accorciare immediatamente le distanze.
Eravamo già stati qui l’anno scorso e, appena arrivati, Filippo si è ricordato di noi. Durante la serata ci siamo fermati più volte a parlare, ritrovando quel rapporto semplice e diretto che ci aveva colpito già alla prima visita. È anche da dettagli come questo che si comprende l’identità di una trattoria: non soltanto da ciò che arriva nel piatto, ma dal modo in cui una famiglia riesce a raccontarsi attraverso la sala e la cucina.
E da Cinotto la famiglia entra letteralmente nel menu. Lo fa nei nomi delle ricette, nei ragù, nei dolci e in quei piatti che sembrano custodire una memoria privata prima ancora di diventare proposta gastronomica.
La cena è iniziata con le pappardelle al ragù bianco di coniglio e le tagliatelle al ragù di nonno Renzo, due primi che seguono una cucina concreta, riconoscibile, senza costruzioni superflue. A seguire, il coniglio porchettato al forno e le polpette di “mi pá” in umido, piatto che già nel nome lascia intuire quanto il ricettario domestico sia parte integrante dell’identità del locale.
Per chiudere, la tartelletta alla crema fatta dalla nonna: un dessert che continua lo stesso racconto, riportando la tavola a una dimensione familiare anche nell’ultima portata.
Nel bicchiere, Il Ghizzano 2021 di Tenuta di Ghizzano, Costa Toscana IGT, rosso a prevalenza Sangiovese con una piccola percentuale di Merlot. La stessa tenuta lo definisce il proprio vino da “osteria”: fresco, immediato e pensato soprattutto per stare a tavola. Una definizione che qui trova un senso preciso, perché accompagna una cucina costruita su ragù, cotture lente e sapori netti.
Il ritorno a Da Cinotto è servito anche a ricordarci perché alcuni ristoranti meritano una seconda visita. Non per verificare se siano rimasti uguali, ma per capire cosa si ritrova e cosa, invece, cambia. In questo caso abbiamo ritrovato l’accoglienza di Filippo, la cucina di famiglia e quella naturalezza che rende una cena piacevole senza bisogno di sovrastrutture.
Poi ci sono state nuove chiacchiere, nuovi piatti e un vino diverso nel bicchiere. Abbastanza per trasformare un ritorno in un’altra storia da raccontare.










