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Moscato d’Asti Docg, resa a 85 quintali: la filiera trova l’intesa sulla prossima vendemmia

Nel Piemonte del Moscato d’Asti Docg la prossima vendemmia si prepara sotto il segno della prudenza e della programmazione: il Consiglio di amministrazione del Consorzio di Tutela dell’Asti Docg e Moscato d’Asti Docg ha stabilito di proporre per il 2026 una resa massima rivendicabile di 85 quintali di uva per ettaro, in linea con lo scorso anno, con ulteriori 15 quintali di supero.

La decisione, che sarà sottoposta all’assemblea dei consorziati il 30 giugno, arriva al termine di un confronto interno alla filiera e dopo il Tavolo Moscato convocato in Regione Piemonte con il Consorzio e i sindaci dei 51 Comuni della denominazione. L’obiettivo è tenere insieme due esigenze: garantire un equilibrio tra produzione e domanda, evitando pressioni eccessive sulle giacenze, e tutelare il valore di una denominazione centrale per l’economia vitivinicola piemontese.

La scelta degli 85 quintali per ettaro rappresenta un punto di mediazione tra le diverse componenti del comparto. Da un lato il mondo agricolo, attento alla sostenibilità economica delle aziende e alla remunerazione delle uve; dall’altro l’industria, chiamata a misurarsi con mercati internazionali complessi, consumi non sempre lineari e tensioni geopolitiche che continuano a pesare sugli scambi.

Soddisfazione è stata espressa dall’assessore al Commercio, Agricoltura e cibo, Turismo, Sport e Parchi della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni, che legge l’intesa come un segnale di responsabilità da parte dell’intero sistema. «È il risultato di buon senso che auspicavamo, frutto dell’accordo raggiunto fra la componente agricola e quella industriale che ho caldeggiato al Tavolo del Moscato convocato giovedì scorso al Grattacielo della Regione con il Consorzio e i sindaci dei 51 Comuni del Moscato. Ottimo anche l’impegno a monitorare la situazione nei prossimi mesi. I miei complimenti al presidente del Consorzio Stefano Ricagno e al direttore Giacomo Pondini per aver definito un accordo praticabile. La riduzione di resa a 85 quintali per ettaro per la vendemmia 2026 è un punto di caduta ragionevole, indicato nei giorni scorsi anche dall’associazione dei Comuni, dalla componente agricola delle tre associazioni datoriali Cia, Coldiretti, Confagricoltura e dalle associazioni sindacali, che ringrazio per il riconoscimento al ruolo svolto dalla Regione nella gestione delle problematiche di questo importantissimo vitigno. Raggiungere un equilibrio sostenibile fra produzione e gestione previsionale delle giacenze dà ancora più spinta alle azioni di promozione che la Regione continuerà a sostenere con forza, a partire dal ruolo dell’Asti Docg Vino dell’Anno 2026 e dalla diffusione del nuovo cocktail “Asti Vibes” già a Fancy Food di New York nei prossimi giorni».

La programmazione non si fermerà alla vendemmia. Il Consorzio si è impegnato a fornire nei primi mesi del 2027 un’indicazione chiara alla filiera, sulla base dell’analisi dei dati di mercato al 31 dicembre 2026. Se le vendite resteranno in linea con gli attuali livelli, pari a circa 85 milioni di bottiglie annue, la resa potrà essere confermata a 85 quintali per ettaro. Un eventuale miglioramento dei mercati internazionali potrebbe aprire scenari più favorevoli. Al contrario, se il numero delle fascette consegnate dovesse scendere rispetto agli attuali volumi di riferimento, la programmazione produttiva potrebbe orientarsi verso una resa non superiore a 80 quintali per ettaro, con l’obiettivo di proteggere il valore della denominazione nel medio e lungo periodo.

I primi segnali del 2026 indicano un mercato da seguire con attenzione. Nei primi cinque mesi dell’anno il saldo dei contrassegni di Stato per il prodotto imbottigliato si è attestato a 31,5 milioni di pezzi, il 4% in meno rispetto ai 32,8 milioni registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Una flessione contenuta, ma sufficiente a confermare la necessità di una gestione prudente dell’offerta.

Per Stefano Ricagno, presidente del Consorzio di Tutela dell’Asti Docg e Moscato d’Asti Docg, il punto raggiunto consente di tenere insieme le diverse sensibilità della filiera senza rinunciare a una visione di prospettiva. «Anche a conferma del peso che la Docg Moscato ha su un ampio territorio del Piemonte, riteniamo come Cda di aver trovato un buon punto di condivisione fra le diverse parti all’interno della filiera, per mantenere quella sostenibilità economica dell’intero comparto che ha sempre contraddistinto il mondo dell’Asti. Auspichiamo di poter contare sull’impegno che ogni azienda continuerà ad avere verso questo prodotto e sui mercati, e che questo possa portare già nel prossimo futuro a concreti risultati positivi».

La partita, dunque, non riguarda soltanto la quantità di uva rivendicabile, ma la capacità del sistema Asti Docg e Moscato d’Asti Docg di leggere in anticipo l’andamento dei mercati e di adattare le scelte produttive. In questo quadro assume peso anche il ruolo delle case spumantiere, chiamate a sostenere la denominazione e la remunerazione della materia prima, in una fase in cui il comparto cerca stabilità e valore.

Accanto alla gestione delle rese, resta centrale il tema della promozione. La Regione Piemonte ha confermato l’intenzione di sostenere le iniziative dedicate alla denominazione, a partire dal ruolo dell’Asti Docg come Vino dell’Anno 2026 e dalla diffusione del nuovo cocktail Asti Vibes, previsto anche al Fancy Food di New York. Una strategia che punta a rafforzare il posizionamento internazionale della denominazione, in particolare in un momento in cui la capacità di comunicare identità, versatilità e qualità diventa decisiva quanto la gestione produttiva.

Il passaggio del 30 giugno sarà quindi il prossimo banco di prova. L’assemblea dei consorziati dovrà discutere la proposta approvata dal Cda e dare forma definitiva a una scelta che, nelle intenzioni del Consorzio, vuole garantire stabilità, programmazione e tutela del valore per una delle denominazioni più riconoscibili del Piemonte.

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